1954. DA QUI ALL’ETERNITÀ: POLPETTONE CORALE O CAPOLAVORO ANTI-BELLICO?

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Considerato uno dei grandi film dell’età d’oro hollywoodiana, Da qui all’eternità porta a casa ben otto statuette (quasi tutte le più importanti) in un anno in cui gli ostacoli sono abbastanza agevoli (troppo debole Vacanze Romane, troppo pesante La tunica, che chi frequenta Rete 4 durante le festività pasquali ha visto di certo, mentre solo Marlon Brando salva Giulio Cesare). Reputata ancora oggi una delle migliori opere del regista austriaco Fred Zinnemann (Mezzogiorno di fuoco), assieme al gioiellino Un uomo da marciapiede, si basa sul romanzo omonimo di James Jones per raccontare le vicende di un manipoli di soldati di istanza alla Hawaii durante la seconda guerra mondiale, più intenti a boxare che a prepararsi ad eventuali attacchi. Nel particolare si seguono le vite del trombettiere Robert Prewitt (Montgomery Clift), ex pugile, del sergente Milton Warden (Burt Lancaster) e delle relazioni di questi con Lorene (Donna Reed) e Karen (Deborah Kerr). Tra liti e amori, tra uccisioni, ferimenti, prigionie, promesse non mantenute e vendette (quella di Prewitt contro Judson, Ernest Borgnine, per l’omicidio dell’amico antonio Maggio, Frank Sinatra) l’orrore della guerra si avvicina inesorabilmente e tutti si ritrovano improvvisamente a dover fronteggiare l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Cast stellare, sceneggiatura capace di regalare momenti importanti a tutte le star presenti senza far cadere mai il film nel noioso e nel “già visto”, fotografia di Burnett Guffey che regala alcune scene alla storia del cinema (il bacio sulla spiaggia tra Milton e Karen). Il pubblico si divide tra il capolavoro che mostra il militarismo e le sue vessazioni e il polpettone fatto di inquadrature schematiche e incapace di riportare sullo schermo l’orrore della guerra che spezza le vite. Una sola cosa mette tutti d’accordo, la  ridicola recitazione di Frank Sinatra, ingiustamente premiata con l’Oscar, fatta di sorrisini da ebete e sguardi da cane cieco (si dice che abbia fatto di tutto per partecipare al film, e Francis Ford Coppola lo sa).

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Il famoso bacio. Ridicola la luce del sole nonostante sia palesemente notte

Matteo Chessa

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