03-DIETROSPETTIVE: LE AVVENTURE DI HAJJI BABA, LA RIVINCITA DELLA RETE 4 POMERIDIANA

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Domenica pomeriggio. Le partite di Serie A sono appena finite, sei sazio di calcio e non hai voglia di sentire Beppe Dossena e Franco Lauro che ripetono le solite frasi sul fuorigioco inesistente e il rigore netto, prendi il telecomando e clicchi il tasto 4, guardi l’immancabile film delle 17. Se sei fortunato trovi il capolavoro difficilmente reperibile (una volta io ho visto Destino Cieco, stupenda pellicola di Kieslowski da cui hanno poi tratto/plagiato Sliding Doors), se sei superfortunato ti godi la commedia romantico-avventurosa americana degli anni 50 e passi un pomeriggio spensierato, tra risate e colpi di scena. A questo secondo filone appartiene Le avventure di Hajji Baba, film del 1954 di Don Weis che narra delle gesta eroiche del barbiere che dà il titolo alla pellicola (interpretato dal giovanissimo John Derek), che tra inside e pericoli conquista la bella principessa Fawzia (Elaine Stewart) e la salva dalle grinfie del malefico Nur-El-Din (Paul Picerni).

Appartenente alla categoria avventure nel deserto, è uno dei tanti film che prende spunto da Le Mille e una notte per trattare argomenti socio-culturali dell’America del periodo. Evidente è qui ad esempio il tema della rivincita dei ceti più bassi, con la nobiltà interiore che ha più valore di tutte le ricchezze della terra; Hajji con coraggio, spavalderia e forza riesce a fronteggiare e sconfiggere tutti i nemici che affronta non perché loro sono un manipolo di imbecilli patentati che, nonostante sappiano cavalcare e combattere meglio di lui (che, ricordiamolo, è un BARBIERE (!), nemmeno tanto bravo visto che sa fare solo i capelli a zero), si fanno fregare come dei polli dai suoi trucchetti elementari, ma perché la forza del suo animo puro gli conferisce la potenza necessaria per vincere tutte le sfide (indimenticabile il doppio salto mortale alla Yuri Chechi con cui scende da un cavallo in corsa e, facendo jumping su una durissima pietra del deserto, monta sul suo destriero).

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Le temibili armi di Hajji Baba

È forte inoltre la tematica, ancora sospesa nel ’54, dell’inferiorità del sesso femminile, qui invece dipinto come più combattivo e coraggioso di quello maschile; esempio ne sono le turcomanne, fortissimo esercito di donne del deserto, o la principessa Fawzia, capace con il suo carattere di fronteggiare Hajji. Le donne in questo film non sono inferiori, sono allo stesso livello dell’uomo, peccato che però poi il regista ci mostri un Hajji conquistatore capace di portarsi a letto (o tappeto nel caso della guerriera amazzone) tutte le femmine del film, trattandole come giocattoli da usare e poi buttare; o ancora rappresenti lo sdegno e l’orrore negli occhi delle persone alla scoperta che Fawzia, perfettamente travestita da uomo ed irriconoscibile (indossa un turbante che copre i capelli, un po’ come Clark Kent e gli occhiali), in realtà è una donna. Non le fa sembrare inferiori, nooooo…

In fin dei conti però  Le avventure di Hajji Baba è una storia d’amore che emoziona, diverte e tiene incollati alla poltrona, che propone scene incredibilmente geniali (una su tutte, i nemici rapati a zero, logicamente, e inviati all’antagonista come sfida) e una canzone che, mannaggia a lei, ti rimane in testa per tutta la durata del festival di Venezia. Ah già, dimenticavo, ecco perché rivincita di Rete 4, il film è stato inserito nella sezione Venezia Classici all’ultima Mostra del Cinema e ha fatto impazzire tutti i membri della giuria. Giustamente, aggiungo io.

 

Matteo Chessa

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