1985. AMADEUS: LA PERFEZIONE CINEMATOGRAFICA

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Non è un biopic né una riproposizione di eventi realmente accaduti; il film prende spunto dall’omonima opera teatrale di Peter Shaffer in cui si ipotizza (ma in realtà questa teoria è stata smentita quasi al 100%) una rivalità tra i compositori Antonio Salieri e Wolfgang Amadeus Mozart, entrambi al servizio dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena. Uno scontro vissuto in maniera morbosamente invidiosa dal compositore italiano e che sfocia nell’uccisione di Mozart (non per mano ma a causa di Salieri). Diretto da Milos Forman, al suo secondo Oscar dopo Qualcuno volò sul nido del cuculo, è esattamente la versione cinematografica di un’opera di Mozart, perfetta da ogni punto di vista e da qualsiasi angolazione. Un film girato prevalentemente in interni, con scenografie perfette che ripropongono la magnificenza dei saloni imperiali, ma anche i teatri, le stamberghe; la fotografia gioca con luci e ombre e sottolinea la tematica evidente del film: l’invidia celata di Salieri per l’irriverente Mozart, un fanciullo osceno scelto da Dio come suo strumento in luogo del compositore italiano, comunque apprezzato ma non abbastanza talentuoso da scrivere opere che folgoreranno i tempi e rimarranno eterne. Uno scontro impari tra un servitore del Signore e un servito che già è riscontrabile nel secondo nome di Mozart (che titola la pellicola), Amadeus (Theophilus) che significa proprio “amato da Dio”. Da far accapponare la pelle le due incredibili interpretazioni degli attori protagonisti (entrambi candidati) Tom Hulce (Mozart) e Fred Murray Abraham (Salieri), dalle cui espressione facciali, dai movimenti in scena, è possibile capire il senso del film (per capire la bravura di Abraham basta vedere come cambia faccia man mano che si rivolge a Dio ringraziandolo).  Per le musiche, tutte di Mozart, non ci sono parole: è un film che si può vedere senza ascoltare e che si può ascoltare senza guardare. Otto Oscar (per il migliore attore la spuntò F.M Abraham), capolavoro da vedere, avere, custodire gelosamente. Una volta finito verrà spontaneo guardare il cielo e dire “Grazie Signore”.

Matteo Chessa

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