TOP 5: I MIGLIORI FILM DI NATALE

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MAMMA HO PERSO L’AEREO

Film natalizio per eccellenza (assieme ad Una poltrona per due), parodia del celebre dipinto di Munch L’urlo, narra delle disavventure di Kevin McCallister, bambino di Chicago che viene dimenticato a casa dalla famiglia, partita per le vacanze natalizie. La pellicola ha consacrato il piccolo attore Macaulay Culkin, diventato famossissimo a livello planetario. Costato 15 milioni di dollari ne ha guadagnato solo in America 285, raggiungendo complessivamente i 534 milioni. Film per bambini che parla dell’importanza dell’unione familiare. Spicca Joe Pesci nella parte dello svaligiatore di case Harry Lime. Avrà un sequel, inferiore, Mamma ho riperso l’aereo. Risate assicurate.

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BABBO BASTARDO

Willie è un ladro alcolizzato che svaligia i centri commerciali assieme a Marcus, un nano. Travistito da Babbo Natale per lavorare sul luogo del delitto, viene invitato da Thurman, un bambino con evidenti ritardi mentali, a casa sua fino al giorno della vigilia di Natale. Diviso tra i preparativi del colpo e le attenzioni del bambino, che crede di aver davanti il vero Babbo Natale, conosce Sue e se ne innamora. Piccolo gioiello natalizio accolto bene da pubblico e critica (applaudito a Cannes 2004), vede l’ottima interpretazione di Billy Bob Thornton nei panni del fasullo Santa Claus. Il linguaggio scurrile e gretto contrapposto alla pacifica figura del rosso portadoni è esilarante. Alcune scene fanno morire dal ridere. Altro cult del periodo natilizio italiano, televisivamente parlando.

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NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS

Diretto da Henry Selick, prodotto da Tim Burton. Jack Skeletron, capo di Halloween, villaggio di mostri, scopre per caso l’entrata per il regno di Babbo Natale e decide di sostituirlo per la consegna dei regali. Film del 1993, riuscito in versione speciale nel 2006, nasce da un’idea di Tim Burton che, venendo dal successo di Edward mani di forbice e Batman Il ritorno, lo fa girare al suo amico Selick. È realizzato in stop-motion, usando pupazzi tenuti a mano dagli operatori fotogramma dopo fotogramma, con tempi di realizzazione lunghissimi. Ottimo risultato. La voce italiana di Jack è di Renato Zero.

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LA VITA E’ MERAVIGLIOSA

Come in Italia c’è Una poltrona per due, in America c’è La vita è meravigliosa, splendida commedia a sfondo natalizio di Frank Capra, mandata in onda da tutte le televisioni americane durante le feste. George Bailey, nato e cresciuto in una piccola cittadina rurale, dopo aver rinunciato per tutta la vita a sogni e aspirazioni pur di aiutare il prossimo, colto dalla disperazione, è sul punto di suicidarsi la sera della vigilia di Natale. In suo soccorso, grazie alle preghiere sue e di amici e familiari, arriverà un angelo custode mandato da Dio. Interpretato da James Stewart, un capolavoro immortale della storia del cinema, considerato uno dei migliori 100 film americani della storia. Preso come esempio per spiegare il valore della vita, nonostante il poco successo di pubblico all’uscita è diventato ben presto sinonimo di Natale. Da vedere.

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IL MIRACOLO DELLA 34° STRADA

Il Babbo Natale di un importante Centro Commerciale newyorkese è ubriaco e viene sostituito da Kris Kringle, che sostiene di essere l’autentico Santa Claus. Preso per matto, viene rinchiuso ma tutto si sistemerà. Una bellissima commedia tratta dal racconto di Valentine Davies. Mescola con intelligenza umorismo e sentimento, accostando ad una trama romantica sulla fantasia e l’importanza dell’esistenza del Natale delle battute satiriche e pungenti sull’economia e sul pensiero americano del tempo (e moderno) in cui guadagnare è più importante che sognare. Tre Oscar, per Edmund Gwenn attore non protagonista, soggetto e sceneggiatura. Film del 1947 di George Steaton, ha un remake del 1994 in cui però manca la magia. Considerato da molti il più grande capolavoro natalizio di Hollywood; anche da noi.

Matteo Chessa

1934. CAVALCATA: VIAGGIO TRENTENNALE NELLA STORIA INGLESE

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Nell’anno di Addio alle armi di Borzage e della brillante commedia di Frank Capra Signora per un giorno, trionfa alla notte degli Oscar e si aggiudica la statuetta per il Miglior Film Cavalcata di Frank Lloyd, già premio Oscar alla Regia nel 1930 (ad Aprile quando trionfò La canzone di Broadway) per il fiacco Trafalgar (nemmeno candidato), che bissa il successo con questo dramma bellico che ripercorre 30 anni di storia inglese. Utilizzando come spunto la storia di un’agiata famiglia borghese di Londra, i Marryot, Lloyd ripropone tutti gli avvenimenti più importanti della storia britannica, iniziando dal capodanno del 1899, in piena guerra anglo-boera, passando per il disastroso naufragio del Titanic del 1912 (in cui i coniugi Jane e Robert perdono un figlio), la morte della regina Vittoria e l’inizio della Grande Guerra del 1914, in cui perirà un altro figlio. Diretto con caparbietà e solidità, offre le splendide prove recitative di Diana Wynyard (candidata all’Oscar che le verrà soffiato da Katharine Hepburn per La gloria del mattino) e Clive Brook che, nelle parti dei coniugi, accompagnano magnificamente la “cavalcata” lungo la storia inglese (il tema del tempo che passa è centrale nel film e si sprecano le riprese di orologi, da quello del Big Ben ai vari pendoli della casa). Tratto da una piéce teatrale del 1931 di Noël Coward, ha il grave difetto di non riuscire a discostarsi troppo dall’opera di teatro risultando a tratti pesante, ma anche tanti pregi, dalle interpretazioni citate alle sequenza belliche. Complessivamente porta a casa tre Oscar: Miglior Film, regia e scenografia di William Darling. Un capolavoro che a volte passa in televisione; monitorate le guide Tv perché è da non perdere.

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I coniugi Marryot, perno su cui ruota la cavalcata nella storia inglese

Matteo Chessa

CINQUE PERSONAGGI DEI CARTONI ANIMATI NELLA VITA REALE

Vi è mai capitato di provare ad immaginare come potrebbero essere i nostri eroi dei cartoni animati se dovessimo mai incontrarli nella nostra vita di tutti i giorni. Come sarebbero le loro vite e i loro comportamenti o, meglio ancora, come risulterebbero loro ai nostri occhi.

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RORONOA ZORO: IL MAGO DEL PESCE

Il miglior spadaccino del mondo, uno dei personaggi più fichi dei cartoni animati, nella vita reale vivrebbe senz’altro a Pescara, sul lungo mare, e farebbe gustare al mondo l’arte del pesce con  le patate. Nonostante la sua abilità da spadaccino, nella vita reale Zoro troverebbe lavoro solo come aiuto-cuoco, dove le sue grandi doti servirebbero per pelare le patate, cercare ricci e pulire il pesce con una velocità da record, fino a essere un vero maestro del mestiere. Immaginate la sua bandana verde, usata nel lavoro per non far cadere capelli sul cibo, diventare un simbolo di qualità che lo contraddistinguerebbe. Molti ristoranti se lo contenderebbero in modo da servire i piatti sempre più velocemente. A Zoro, rispetto a altri personaggi, potrebbe anche andare bene in questa realtà; chissà magari potrebbe aprirsi un locale proprio, chiamarlo “One Fish” e servire il pesce con le patate come contorno a 15€ a porzione. Ma non illudiamoci, conoscendolo, il locale verrebbe chiuso dal controllo igiene, che in seguito a un ispezione a sorpresa troverebbe una foca monaca chiusa nel bagno.

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NICK RIVERA: IL MEDICO ABUSIVO

Personaggio secondario dei Simpson, Nick, potrebbe avere un ruolo primario nella vita reale, visto che dottori come lui se ne vedono tutti i giorni. Dottore emofobico e del tutto incompetente di medicina nei Simpson, lo ritroveremmo in realtà ad avere sicuramente un piccolo ambulatorio illegale, situato nei bagni di una squallida stazione dei treni, dove curerebbe i propri pazienti assieme al suo aiutante scimmia, con pinze da meccanico, forbici per unghie e stracci per lavare in terra. Probabilmente, nonostante tutto, si ritroverebbe comunque con una buona clientela, Mark Lenders compreso, che tra un cynar e l’altro si farebbe volentieri estrarre un dente. Ma ora immaginatelo scappando dalle telecamere delle iene o dal microfono del povero Valerio Staffelli dopo esser stato scoperto in fragrante nel suo “piccolo” crimine. Direte voi, nella vita reale finirebbe sicuramente dietro le sbarre; ma quando mai??? una settimana di caos mediatico qualche controllo di troppo e poi tutto come prima, ritornerebbe a disinfettare i pazienti con piscio di gatto.

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RANMA: IL TRANSESSUALE 

Arriviamo a lui o lei (ho ancora dubbi a riguardo). Ranma, il personaggio che si trasforma in una donna se bagnato con acqua fredda o viceversa in uomo se bagnata con acqua calda, insomma un gran casino. Sicuramente sarebbe stato più facile se, come nella vita reale, Ranma fosse stato un transessuale. Si proprio cosi, che vi piaccia o no la verità sarebbe senz’altro questa. Ranma sarebbe conosciuto non per la sua bravura nelle arti marziali, ma solo per la sua continua presenza nei divanetti di pomeriggio 5 a discutere con Barbara e Platinette, portando avanti la sua battaglia nella quale griderebbe la parità di diritti nei suoi confronti, debilitando il mondo intero con questa modo di vivere la sessualità. Magnetico al punto di convincere tantissima gente a combattere con lui/lei questa battaglia, come omosessuali, animalisti, calciatori brasiliani e vegetariani, inimicandosi allo stesso tempo figure rilevanti come i cowboy, petrolieri arabi e ebrei, ma anche  personaggi meno importanti come Mark Lenders e Goku ancora incapaci di aprire la mente a nuove frontiere.

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MARK LENDERS: IL PUSHER DI QUARTIERE

Ora immaginate di andare a vedere una partita di calcio, siete allo stadio, o meglio in un campo in terra battuta con solo 25 posti a sedere dove il baretto vende solo birra e amari, anche ai bambini. E’ una partita di terza categoria e indovinate chi gioca nel ruolo di attaccante della squadra del quartiere? Mark Lenders, il potente numero 9 capace anche di bucare le onde del mare con il suo tiro. Peccato che, incuriositi dalle sue maniche alzate, guardandolo meglio capite solo dopo che è anche lo spacciatore dal quale avete comprato il fumo il sabato prima. Mark, il classico giocatore talentuoso che ha visto la sua vita rovinata per le cattive amicizie, caduto nel vortice della droga, nella vita reale si ritroverebbe a 34 anni con 7 figli da 5 donne diverse, abiterebbe ancora nella casa della madre con uno stipendio da manovale che arrotonderebbe con lo spaccio di marijuana e mentos pestate. Immaginate quante volte avrà invidiato Holly, ma alla fine cosa dovevamo aspettarci di più da lui se anche nel cartone ha avuto un allenatore alcolizzato e sonnambulo.

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SON GOKU: IL TAMARRO RISSAIOLO

Goku, l’incredibile guerriero Sayan: immaginate di vederlo nella piazza principale del vostro paese con il suo gruppo di delinquenti al seguito, aspettando la prima persona con cui attaccare briga.  Lo riconoscereste da lontano per via della sua immancabile tuta Adidas arancione, per la sua maglietta a maniche corte probabilmente con una stampa del tipo Be Strong e i suoi stivali Timberland (con i pantaloni della tuta rigorosamente infilati dentro). La vostra attenzione sarebbe attirata dai suoi capelli incollati tra loro con un chilo di gel, cosicché anche in caso di pioggia rimangano dritti e ben sparati. Anche solo chiedergli l’ora equivarrebbe per lui a una sfida e non vedrebbe l’ora di togliersi la maglia per iniziare la rissa, inizierebbe a urlare contro il malcapitato, per poi vantarsi con Vegeta della vena uscitagli in fronte dallo sforzo. Il fido amico Crilin intanto è sempre pronto a fare video con l’IPhone per caricarli su YouTube. Insomma, Goku sarebbe capace anche di prendere a pugni un freezer se non gli rinfrescasse per bene la sua birra, sarebbe il capo dei tamarri ma probabilmente senza il cappellino New Era sulla testa, perché gli toglierebbe troppo fascino.

Salvatore Sau

1932. GRAND HOTEL, IL PRIMO VERO ALL-STAR MOVIE

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Presentato alla prima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Grand Hotel è un film del 1932 diretto da Edmund Goulding. Tratto dal romanzo di Vicki Baum  Menschen im Hotel (People at a Hotel), la pellicola è ambientata a Berlino durante il periodo della Repubblica di Weimar: all’interno del fittizio Gran Hotel s’intrecciano le storie dei personaggi più svariati. Quel volpone di Irvin Thalberg (si, quello dell’Oscar alla Memoria…), uno dei più grandi produttori esecutivi di tutti i tempi, ebbe la geniale intuizione di sfruttare l’impronta corale del film per  mettere su un cast pieno zeppo di stelle del cinema scelte accuratamente per ogni ruolo: dall’autoritaria Greta Garbo (che a 27 anni pensava di essere troppo vecchia per il ruolo di ballerina!) al barone dongiovanni John Barrymore, dall’ammiccante  segretaria Joan Crowford al burbero industriale Wallace Beery.

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Svengo…

Per quanto siano valide le altre interpretazioni, la Divina finisce inevitabilmente per magnetizzare l’attenzione di chi guarda grazie a quegli straordinari primi piani che lasciano lo spettatore incapace di intendere e di volere. Oltre ad aver unito assieme questi grandi attori, Grand Hotel ha oltretutto il merito di sapere intrecciare sapientemente la superficiale componente comica con la più profonda tematica drammatica che, fortemente influenzata dalle atrocità della Prima Guerra Mondiale, si nutre inevitabilmente di avidità incontrollabile, nichilistico cinismo e fisiologici tradimenti ma anche soprattutto di disorientamento sociale ed esistenziale. Caso raro di un’opera che vince solo per il Miglior Film (ancora più incredibile se si pensa agli attori). Vivido esempio di connubio perfetto tra blockbuster e cinema d’autore.

CURIOSITA’: Per evitare tensioni tra le dive protagoniste, i personaggi di Greta Garbo e di Joan Crawford non compaiono mai assieme in una stessa scena durante il film. In realtà Greta Garbo incontrando la Crawford, che per lei nutriva una totale ammirazione, si disse dispiaciuta di non condividere nemmeno una scena con lei. Fu, a detta di Joan Crawford, una delle esperienze più emozionanti della sua vita.

 

Francesco Pierucci

04 FILM BRUTTI- FROZEN: CHE FINE HA FATTO LA CARA VECCHIA DISNEY?

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Nel corso della mia lunga gavetta da spettatore, posso affermare di non aver mai visto un cartone animato più noioso e inutile di Frozen-Il regno di ghiaccio (i 30 minuti di pubblicità che mi sono dovuto sorbire sono niente a confronto…). Il problema principale della pellicola è che ci sono troppe canzoni: a chi sostiene con voce querula che e’ normale che ci siano perché è un musical e i film Disney sono da sempre strutturati così, rispondo che è un’emerita cazzata! Se nei grandi classici infatti le splendide musiche vengono utilizzate per esaltare i momenti più toccanti (come dimenticare il favoloso enguegnamaenguenababara i de Il Re Leone?), in questo caso servono solo per coprire gli enormi buchi di trama grandi quanto le narici di Cirano. I pessimi sceneggiatori (probabilmente ex eroinomani, ora cocainomani) s’ incasinano sin da subito col triangolo amoroso più insignificante dai tempi di Pocahontas 2 (povero John Smith!) e non hanno la più pallida idea di come risolvere il pasticcio.

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Il fidanzato perfetto, vittima di sceneggiatura…

Nel frattempo, come se non bastasse si dimenticano per circa metà film pure di creare un cattivo e allora, grazie alle “stupefacenti” proprietà del nuovo alcaloide bianco (guarda caso la neve è protagonista assoluta del film), s’inventano la genialata del secolo per poter prendere due piccioni con una fava: il cattivo deve essere un membro del ménage à trois! Peccato che riflettendoci un secondo, è una minchiata colossale: il cattivo in questo caso è l’unico che non può esserlo! Questo povero cristiano infatti è affascinante, gentile,elegante, palesemente innamorato; si prende senza problemi un intero regno in difficoltà sulle sue possenti spalle, inizia a distribuire coperte alla plebaglia che manco a Lampedusa e soprattutto salva la regina da morte certa (che a posteriori è sicuramente un gesto molto sensato!?!)

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Il re demente che ho dovuto screenshottare dallo streaming perché non si trova su Internet …

Per concludere, più di ogni cosa mi piacerebbe per un momento rivolgermi a quel mentecatto del re per provare a ragionare insieme sulle sue discutibili scelte. Allora, tu hai una figlia (Serena Autieri spero che tu muoia di freddo!!) con poteri magici che ha rischiato di uccidere la sorella.Niente paura! Non si sa bene come, ma hai fortunatamente la possibilità che il capotroll (Granpapà?!?!) la liberi da questo fardello per permetterle di vivere una vita normale e tu che fai? Ti rifiuti sostenendo che da grande riuscirà a controllare la magia anche se e’ palesemente evidente che non sarà così (ti ricordo che stava per compiere un fottuto genicidio!). A questo punto io sorrido e mi chiedo…E anche se fosse? Anche se diventasse la risposta femminile a Aokiji, tu inutile omuncolo irresponsabile cosa diavolo ci guadagneresti? Quali benefici potrebbe ottenere il regno conservatore di Arendelle da questo terribile potere? Ti do un aiutino: NESSUNO!

P.S. Bella morte di merda hai fatto…

 

Francesco Pierucci

FLOP 5: I PEGGIORI FILM DI NATALE

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NATALE IN CROCIERA

Usiamo lo shock e mettiamo in bella vista il cadavere di un cine-panettone per spaventare gli altri e tenerli lontani. Con l’imbarazzo della scelta a disposizione, abbiamo optato per Natale in crociera, filmaccio del 2007 diretto, stranamente, da Neri Parenti. Secondo cine-panettone senza Massimo Boldi, ha il grandissimo difetto di far traslocare l’abusatissima trama, costituita da tradimenti, equivoci, sesso e demenzialità, su un’unica location (la crociera) perseverando inoltre con l’eliminazione dell’elemento natalizio, fil rouge dei primissimi film della fortunata saga (tanto sole, niente neve né alberelli, stesso errore di Natale a Miami o sul Nilo). Un vero peccato ripensando a come tutto è cominciato, con quel simpatico giallo hitchcockiano che è Vacanze di Natale 90, sceneggiato da Ferrini e Oldoini (anche regista).

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CHIAMATEMI BABBO NATALE

A 200 anni Babbo Natale decide di andare in pensione. Mescolato tra gli uomini come Nick, incontra Lucy, produttrice televisiva che ha smesso di credere nel Natale da bambina, quando una sua preghiera non venne ascoltata. Che sia lei la sostituta? Vi informo che lei è Whoopi Goldberg, attrice straordinario ma, francamente, inadatta alla parte di Babbo (Mamma sarebbe meglio) Natale. Il film è pessimo (c’è di peggio in giro lo so) e, pensato per i bambini, mi ha fatto addormentare tutte le volte che, da piccino, ho provato a guardarlo (5 su 5, che media). Babbo Natale viene chiamato San Nicola per buona parte della pellicola, giusto per far domandare ai bimbi chi sia sto tizio e fargli così scoprire che, molto tempo prima della Coca Cola, la leggenda del vecchio porta-doni esisteva già.

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CHE FINE HA FATTO SANTA CLAUS?

Otto anni dopo Santa Claus Tim Allen decide inspiegabilmente di riprendere gli abiti di Babbo Natale in questo scadente sequel la cui trama ha più buchi delle calze della befana di una famosa canzoncina infantile. Due sole parole (pronunciate in questo film) lasciano intendere la bassezza della pellicola: la SANTA CLAUSOLA. La Santa Clausola, perché gioca con il nome Santa Claus capito??? Ahahahahha,ah no aspetta un attimo non fa ridere per niente.

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IL GRINCH

Il paese di Chinonsò, abitato dai Nonsochi (ma vi rendete conto), è indaffarato con i preparativi del Natale. La piccola Cindy Lou decide di invitare alla festa anche il Grinch, eremita verde che odia a morte le festività natalizie (come dargli torto, chi avrebbe voglia di festeggiarlo coi Nonsochi) e che ha in mente un piano per rovinare il 25 Dicembre a tutti. Diretto da Ron Howard, interpretato da Jim Carrey, scelto tra vari attori come Jack Nicholson e Eddie Murphy (aveva la idee chiare il caro Ron), Il Grinch è una vera cagata: noioso, confusionario, triste. Recitazioni ai limiti dell’accettabilità, sceneggiatura scritta sicuramente in qualche bar poco costoso. L’urletto spaventato (e acutissimo) di quella bambina stupida ancora echeggia nelle mie orecchie.

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NICK E LA RENNA CHE NON SAPEVA VOLARE

Non conoscevo il film, è stato mio fratello a consigliarlo appositamente per questa classifica. E, dopo averlo visto, gli do ragione. La trama narra di un bracconiere che va al Polo Nord per rapire una renna da portare negli USA in uno zoo. Prende una delle otto di Babbo Natale, l’unica che non sa volare. Nick, figlio del pancione rosso (che esiste eh, se ci sono bambini dall’altra parte dello schermo del pc, Babbo Natale esiste) si impegna per riportarla a casa. Risate assicurate, una sottotrama romantica, una renna, Babbo Natale, cosa chiedere di più ad un film? È per questo che adoro il cinema. W Nick e la renna che non sapeva volare. E w anche il sarcasmo. Per la maggior parte del tempo ti immagini di essere Schwarzenegger in Una promessa è una promessa; vi ricordate cosa faceva lui alla renna??? Esatto bravi.

Matteo Chessa

1931. I PIONIERI DEL WEST: EPOPEA FAMILIARE TRA WESTERN E MELO’

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Tratto dal romanzo Cimarron dell’importante scrittrice statunitense Edna Ferber (dalle cui opere sono stati tratti tanti capolavori cinematografici, da Il Gigante di George Stevens a Saratoga di Sam Wood) I Pionieri del West tratta la storia della famiglia Cravat, della corsa alle terre dell’Oklahoma del 1893, la creazione di un giornale che grazie alla moglie Salma diventa uno dei più importanti della regione, il richiamo alle avventure nel selvaggio West, con terre ancora da scoprire e conquistare. Secondo film western della storia (il primo fu I Pionieri di James Cruze), il primo del genere col sonoro, ha una durata eccessiva (131 minuti) per la trama e, visto oggi, risulta un po’ datato e, alla lunga, annoia a causa di alcune parti più da melo’ che da western vero (“è cresciuto male” scrive Il Morandini). Nonostante ciò alcune scene sono spettacolari ed entusiasmano, in primis la grande corsa coi carri dei coloni per impossessarsi delle terre, ripresa in migliaia di film successivi (del genere e non, si pensi alla sequenza finale di Cuori Ribelli di Ron Howard, ambientato in Irlanda). Diretto da Wesley Ruggles (verrà rifatto 30 anni dopo da Antony Mann), è il primo film western a vincere l’Oscar al Miglior Film (il secondo sarà, ben 58 anni dopo, Balla coi lupi di Kevin Costner). Anche un’altra statuetta per la sceneggiatura di Howard Eastbrook.

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La corsa coi carri alle terre, storica scena ripresa più volte in altri western

Matteo Chessa

1930. ALL’OVEST NIENTE DI NUOVO, IL PRIMO GRANDE CAPOLAVORO BELLICO

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Il 1930 rappresenta l’occasione per l’Academy di riproporre la doppia cerimonia  nel corso dello stesso anno (una prima si tenne ad aprile per i film compresi tra il 1927-1928 e una seconda invece a novembre per il biennio 1928-29). A trionfare in primavera fu il  musical La Canzone di Broadway,  primo film sonoro a vincere l’ambita statuetta ( tra i primi a sperimentare il Technicolor) e pellicola nota soprattutto per aver contribuito con le sue musiche al successo del metacinematografico Cantando Sotto la Pioggia.

In autunno invece il premio va allo splendido All’Ovest Niente Di Nuovo di Lewis Milestone (tratto dal noto romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque). Emblema dell’antimilitarismo, il film ambientato durante la Prima Guerra Mondiale  racconta la storia di alcuni studenti di un piccolo borgo tedesco che decidono di arruolarsi come volontari( in seguito alla continua propaganda bellica portata avanti dal loro professore) e che scopriranno a loro spese che la cruda realtà della guerra è ben diversa da come viene descritta. Presto infatti, la fame sempre più pressante e il senso di colpa per gli omicidi perpetrati li condurranno a crisi nervose o addirittura alla pazzia. All’Ovest Niente Di Nuovo può quindi essere inteso come una grande critica del fallimento del ruolo pedagogico: da un lato il professore, colpevole di aver condizionato le loro scelte e dall’altro il gruppo di veterani che esorta la gioventù alla freddezza e al cinismo più bieco costituiscono due facce della stessa medaglia.

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Paul viene assalito dal senso di colpa

Traendo vigore dalle tematiche trattate, quella di Milestone si dimostra una regia straordinaria (non a caso premiata anch’essa con l’Oscar) che sfrutta i primi piani dei volti espressionisti e silenziosamente inquieti di ragazzi troppo giovani e inesperti per affrontare tale massacro. Magnifica  la carrellata sui nemici che, nel tentativo di conquistare la trincea, vengono crivellati di colpi uno dopo l’altro: l’esistenza dei soldati è così labile in guerra da perdere quasi ogni significato. I giovani, incolpevoli del proprio destino, “non sanno fare altro che morire”. Forse i capi di stato dovrebbero semplicemente seguire  il consiglio del buon Katczinsky: bastonarsi tra di loro in mutande per stabilire il vincitore, senza coinvolgere milioni d’innocenti. Meraviglioso il finale poetico con la farfalla.

Curiosità: i nazisti tentarono di boicottarne la visione, lanciando dei topi in platea all’anteprima di Berlino. Buontemponi!

Francesco Pierucci

1929. ALI, FILM DI GUERRA E AMORE

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La prima edizione degli Academy Awards of Merit, nominata più comunemente Oscar, presenta una particolarità rispetto alle edizioni successive: il premio per il Miglior Film è diviso in due sezioni, per Film e produzione artistica e per Produzione. La prima, vinta da Aurora di Murnau (un vero capolavoro che tratta della perdita dell’amore e del suo ritrovamento, non senza argomenti sociologici importanti come la contaminazione del mondo contadino da parte delle grandi metropoli), venne abolita l’anno seguente; la seconda diventa invece il premio Miglior Film che è perdurato fino ai giorni nostri. A vincere l’ambita statuetta fu una megafilm bellico prodotto dalla Paramount e diretto da William A. Wellman , Ali (Wings). Più che per la trama, con due amici che si arruolano nell’aviazione francese per la Grande Guerra, e sono rivali in amore a causa della magnetica Mary (una trama molto simile è presente nel film Gli angeli all’inferno di Howard Hughes realizzato quasi in contemporanea, ma è scopiazzata anche da Pearl Harbor ), viene ricordato per le rivoluzionarie riprese aeree create con le telecamere posizionate sulle ali di veri aeroplani e per il tragico finale. Film muto della durata di 139 minuti, ha nel cast un giovanissimo Gary Cooper, che interpreta un veterano di guerra all’inizio della pellicola. Da recuperare.

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Il trio amoroso

Matteo Chessa

LO HOBBIT 2 – LA DESOLAZIONE DI JACKSON

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Lunedì sera, freddo boia, davanti al cinema le aspettative sono alte, anzi altissime, finalmente si vedrà Smaug, prendo i pop corn ed entro…. Già partiamo bene, il 3d mi da fastidio. La scelta dei 48 fps si conferma pessima come l’anno scorso per “Un Viaggio Inaspettato” e boh il classico preambolo non ha l’epicità giusta. La fotografia luminosa e vivace, nota distintiva di questi prequel, stona con gran parte dei precedenti lavori del regista e con le atmosfere di questo particolare film. Si avverte un clima cupo, di “baratro prima della tempesta”, più simile alle atmosfere del ‘Signori degli Anelli’ che a quello di un periodo di pace come sostenuto da Jackson in qualche intervista… ribadisco, scelta di colori e luci inutile, anche fastidiosa se unita al pessimo 3D che toglie qualità alle immagini, invece che valorizzarle! Poi… Va detto che adattare la parte più pesante del romanzo (tutta la scampagnata a Bosco Fronzuto e la permanenza a Dale) non era facile e infatti a Jackson non è riuscito per niente… La prima metà della pellicola è davvero noiosissima. Parlando di questa parte di film, il grosso problema (e in generale di questa nuova Trilogia) sono i “filler”, infatti il buon Peter si è fatto convincere dalla WB a spalmare il romanzo su 3 film anzi che in 2 (come da preventivo) e quindi ha dovuto inserire nella sua trama elementi estranei al romanzo originale, cercando anche di inserire rimandi e collegamenti con la vecchia Trilogia. Vedere tutto bianco o nero non mi piace, siamo nel grigio e non tutti i “riempitivi” sono inutili come quella di Tauriel (Evangeline Lilly), che ha rotto i coglioni già dalla prima apparizione. L’elfa è stata creata apposta per dare una nota rosa al film ed è ridicolo il triangolo tra lei, Legolas e il nano Kili; parlando di Negromante e Azog, sono personaggi originali di Tolkien che vengono menzionati in alcuni libri tranne che ne ‘Lo Hobbit’ ma tutto è ben studiato.

lo-hobbit-desolazione-di-smaug-The-Hobbit-The-Desolation-of-Smaug-recensione-anteprimaUn fantastico incontro…

Il Negromante si rivela essere Sauron e il primo incontro tra questi e Gandalf, mostrato in questo ‘La desolazione di Smaug’ viene citato in un capitolo de ‘Il Signore degli Anelli’ e in un passaggio de ‘Lo Hobbit’ Gandalf si allontana dalla compagnia scusandosi con generici “affari da sbrigare a Sud”, a Dol Guldur appunto; stessa cosa per l’Orco Pallido, che era morto a Moria contro i nani, ma Jackson lo fa sopravvivere per mostrare come fosse profondo l’odio tra gli orchi e i nani e anche per meglio suggellare il passaggio di testimone con Bolg, a capo degli Orchi nella grande guerra oggetto del futuro terzo film. Discutibile poi che il regista abbia preferito realizzare il personaggio in CGI e non con la tecnica tradizionale, minuzie che però indicano un abbandono della “poesia” che ha fatto il successo dei 3 film su ‘Il Signore degli Anelli’. Insomma un’accozzaglia di roba che forse, e dico forse, si poteva evitare.Concludendo parliamo di Smaug, che è strepitoso!I dialoghi tra lui e Bilbo sono davvero divertenti e quasi ansiogeni, poi l’inseguimento attraverso Erebor e le montagne d’oro sono davvero ben realizzate e aggiungono il livello d’azione giusto che è mancato al film già dall’inizio. Sono curioso di vedere come Peter Jackson sfrutterà il filone della pazzia che aleggia sulla compagnia e che interessa Thorin, attanagliato da un genetico attaccamento al potere, e Bilbo, spinto dall’Anello a gesti impulsivi e violenti non appartenenti a un mite hobbit.

Pietro Micheli