1976. QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO: UNA POESIA IN IMMAGINI

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Il titolo è tratto da una filastrocca inglese e ha doppia valenza: cuckoo può letteralmente significare cuculo o pazzo, e rimanda al tema del film: i  trattamenti disumani che vengono rivolti ai pazienti degli ospedali psichiatrici. Qui in particolare siamo a Salem, il cui manicomio riceve in cura un galeotto, Randal Patrick MacMurphy (Jack Nicholson), che deve esser controllato per capire se finge la pazzia per evitare la prigionia. Venuto a contatto con un mondo a lui sconosciuto, cerca con la sua voglia di vivere di contagiare i compagnia di reparto aiutandoli a capire cos’è la vera pazzia e ribellarsi ai metodi ferrei e discriminatori dell’infermiera Ratched (Louise Fletcher).

Tratto da un romanzo di Ken Kesey, da cui si prende molte libertà, Qualcuno volò sul nido del cuculo è un’opera che Kirk Douglas ha tenuto in cantiere per molti anni (portandola anche a teatro) prima di cedere i diritti al figlio Michael che gli preferisce il giovane Nicholson (38enne come McMurphy). Per la regia si punta sullo sconosciuto Milos Forman, regista ceco famoso in patria ma che in America aveva realizzato un solo film (Taking Off). La scommessa è vinta, Forman riesce a parlare della disumanità con ironia e delicatezza, tralascia la pazzia vera e propria (come fece invece Samuel Fuller nel 1963 in Il corridoio della paura) e parla di rapporti tra uomini nella stessa situazione, e tante scene del suo film sono così belle da avere un effetto di carezza allo spettatore: la gita in barca, le partite di poker, la gara di basket e la telecronaca con la tv spenta. Le musiche di Jack Nitzsche sono notevoli e la calma apparente nasconde un forte ideale di prigionia e alienazione, al punto da farle diventare anche minacciose (Randal sbotta per il volume troppo alto della musica che non permette di parlare ma di urlare, come pazzi). Il resto lo fa il cast straordinario, capeggiato da Nicholson e che vede tra le fila i giovani Danny De Vito, Christopher Lloyd, Brad Dourif, Scatman Crothers, Vincent Schiavelli; per confessione dello stesso Forman molto spesso bastava accendere la telecamera senza avvisarli e loro, improvvisando, creavano scene capolavoro. Un pauso a Louise Fletcher, giustamente premiata con l’Oscar per la parte della ferrea infermiera che tutti avremmo voluto strozzare. Il film è una poesia in immagini, un dramma ironico che fa sorridere, piangere, pensare e svuotare la mente. 5 Oscar (i più importanti) e un grande successo mondiale. Uno dei più grandi capolavori della storia del cinema. I pazzi sono quelli che non l’hanno visto.

Matteo Chessa

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