04 DIETROSPETTIVE- VISITOR Q: IL RIAVVICINAMENTO FAMILIARE VISTO DA TAKASHI MIIKE

Visitor Q

La famiglia Yamazaki è completamente allo sbando: il padre Kiyoshi è un giornalista sprovveduto che ha un rapporto sessuale con la figlia Miki, prostituta; la madre Keiko vende il suo corpo per soldi che spende per l’eroina, unica via di fuga dal terrore per i continui pestaggi da parte del figlio minore Takuya, vittima di bullismo da parte dei compagni di scuola. L’andamento anormale viene scosso dall’arrivo di un visitatore innominato, che silenziosamente ristabilisce la situazione.

La vera genialità di questo film del 2001, molto diverso da quelli che hanno dato fama al regista giapponese Takashi Miike (The Call), non sta nel sintetizzare con la storia di una famiglia la situazione del Giappone del periodo, con vittime e carnefici che convivono assieme (nella stessa casa col rapporto madre-figlio, nello stesso corpo con la figura di Takuya) e giovani sempre più influenzati negativamente dalla vecchie generazioni;  non è da ricercare nemmeno nel bellissimo collage di immagini provenienti da media differenti (fotocamera della figlia, videocamera amatoriale del padre giornalista, immagini televisive del tg, riprese cinematografiche classiche) che fanno perdere la bussola allo spettatore che non sa più, col procedere della pellicola, se ci sia un regista dietro alle cose che vede oppure siano fatti reali ripresi (la fiction e il documentario collimano). Il vero colpo di genio di Miike sta nel prendere la classica storia di Mary Poppins, che commuove grandi e piccini, e rileggerla in chiave moderna, con violenze, incesti, stupri, necrofilia, droga. Tutto si riduce a questo: la storia di una famiglia in difficoltà che ha bisogno di un intervento esterno per rimettersi in carreggiata, un semplice dramma familiare a lieto fine.

Il "Visitatore", moderno Mary Poppins, si ripara dal latte

Il “Visitatore”, moderno Mary Poppins, si ripara dal latte

Cambia la filosofia di base dell’aiutante esterno: se per la dolce Mary, tutto magicabula e pillole che vanno giù, la chiave per il successo è l’olio di gomito e il sorriso, al Visitor Q basta strizzare fortemente l’ingente seno della signora Keiko, dal quale sgorgherà un fiume di latte (sarebbe contento il Jim Carrey di Io, me e Irene) per ripristinare il giusto equilibrio della famiglia, con la donna che riacquista il suo statuto di moglie e madre che gestisce la situazione (vedi scena finale); se la supertata interpretata da Julie Andrews usa il suo portentoso ombrello per volare, il visitatore di Miike lo utilizza per proteggersi dal latte di Keiko; o ancora se Mary sancisce il rapporto con il padrone di casa con una stretta di mano, ecco che il Visitor Q preferisce sbattere violentemente una pietra nella testa del distratto Kiyoshi (logicamente due volte). Il tutto non scema nell’umorismo grottesco e fine a se stesso, anzi il film regge fino all’ultimo senza annoiare o cadere nella violenza inutile (vero Kim Ki Duk?). Un bel film, per stomaci forti, da recuperare e vedere. Se non altro per sentire la frase migliore, di cui riporto una parafrasi: “Anche i corpi morti si bagnano. Ah no, è merda”.

Matteo Chessa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...