01-DIETROSPETTIVE: IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE, OVVERO L’ARTE DELLO SCHIVARE I PROIETTILI COPRENDOSI IL VOLTO

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Nel capolavoro dei fratelli Wachowski Matrix, film del 1999, il protagonista Neo (Keanu Reeves), l’eletto e unica speranza di salvezza dell’umanità, impiega più di ¾ della pellicola per auto-convincersi della sua potenza e schivare i proiettili dei nemici. I suoi compagni di missione Morpheus e Trinity (gente che spacca i culi!), dopo allenamenti vari e programmi caricati nel cervello con una naturalezza disarmante, non sono in grado di farlo. Immagino non gli faccia piacere sapere che esiste un modo più semplice per riuscire nell’impresa; lo dimostra Paul Kersey, il freddo e manico (appellativo usato dal villain del quarto film che ho trovato molto calzante) architetto protagonista della serie di cinque film dedicati a Il Giustiziere della Notte. Infatti nonostante si sia trovato, nelle pellicole a lui dedicate, molte volte sotto il fuoco di un gran numero di nemici che con mitra, uzi, fucili, pistole di piccolo e grosso calibro, bazooka gli sparavano addosso, non ha mai riportato la minima ferita (tranne nel primo film che però è bello). Il modo di scamparla è sempre lo stesso: sguardo da mucca che guarda passare il treno, braccia che si alzano e incrociano coprendo il volto ma lasciando inesorabilmente scoperto il resto del corpo che diventa un bersaglio facile anche per un bambino cieco che si diverte con le fionde, corsa blanda e lenta verso una direzione, tuffo finale a corpo morto nel cemento ma atterraggio perfetto (roba che neanche Vanessa Ferrari!). Risultato: vita salva, nessuna ferita e adrenalina alle stelle (che puntualmente si tramuta in carica omicida). Se aggiungiamo che Paul Kersey è interpretato dal sessantenne Charles Bronson ( nel quinto episodio ha addirittura 74 anni) allora l’urlo al miracolo è doveroso.

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Bronson felice durante la festa dei suoi 18 anni.

Con la sua immensa velocità, degna dei migliori velocisti al mondo, la sua infallibile mira da cecchino nato (è un architetto e lo ha sempre fatto) Paul si diletta nell’uccidere i balordi che, puntualmente, fanno del male alla donna che ama. Tipico esempio di sequel realizzati per motivi economici, la saga del giustiziere della notte rovina tutto ciò che di bello e poetico vi è nel primo capitolo, la contrapposizione tra la giustizia ordinaria e quella privata, il vendicatore che si tramuta in vigilantes, la morte del prossimo che compensa il vuoto interiore. Tutto ciò viene banalizzato fino all’infinito con trame poco sviluppate, personaggi per niente approfonditi, scontri a fuoco degni di Primavera di granito. Resta l’ottima forma atletica di Charles Bronson, i suoi scatti felini, il suo sguardo da tigre e la super mossa con cui spaventa i nemici, le pallottole, la morte stessa. Vediamo se Bruce Willis, che dovrebbe interpretare l’architetto nel remake, saprà fare lo stesso.

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Sid, famoso centometrista e allenatore di Paul Kersey durante il liceo. 

Matteo Chessa

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