1984. VOGLIA DI TENEREZZA: RAPPORTO VITA-MORTE NELLA STORIA DI DUE DONNE

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James L. Brooks, conosciuto da tutti per programmi tv come I Simpson o Mary Tyler Moore, non si cimenta spesso con la professione del regista, preferendogli di gran lunga quella del produttore o sceneggiatore tv (molte puntate geniali dei gialli di Springfield le ha scritte lui), ma quando lo fa arriva dritto all’anima dello spettatore. Ci riuscirà con Qualcosa è cambiato (1997), ci riesce con il gioiellino Voglia di tenerezza, dramma familiare tragicomico che narra del rapporto tra Aurora (Shirley MacLaine), rimasta vedova molto presto e costretta a crescere da sola la figlia Emma, e quest’ultima (Debra Winger) che, alle prese con un matrimonio infelice (ostacolato dalla madre) e tre figli, si ritrova a fronteggiare un cancro terminale. Decide allora di affidare i figli alla madre, il cui rapporto amoroso con il vicino di casa Garret Bredlowe (Jack Nicholson) sembra stabile. Tratto dal romanzo omonimo di Larry McMurty, è un film strappalacrime, un melò che alterna bene in momenti comedy, capitanati dall’irresistibile astronauta alcolista Bredlowe, a tanta tragedia, e si sofferma sulla quotidianità di una vita vissuta in maniera asfissiante, controllata, con la paura della morte, che sopraggiunge infine come risolutrice. La pellicola regge sul rapporto-contrasto tra una madre e una figlia; la prima, temendo la morte dopo il prematuro funerale del consorte, vive la vita con le cinture di sicurezza; la seconda, asfissiata per tutta la gioventù dalla mamma, preferisce morire piuttosto che vivere con la paura. Questo sfocia in scelte difficili, un matrimonio triste che naufraga, un aborto combattuto (ennesimo elemento del contrasto vita-morte del film) e un cancro riconciliatore. Il cast stellare fa la differenza: Shirley MacLaine, premiata con l’Oscar, è bravissima, Debra Winger, candidata, regge il confronto, ma è inevitabile che gli applausi siano tutti per Jack Nicholson, Re Mida hollywoodiano qui al suo secondo Oscar (stavolta non protagonista), convincente e irresistibile in tutto quello che fa (si presenta con un esilarante tuffo notturno in piscina). Danny DeVito e Jeff Daniels completano in quadro. 5 Oscar, tante lacrime e una consapevolezza: la tenerezza di cui si parla nel film non è la morte, come si è scritto, ma la normalità; la pellicola non è altro che inno alla vita senza affanni.

CURIOSITA’: Il film ha avuto un sequel girato nel 1996, Conflitti di cuore. Aurora ha una tormentata relazione con un giovane psichiatra (Bill Paxton) e Nicholson compare solo in un cameo. Ancora non se ne spiega l’utilità.

Matteo Chessa

1983. GANDHI: IL MAHATMA KINGSLEY DOMINA LA SCENA

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34º nella classifica dei migliori cento film britannici del XX secolo, Gandhi diretto e prodotto da Richard Attenborough fa parte della categoria di quei film storiografici che riuscirono a convincere l’Academy. Il film dominò agli Oscar del 1983, surclassando E.T.-l’extraterrestre di Steven Spielberg e soprattutto Il Verdetto di Sidney Lumet (che forse meritava qualcosa in più) e vincendo ben otto statuette (su undici nomination) tra cui miglior film, regia, attore protagonista (Ben Kingsley) , sceneggiatura (John Briley), fotografia, costumi, scenografie, montaggio.  L’opera analizza sapientemente tutti i momenti più rilevanti della vita del  Mahatma: dalla scuola a Londra, all’apprendistato in Sudafrica, dagli esordi dell’attività politica all’insegna della non violenza passando per il famigerato digiuno di protesta fino al tragico assassinio da parte di un bramino.  La produzione rimase sorpresa dall’enorme successo internazionale della pellicola poiché per la realizzazione, il film ebbe un budget di soli 22.000.000 di dollari. Nonostante la pesante eredità del contenuto biografico, Gandhi, pur non privo di difetti (qualche eccesso di leziosismi) riesce comunque a coinvolgere ed appassionare. Forse l’eccessiva lunghezza lo penalizza con il passare del tempo. L’interpretazione di Kingsley, inutile dirlo, è sorprendentemente realistica e intensa (anche grazie alla discreta somiglianza fisica). Una delle migliori biografie mai state realizzate.

 

 

CURIOSITA’: Per la sequenza dei funerali di Gandhi, che apre il film, furono dirette ben 350.000 comparse e attualmente è la scena con il maggior numero di persone mai eseguita nella storia del cinema. Questa scena è poi entrata nel Guinness dei Primati.

 

Francesco Pierucci