1965. MY FAIR LADY: QUANDO L’ACADEMY SI DIMENTICO’ DI KUBRICK

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Uno degli errori più macroscopici dell’Academy, una svista clamorosa che ancora oggi non trova scuse, l’Oscar al Miglior film del 1965 va alla commedia romantico-musicale di George Cukor My Fair Lady in luogo del capolavoro del grottesco Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick (ma anche Zorba il greco di Cacoyannis meritava di più). Di per sé la pellicola non è certamente da evitare; tratta da un musical di Alan Jay Lerner (a sua volta tratto dall’opera Pigmalione di G.B Shaw) racconta della scommessa che il professor Higgins (Rex Harrison) fa con il suo amico Pickering (Wilfrid Hyede-White), convinto di poter trasformare la povera fioraia Eliza (Audrey Hepburn) in una dama d’alta classe entro sei mesi. Il tutto sfocia nell’immancabile amore. Continuamente sospeso tra realtà e sogno, con la scenografia spesso stilizzata se non finta, e uno sfondo palesemente irreale (il cielo è bianco, quasi teatrale), il film analizza il tema dell’annientamento della personalità travestita da educazione, il tentativo di plasmare l’essere umano a propria immagine. Ottima prova attoriale sia di Rex Harrison (premiato) nei panni del dominatore Higgins sia della dolce Hepburn, che vide sfumare l’Oscar che andò a July Andrews; Cukor vinse per la miglior Regia senza meritarlo. Troppo lungo per non annoiare, offre comunque musiche e balletti di alta qualità. In un altro anno avrebbe meritato di più, ma non quell’anno.

 

Matteo Chessa

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