1977. ROCKY: IL SUCCESSO DEL LOW BUDGET

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Molto spesso si è scritto del 1977 come dell’anno delle sorprese, con i nominati Taxi Driver di Scorsese, Quinto Potere di Sidney Lumet e Tutti gli uomini del presidente di Pakula che vengono fregati dal “più leggero” Rocky di John G. Avildsen. Questo potrebbe portare i più a screditare sul nascere un grande film, sicuramente un capolavoro del genere sportivo, che è più complesso e sottile di quanto la trama lasci intendere (con ciò va anche sottolineato che la critica mondiale ne ha sempre tessuto le lodi). Rocky (Stallone) è un pugile di poco conto che vive nei bassifondi di Philadelphia e va avanti tra incontri di boxe di basso livello e un lavoretto di esattore di crediti per uno strozzino. Tra l’amore per Adriana (Talia Shire), sorella del suo amico Paulie (Burt Young),  e gli allenamenti nella palestra di Mickey (Burgess Meredith), riceve l’inattesa fortuna di sfidare il campione del mondo di pesi massimi Apollo Creed (Carl Weathers) che rimasto senza sfidante decide di dare una chance ad un pugile del luogo.

Scritto da Sylvester Stallone (che fa parte dell’invidiabile gruppo di attori che hanno ricevuto nello stesso anno una nomination come miglior attore e sceneggiatore assieme ai mostri sacri Chaplin e Orson Welles), è un film sui e per i perdenti, gli sconfitti in partenza, i figli della strada con poco nella vita oltre che i sogni di grandezza. Più che un film sullo sport (la sequenza dello scontro di pugilato dura pochi minuti) è un film sulla speranza, sul sogno americano (citato) che arriva per tutti quelli che sanno aspettare; la prima parte è un gioiello, e le inquadrature delicate e mai incalzanti  mostrano i sobborghi di Philadelphia in cui si incrociano varie vite e storie, con la timida e occhialuta Adriana, l’alcolizzato Paulie, il burbero Mickey che sostituisce l’armadietto di Rocky. La musica di Bill Conti, divenuta cult, Gonna fly now, accompagna con leggerezza la pattinata sul ghiaccio di Rocky e l’amata al primo appuntamento, le camminate nei vicoli della città del pugile intento a tirar pugni all’aria, i discorsi al bar e la proposta di Mickey. La seconda parte, quella dell’allenamento, è più movimentata e contiene quasi tutte le scene più famose (la scalinata, i pugni ai quarti di bue, l’incontro, l’urlo finale) ma non perde la poesia iniziale (vedere la scena in cui Rocky alla vigilia sale sul ring e guarda le gigantografie). Stallone, poco conosciuto, divenne una star e venne paragonato a Marlon Brando; 3 oscar (regia, film e montaggio) e tanto successo di pubblico e critica, vera impresa di questo film a basso budget (1,1 milioni di Euro spesi, 225 guadagnati). Stallone è doppiato da Gigi Proietti e non Ferruccio Amendola come tutti credono.

Matteo Chessa

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