1932. GRAND HOTEL, IL PRIMO VERO ALL-STAR MOVIE

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Presentato alla prima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Grand Hotel è un film del 1932 diretto da Edmund Goulding. Tratto dal romanzo di Vicki Baum  Menschen im Hotel (People at a Hotel), la pellicola è ambientata a Berlino durante il periodo della Repubblica di Weimar: all’interno del fittizio Gran Hotel s’intrecciano le storie dei personaggi più svariati. Quel volpone di Irvin Thalberg (si, quello dell’Oscar alla Memoria…), uno dei più grandi produttori esecutivi di tutti i tempi, ebbe la geniale intuizione di sfruttare l’impronta corale del film per  mettere su un cast pieno zeppo di stelle del cinema scelte accuratamente per ogni ruolo: dall’autoritaria Greta Garbo (che a 27 anni pensava di essere troppo vecchia per il ruolo di ballerina!) al barone dongiovanni John Barrymore, dall’ammiccante  segretaria Joan Crowford al burbero industriale Wallace Beery.

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Svengo…

Per quanto siano valide le altre interpretazioni, la Divina finisce inevitabilmente per magnetizzare l’attenzione di chi guarda grazie a quegli straordinari primi piani che lasciano lo spettatore incapace di intendere e di volere. Oltre ad aver unito assieme questi grandi attori, Grand Hotel ha oltretutto il merito di sapere intrecciare sapientemente la superficiale componente comica con la più profonda tematica drammatica che, fortemente influenzata dalle atrocità della Prima Guerra Mondiale, si nutre inevitabilmente di avidità incontrollabile, nichilistico cinismo e fisiologici tradimenti ma anche soprattutto di disorientamento sociale ed esistenziale. Caso raro di un’opera che vince solo per il Miglior Film (ancora più incredibile se si pensa agli attori). Vivido esempio di connubio perfetto tra blockbuster e cinema d’autore.

CURIOSITA’: Per evitare tensioni tra le dive protagoniste, i personaggi di Greta Garbo e di Joan Crawford non compaiono mai assieme in una stessa scena durante il film. In realtà Greta Garbo incontrando la Crawford, che per lei nutriva una totale ammirazione, si disse dispiaciuta di non condividere nemmeno una scena con lei. Fu, a detta di Joan Crawford, una delle esperienze più emozionanti della sua vita.

 

Francesco Pierucci

04 FILM BRUTTI- FROZEN: CHE FINE HA FATTO LA CARA VECCHIA DISNEY?

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Nel corso della mia lunga gavetta da spettatore, posso affermare di non aver mai visto un cartone animato più noioso e inutile di Frozen-Il regno di ghiaccio (i 30 minuti di pubblicità che mi sono dovuto sorbire sono niente a confronto…). Il problema principale della pellicola è che ci sono troppe canzoni: a chi sostiene con voce querula che e’ normale che ci siano perché è un musical e i film Disney sono da sempre strutturati così, rispondo che è un’emerita cazzata! Se nei grandi classici infatti le splendide musiche vengono utilizzate per esaltare i momenti più toccanti (come dimenticare il favoloso enguegnamaenguenababara i de Il Re Leone?), in questo caso servono solo per coprire gli enormi buchi di trama grandi quanto le narici di Cirano. I pessimi sceneggiatori (probabilmente ex eroinomani, ora cocainomani) s’ incasinano sin da subito col triangolo amoroso più insignificante dai tempi di Pocahontas 2 (povero John Smith!) e non hanno la più pallida idea di come risolvere il pasticcio.

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Il fidanzato perfetto, vittima di sceneggiatura…

Nel frattempo, come se non bastasse si dimenticano per circa metà film pure di creare un cattivo e allora, grazie alle “stupefacenti” proprietà del nuovo alcaloide bianco (guarda caso la neve è protagonista assoluta del film), s’inventano la genialata del secolo per poter prendere due piccioni con una fava: il cattivo deve essere un membro del ménage à trois! Peccato che riflettendoci un secondo, è una minchiata colossale: il cattivo in questo caso è l’unico che non può esserlo! Questo povero cristiano infatti è affascinante, gentile,elegante, palesemente innamorato; si prende senza problemi un intero regno in difficoltà sulle sue possenti spalle, inizia a distribuire coperte alla plebaglia che manco a Lampedusa e soprattutto salva la regina da morte certa (che a posteriori è sicuramente un gesto molto sensato!?!)

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Il re demente che ho dovuto screenshottare dallo streaming perché non si trova su Internet …

Per concludere, più di ogni cosa mi piacerebbe per un momento rivolgermi a quel mentecatto del re per provare a ragionare insieme sulle sue discutibili scelte. Allora, tu hai una figlia (Serena Autieri spero che tu muoia di freddo!!) con poteri magici che ha rischiato di uccidere la sorella.Niente paura! Non si sa bene come, ma hai fortunatamente la possibilità che il capotroll (Granpapà?!?!) la liberi da questo fardello per permetterle di vivere una vita normale e tu che fai? Ti rifiuti sostenendo che da grande riuscirà a controllare la magia anche se e’ palesemente evidente che non sarà così (ti ricordo che stava per compiere un fottuto genicidio!). A questo punto io sorrido e mi chiedo…E anche se fosse? Anche se diventasse la risposta femminile a Aokiji, tu inutile omuncolo irresponsabile cosa diavolo ci guadagneresti? Quali benefici potrebbe ottenere il regno conservatore di Arendelle da questo terribile potere? Ti do un aiutino: NESSUNO!

P.S. Bella morte di merda hai fatto…

 

Francesco Pierucci