02-DIETROSPETTIVE:STAND BY ME,IL CAMMINO VERSO LA MORTE PER TROVARE LA VITA

Stand by me 1 (1)

Una scena in particolare, verso la fine della pellicola, palesa perfettamente il senso di Stand By Me, film del 1986 diretto da Rob Reiner (Misery non deve morire) e tratto dal racconto di Stephen King The Body, contenuto nella raccolta Stagioni Diverse. Asso (un giovane e convincente Kiefer Sutherland), capo della banda dei Cobra, viene tenuto sotto tiro da Gordie (Wil Wheaton); i due si scambiano un’occhiata lunga e decisa finché il primo, spaventato, indietreggia e si allontana. La scena ha più risalto se paragonata a quella precedete in cui il giovane leader della banda, gareggiando contro uno dei suoi in auto, intraprende la stessa sfida di sguardi con un autista a cui sta andando sopra contromano e che farà uscire fuoristrada senza temere nemmeno per un momento la morte. Ma se qui Asso ci viene presentato come uno che non ha paura di morire, cosa vede negli occhi decisi di Gordie che lo fa scappare? Se non è la morte, cosa? Semplicemente la ritrovata voglia di vivere del ragazzo, la totale mancanza di paure dovuta ad una nuova speranza. Ed è di questo che in fin dei conti parla il film, di paure e problemi che sembrano insormontabili ma che vengono superati se affrontati in gruppo.

La trama è famosissima: quattro giovani amici, Gordie, Chris (River Phoenix), Vern (Jerry O’Connell) e Terry (Corey Feldman), intraprendono un viaggio di due giorni, seguendo le rotaie di una ferrovia, per vedere il cadavere di un ragazzo investito dal treno. Ognuno ha un peso che si porta dietro e lo fa soffrire: la morte dell’amatissimo fratello il primo, un furto scolastico il secondo, difficoltà di farsi accettare perché grasso e insicuro il terzo, un padre eroe di guerra rinchiuso in manicomio per molestie ai suoi danni il quarto. Man mano che avanzano verso la meta impareranno ad affrontare i propri fardelli e si prepareranno ad iniziare una nuova vita, magari non più assieme, ma legati per sempre dal ricordo del viaggio.

Acclamato da tutti come emblema dell’amicizia e della lealtà, affrontato dai critici come un film che parla di ricordi che, da dolorosi (la figura del fratello, il padre manesco, il furto), si purificano e fanno crescere, Stand By Me tratta in primis di un cammino verso la morte per ritrovare la vita, un viaggio omerico verso gli inferi delle paure che culmina con la vista del cadavere e la risalita verso la luce di una nuova vita. Tra giochi fanciulleschi, scherzi e screzi, pianti e risate, ognuno dei quattro amici cambia e si evolve. Recitato da attori non ancora conosciuti, lancia nel cinema il bravissimo River Phoenix, sicuramente una spanna sopra gli altri e troppo prematuramente scomparso (Leonardo Di Caprio ringrazia), ma dà volto anche ad altri interpreti che saranno poi protagonisti della Hollywood futura, dal già citato Sutherland a John Cusack, presente nei flash back nel ruolo del fratello morto di Gordie. Unico attore conosciuto è Richard Dreyfuss che interpreta quest’ultimo da grande.  Il titolo iniziale doveva essere uguale a quello del racconto di King ma venne cambiato per poter utilizzare come colonna sonora la canzone omonima di Ben E.King. La scena della corsa sul ponte è ormai entrata nella memoria comune. 

 

Matteo Chessa

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