1961. L’APPARTAMENTO: IL CAPOLAVORO DI BILLY WILDER TRA VIVERE E SOPRAVVIVERE

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C.C Buxter (Jack Lemmon), detto Buddy Boy (Cicciobello nella versione italiana), è un impiegato di una potente agenzia assicurativa americana che conquista le simpatie e attenzioni dei suoi superiori prestando loro le chiavi del suo appartamento per consumare le scappatelle. Tutto procede bene finché C.C non si innamora di Fran (Shirley MacLaine), graziosa lift-girl nonché amante del capo. Combattuto tra la sua voglia di arrivare al vertice (ottiene in maniera veloce un’importante promozione) e il suo amore, decide finalmente di comportarsi da “mench”(parola detta dal vicino di casa, medico, ebreo Dreyfuss) e affrontare la situazione.

Siamo di fronte al più grande film della carriera di Billy Wilder (solo Viale del tramonto e Giorni perduti possono competere), una commedia romantica con tinte drammatiche che analizza la differenza tra il sopravvivere tra tanti o il vivere (come essere umano) anche se si è costretti alla solitudine; e in effetti nella pellicola le riprese di folle indistinte si sprecano, dalle vie affollate della New York lavorativa all’ascensore pieno in cui tutti i giorni si incontrano i due protagonisti, senza dimenticare gli immensi stanzoni con file e file di scrivanie indistinte in cui professano gli impiegati (e C.C Baxter tra essi); a queste vengono contrapposte scene come il quotidiano saluto di C.C a Fran in ascensore, unico uomo a togliersi il cappello davanti a lei, che evidenziano la sua intima voglia di vivere, spesso sottomessa da quella di fare carriera facilmente. Altro tema l’arrivismo, il guadagnare tanto in fretta senza meriti effettivi ma con favori che esulano dall’ambito lavorativo, analizzato come colpa non tanto di chi li offre quanto di chi li accetta e li sfrutta all’infinito (a volte avidamente) imponendo la posizione più importante. Il tutto interpretato magicamente da Jack Lemmon, che sotterra la propria timidezza con una logorrea trascinante, e Shirley MacLaine, tenere e graziosa donna dell’ascensore che tutti vorremmo incontrare nelle grigie mattine lavorative. La sceneggiatura di Billy Wilder conquista e diverte con ironia pungente, equivoci esilaranti e alcuni momenti di dramma (il tentato suicidio di Fran) stravolti successivamente in chiave comica. Ultimo film in b/n (prima del ciclone The Artist) a vincere l’Oscar per il Miglior Film, prese anche altre quattro statuette (regia, montaggio, sceneggiatura originale, scenografia), con la macchia del mancato premio agli interpreti. L’idea venne in mente al regista che guardano Breve Incontro (1945) di David Lean riportò sul suo taccuino: “Film su un tizio che si infila nel letto ancora caldo lasciato dai due amanti”. Capolavoro da vedere e avere.

CURIOSITA’: Marilyn Monroe voleva interpretare Fran ma Billy Wilder rifiutò dicendo: “è troppo per una donna dell’ascensore, come potrebbe impedire che tutti le saltino addosso ogni mattina?

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In ascensore C.C parla con Fran. Non indossa il cappello.

Matteo Chessa

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