SAKAMICHI NO APOLLON: QUANDO IL JAZZ SALVA IL TUTTO

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Carissimi disoccupati, oggi sono qui per parlarvi di un anime che ho visto recentemente e che è riuscito sorprendentemente a soddisfarmi. L’opera è tratta dall’omonimo manga del 2007 di Yūki Kodama (edito da Planet Manga dal 2013) ed è proprio dalla descrizione fatta nel sito della casa editrice che voglio partire:

Jammin’ Apollon è la toccante storia di un’amicizia e di un amore. Tre adolescenti, la musica jazz e una strada in pendenza. Con una freschezza che ricorda la Nouvelle Vague francese, l’autrice Yuki Kodama ci racconta di un importante periodo di passaggio nella vita umana. Un vibrante e sincopato romanzo di formazione.”

Se anche voi avete una sensibilità paragonabile a quella di un dirigente petrolifero in Nigeria, penserete che si tratti di una cagata pazzesca e che preferireste vedere un episodio di The Vampire Diaries piuttosto che sorbirvi questo abominio smielato, ma vi invito comunque a dargli una chance. Non certo per i protagonisti: che incarnano in tutto e per tutto tre degli stereotipi più banali: il classico sfigato secchione, asociale e costretto a spostarsi di città in città, il sempliciotto di campagna che risolve tutto a suon di cazzotti, l’ingenua ragazza della porta accanto che non si accorge dei sentimenti dello sfigato. Non è neanche per la vicenda in sé, basata sostanzialmente sulla mirabolante capacità dei vari protagonisti di fare la cosa giusta al momento sbagliato o quella sbagliata al momento giusto. Insomma se fossero emotivamente stabili e dotati di un minimo di cervello si risolverebbe tutto in tre episodi. Il motivo per cui vi sfibro la fava consigliandovi questo titolo è il Jazz. Le vicende, le angosce e i sogni dei protagonisti vengono riassunti e sfogati attraverso una serie di jam session veramente gradevoli che ripuliscono l’opera dalla banalità, rendendola dinamica, interessante e squisitamente piacevole. Non mancano le citazioni importanti da Art Blakey a Bill Evans, capaci di far riscoprire un genere musicale dai più dimenticato ma che regala sempre grandi emozioni. In conclusione vi consiglio l’anime, perché levando la musica credo che ben poco rimanga all’opera, e vi assicuro che una volta finito, magari non avrete voglia di rivederlo, ma sicuramente andrete a cercarvi e riascoltarvi quei brani e quegli artisti che vi hanno accompagnato durante il viaggio.

L’obeso barbuto

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