OMAGGIO A LEONARDO DI CAPRIO (IN ATTESA DE IL LUPO DI WALL STREET)

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Fin dai tempi di Titanic sono stato colpito e affascinato da quella sua capigliatura e quel suo ciuffo biondo, sempre perfetto, che lo facevano apparire ancora più fico di quanto non fosse già, portandomi a non capire, a quei tempi, se fossi io ad avere problemi o fosse lui realmente un grande attore. Mah, in poche parole, se anni e anni fa si nominava Di Caprio l’unica cosa che alla gente comune veniva in mente era la sua immagine da belloccio mentre, abbracciati nella punta del Titanic, lo appoggiava furbescamente sul culone di Kate Winslet (la sua amata Rose); forse allora potevo anche capire, quando lo elencavo tra i miei attori preferiti, le derisioni fattemi. Con il passare del tempo però i film di Di Caprio sono iniziati ad aumentare e non so che ne pensiate voi, ma anche le interpretazioni hanno avuto miglioramenti vertiginosi, portando cosi il suo nome su tutte le bocche che parlavano di cinema. Se avete dei dubbi a riguardo, consiglio di andare a rivedervi tutta la sua filmografia e poi, solo dopo, rileggere quest’articolo. Ma insomma dove voglio arrivare!? Tranquilli, non sono cosi fuori di testa da scrivere per incitarvi a mettere il mi piace sulla sua pagina Fans Facebook, ma voglio solo farvi notare una cosa, probabilmente palese quanto il fatto che lui muoia in ogni suo film: non ha mai vinto un dannato oscar. Dico io, che cazzo ci vuole a dargli una di quelle maledettissime statuette impugnate più volte, purtroppo, anche da chi non lo meritava. Invece lui, il nostro povero Leo, è stato capace di recitare in film come The Departed, dove Matt Damon sembrava un imbecille a confronto,Shutter Island, dove recita talmente bene che avremmo voluto che quel film non finisse mai,e poi Inception, J. Edgar, Django Unchained, Il grande Gatsby ecc ecc. Insomma guardate indietro in questi ultimi anni e noterete come i film più grossi hanno tutti il suo nome stampato sopra. Se non vi bastasse tornate ancora più indietro e pensate a film come Prova a prendermi, The Aviator, Gang of New York, veri e propri capolavori del cinema che l’hanno portato a vincere “solo” un Golden Globe e ora  per finire pensate invece a Roberto Benigni a cui è bastato fare La vita è bella per essere premiato con quel riconoscimento immortale; pensate a Sandra Bullock contthe Blinde Side. Insomma senza nulla togliere a questi attori, ai loro personaggi e ai film interpretati, ma se allora bastava davvero cosi poco per essere premiati, che diano anche l’oscar a Marco dei Cesaroni cosi riuscirebbero nel loro intento di portare Di Caprio a spararsi un colpo in testa per lo schifo

Rendo omaggio a questo grande attore perché a breve in tutte le sale cinematografiche uscirà Il Lupo di Wall Street con lui nella parte del protagonista, mandiamogli un grosso in bocca al lupo, sperando che questa sia la volta buona; magari quest’anno si prenderà il benedetto oscar, se lo porterà a casa, lo sistemerà sopra il camino e se ne vanterà finalmente con tutte le donne che si porta a letto, o forse, devo essere più realistico, saremo destinati a vederlo morire come sempre a fine film. Speriamo di no… Ciao Leo!

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Probabile reazione di Di Caprio alla prossima notte degli Oscar

 

Salvatore Sau

1952. UN AMERICANO A PARIGI: COMMEDIA MUSICALE IMPRESSIONISTA

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Commedia musicale di Vincent Minnelli, Un americano a Parigi trionfa nell’anno di Un tram che si chiama desiderio di Elia Kazan e di Quo Vadis? di Mervyn Le Roy e porta a casa ben sei statuette. Poggiando sul tarantolato Gene Kelly e su una sceneggiatura divertente e originale (premiata con l’Oscar), la pellicola racconta di Jerry Mulligan (Kelly), americano arrivato nella capitale francese  dopo la prima guerra mondiale per diventare un pittore. Adescato da una ricca ereditiera, capisce ben presto che non sono i soldi che contano e, attratto dalla povera orfanella Lise (Leslie Caron), cerca di conquistarla nonostante questa sia già fidanzata con il cantante Baurel (Georges Guétary). Alla fine l’amore vero trionfa. Capolavoro del genere musical, il film trascina lo spettatore in un’atmosfera allegra e sognante in cui la gioiosità dei movimenti dei protagonisti si contrappone al dolore ctono per la guerra appena passata. Da applausi le musiche di George Gershwin e le coreografie di Gene Kelly, anche primo ballerino; non da meno è però  la ricostruzione di una Parigi che in ogni inquadratura omaggia lo stile pittorico impressionista. Se si analizza dal punto di vista della trama il film può deludere, ma la giusta chiave di lettura è da cercare nelle colonne sonore e negli spettacolari balletti, tra cui spicca quello nel gran finale in cui l’amore trionfa che vede impegnati, oltre a Gene Kelly e Leslie Caron, altri 120 ballerini per una spesa totale di 450000 dollari (solo per questa scena). Vincent Minnelli, abile nel costruire un mondo in cui si fondono vari generi cinematografici (musical e commedia, sentimentale e drammatico) e stile artistici, non vinse l’Oscar che andò, a sorpresa, a Geoge Stevens, che qualche anno dopo replicherà con Il Gigante, per Un posto al sole.

Matteo Chessa