03 FILM BRUTTI- SOLE A CATINELLE: IL SUCCESSO DEL BANALE

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Al loro terzo film in cinque anni la coppia Nunziante-Zalone regala al pubblico una delle pellicole più brutte della stagione. Dopo il divertente e sorprendente Cado dalle nubi (2009) e il gioiellino Che bella giornata (2011) la coppia manca clamorosamente la riconferma con Sole a catinelle, uscito nelle sale il 31 Ottobre, una banale commedia familiare in cui l’insolito Checco regala al figlio Nicolò (Robert Dancs, lui si convincente) una vacanza “da sogno” come premio per la sua pagella perfetta (Tutti dieci, che poi doveva essere il titolo originale del film). Sono tante le cose che non convincono: innanzitutto un montaggio veloce e confusionario che sfocia in una totale discrasia tra immagini e audio e, alla meno peggio, in scene che paiono più sketch comici da spot pubblicitario che da cinema; poi il ruolo ritagliato a Checco Zalone, che in precedenza ho definito insolito dato che passa dal personaggio sciocco e simpatico che quasi non si accorge del mondo circostante e vive la sua vita con semplicità al pater familias con doveri coniugali e una crisi da fronteggiare, che affronta un mondo triste con allegria e “ottimismo” cercando di non perdere il sorriso; buone le intenzioni, pessimo il risultato con battute tristi e scontate che il sorriso te lo fanno perdere. La cosa peggiore però si vede alla fine, e mi riferisco alla BRUTTISSIMA scena dell’eutana-zia, chiaramente un blooper buttato in mezzo al minestrone di porcherie con la speranza di non essere notato, che conferma invece la scadenza di un film che sfrutta temi forti (l’eutanasia, l’omosessualità, la crisi) per far ridere e riflettere senza riuscire in nessuno dei due intenti.

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Checco in una scena che non fa ridere

Unica cosa da salvare è l’interpretazione degli attori: Checco è sempre convincente e ha fiducia in quello che fa, le due donne (Miriam Dalmazio e Aurore Erguy) recitano senza infamia né lodi, il piccolo Dancs sorprende, bravissimo sia nelle battute che nelle espressioni facciali. Resta un dubbio, sempre il solito: come può un filmaccio del genere essere al terzo posto (mentre scrivo, probabile che nei prossimi giorni riesca a superare Titanic al secondo) nella classifica dei film che hanno incassato di più in Italia???? Non basta il successo dei precedenti lavori per spiegare il fenomeno. Posso solo dare un consiglio a chi non è ancora corso al cinema a vederlo: il biglietto ora costa 8,70 euro, risparmiateli per una bella vacanza con vostro figlio quest’estate. Chi non ha figli vada invece a vedere La mafia uccide solo d’estate di Pif, sono quelle le commedie italiane da glorificare e premiare.

Matteo Chessa

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