1946. GIORNI PERDUTI: CAPOLAVORO DRAMMATICO CHE STRAVOLGE I CANONI HOLLYWOODIANI

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Ma quanto è bello questo film del 1945 di Billy Wilder, giustamente premiato con l’Oscar alla miglior pellicola, miglior regia, sceneggiatura non originale e migliore attore protagonista (lo straordinario Ray Milland, Il Delitto Perfetto per intenderci). Un dramma filmato con lo sguardo cinico e realista di chi non può che limitarsi a raccontare i fatti: Don Birman, scrittore fallito e deluso, si dà all’alcol e, nonostante i tentativi disperati del fratello e della fidanzata, decide di morire raggiungendo la degradazione più totale. Billy Wilder si conferma cineasta di spessore e riesce in questo capolavoro drammatico che tratta il tema dell’alcolismo e capovolge gli stereotipi hollywoodiani del tempo: l’alcolizzato, l’ubriacone, figure utilizzate fino ad allora nella commedia per creare gag divertenti, qui vengono analizzati con cinismo e senza compassione, e ci viene mostrata la degradazione dell’uomo che abusa nel bere (non solo con la recitazione dell’attore ma anche con la fotografia di John F. Seit). Girato per lo più in interni, con qualche esterno di New York catturata in tutta la sua tristezza e solitudine. Unico difetto (personalmente) il lieto fine. Memorabile la scena dell’incubo in cui vi è la lotta tra un pipistrello e un topo. Tratto da un romanzo di Charles Jackson.

Matteo Chessa

1945. LA MIA VIA: CROSBY-FITZGERALD IN UNA COMMEDIA PARROCCHIALE

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Oltre ad avere il (de)merito di aver conquistato l’Oscar  per il Miglior Film a discapito del capolavoro wylderiano La Fiamma del Peccato, La Mia Via di Leo McCarey (al suo secondo premio come Miglior Regista dopo L’Orribile Verità) si porta casa addirittura altre sei statuette. Il film, che generò vent’anni dopo una serie televisiva dal titolo Going My Way e che ebbe un enorme successo negli Usa durante il secondo conflitto mondiale, racconta la storia di un giovane prete che, assegnato a una decadente parrocchia, ne risolleva le sorti anche grazie al particolare rapporto che riesce ad instaurare con il burbero prelato uscente. Vista oggi, la commedia paga il passare degli anni ma resta comunque piacevole. Ottime le prove di Bing Crosby e Barry Fitzgerald, entrambe coronate con la statuetta. La pellicola ebbe un seguito intitolato Le Campane di Santa Maria.

CURIOSITA’: Barry Fitzgerald vinse la statuetta come miglior attore non protagonista ma fu nominato anche come miglior attore protagonista, unico caso nella storia degli Oscar

Francesco Pierucci