1973. IL PADRINO: IL FILM PERFETTO


Immagine

Ci sono film che nascono perfetti, che devono a delle coincidenze e a scelte coraggiose molto del loro successo; Il Padrino appartiene a questa categoria, e la fortuna più grande dei suoi produttori è stata quella di veder rifiutate le richieste fatte ai vari Elia Kazan, Sergio Leone, Arthur Penn, di aver allontanato dal set Sam Peckinpah per divergenze sul modo di girare il film, ma soprattutto di aver deciso di puntare sul semisconosciuto Francis Ford Coppola, regista di due film di poco conto volenteroso di guadagnare per autofinanziarsi il successivo lavoro (La conversazione). Senza il suo perfezionismo, la sua capacità di scovare attori e di farli rendere al meglio sul set, senza la sua minuziosità in fase di post produzione chissà cosa ne sarebbe adesso di uno dei più grandi capolavori della storia del cinema (è stato lui a pretendere la location New York, importante personaggio al pari degli attori, lottando contro i produttori che spingevano per la più economica Saint Louise). Tratto dal romanzo omonimo di successo di Mario Puzo, narra le vicende della famiglia italo americana Corleone, capeggiata dal boss Don Vito (un immenso Marlon Brando). Quando questi viene colpito in un attentato, toccherà ai figli Santino (James Caan), Fredo (il bravissimo John Cazale, mai abbastanza vantato) e Michael (il giovanissimo Al Pacino) e al figliastro Tom Hagen (Robert Duvall) guidare la famiglia durante la guerra tra clan e allo stesso tempo proteggere il padre ferito.

Immagine

Marlon Brando e la sua capacità di riempire lo schermo con la sola presenza.

Si è scritto e detto tanto su questo film, ma ogni volta le parole sembrano sprecate, inutili, di troppo, se paragonate con la bellezza di ogni singola scena. Dall’incipit al matrimonio, con la richiesta di Buonasera (Salvatore Corsitto) all’attentato di Sonny, dalle sequenze siciliane di Michael fino al battesimo finale, tutto è capolavoro, tutto è emozione. Non c’è una cosa fuori posto, la fotografia di Gordon Willis, abile a sfruttare la luce e le ombre, le musiche emozionanti di Nino Rota divenute leggendarie, la scenografia di Dean Tavoularis che ripropone lo sfarzo e la ricchezza delle abitazioni ma anche il degrado delle strade in cui si combatte la guerra tra famiglie. Il fiore all’occhiello è l’interpretazione degli attori: Al Pacino, al suo terzo film, rende palpabile il suo arco di trasformazione da reduce decorato a boss spietato, James Caan è irresistibile nella parte del nevrotico Sonny, Robert Duvall e John Cazale fanno tenerezza e lasciano trasparire la sopita paura dei loro personaggi, Diane Keaton ciecamente innamorata; e poi c’è Marlon Brando, una storia a parte, attore di un pianeta lontano di cui ancora non si conosce l’esistenza. Le frasi e le scene regalate alla storia sono tante: la testa di cavallo nel letto, il “gli faremo un’offerta che non potrà rifiutare”, la vendetta di Michael e l’amore per Apollonia, le battute di spirito del freddo Clemenza (Richard Castellano). Due però mi hanno rapito il cuore: il discorso di Don Vito alle famiglie mafiose durante il meeting e, soprattutto, il suo pianto disperato col becchino Buonasera davanti al cadavere crivellato del povero figlio. Tre Oscar (Film, l’alieno Brando e sceneggiatura non originale), ne meritava altri (Nino Rota ad esempio), ma lo scandalo fu quello per l’attore non protagonista, con Pacino, Caan e Duvall beffati da Joel Grey di Cabaret. CAPOLAVORO.

Matteo Chessa

Un pensiero su “1973. IL PADRINO: IL FILM PERFETTO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...