RAT-MAN 100

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Il Momento tanto atteso dai geek è arrivato, e non parlo dell’ultimo capitolo di One Piece o del ritorno delle mutande di Superman… stiamo parlando del centesimo volume di ‘Rat-Man’, il più amato supereroe di Italia, venduto in 20 regioni, tradotto in una lingua e letto da bambini, papa e nonni da Aosta a Palermo. Il formato del volumetto è più grosso del normale (anche la carta è diversa), ce ne si accorge già guardando la costina rossa del volume, e il Logo per l’occasione è stato placcato in oro! Il disegno in copertina è un bel riassunto del mondo di Rat-Man, e come una locandina cinematografica mostra i comprimari più importanti e anche altre creature di Ortolani per le sue famose parodie (tra tutti spicca Sedobren). Cosa c’è da sapere sulla storia prima di questo numero: siamo nel aftermath della crociata contro il Topo… contro Mister Mouse, che ha avuto come conseguenza la fine del era degli eroi. Rat-Man ha in seguito seppellito ogni speranza di avere un lieto fine con la sua amata, non Cinzia cretini! era Kimmy; ha anche aperto La Lettera, da aprire solo alla fine della carriera da supereroe, scoprendo che non ha una vera famiglia in cui tornare. Un papà comunque c’è, ed è stata la rivelazione (anche se il sospetto girava da un po’) del 2013: il padre di Rat-Man è Janus Valker, L’Ombra!!! e la suspense non dà tregua alle mie budella da 2 mesi. In questo volume Rat-Man non si vede quasi mai, ma come ogni ‘Rat-Man’ che si rispetti anche questo numero ha un grossissima parte (3/4) in modalità meta-fumetto, e Leo in persona (il protagonista assoluto) ci parla e ci accompagna per mano in questo momento storico per le edicole di Parma e attraverso il grosso immane e ansiogeno lavoro che il fumettista geniale ha dovuto compiere per arrivare a questo traguardo; segue la chicca: “una vecchia storia… Vicent!”. Come immaginiamo si scopre che ‘Rat-Man’ non finisce, la storia deve andare avanti come è naturale che avvenga e non può chiudere tutto per il capriccio di uno scrittore (che ha comunque tantissime altre storie da raccontare, talmente tante da averne paura). Con un po’ di commozione arriverete a pagina 80 e vi verrà voglia di rileggere i 99 numeri prima e le dozzine di altre storie dove i personaggi potano il naso da scimmietta.

Pietro Micheli

1953. IL PIU’ GRANDE SPETTACOLO DEL MONDO: DRAMMA E REALISMO NELL’OPERA DI DEMILLE

GSOE1

Agli Oscar del 1953, Il Più Grande Spettacolo del Mondo prevalse un po’ a sorpresa su Mezzogiorno di Fuoco di Zinnemann e su di Un Uomo Tranquillo di John Ford, portandosi a casa due statuette: miglior film e miglior soggetto. Il titolo si rifà al nome del circo presente nel film, teatro d’ insoliti triangoli amorosi (tra l’acrobata Sebastian, la trapezista Holly e il responsabile del circo Brad), continui (e forse eccessivi) colpi di scena, scene straordinarie e incidenti visivamente impattanti (il disastro ferroviario). DeMille, nonostante la spettacolarità delle riprese, riuscì comunque a mettere in scena perfettamente il realismo del contesto circense, forse proprio perché si servì di un celebre circo americano, il Ringling Bros. e Barnum & Bailey Circus, il cui personale partecipò attivamente alle riprese. Un forte dramma con qualche luogo comune ma che rimane ancora oggi godibile.

CURIOSITA‘: fu il primo film che vide Spielberg e che maggiormente lo ispirò ad avvicinarsi alla carriera di regista. La scena dell’incidente del treno esercitò una tale influenza su di lui che venne riproposta in Super8, film da lui prodotto.

Francesco Pierucci