TOP 10: LE PIU’ BELLE COVER DI RAT-MAN COLLECTION

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SETTE GIORNI – N.39

Che dire di questa cover? Mette i brividi (in senso buono), profondità più vicina a una fotografia piuttosto che a un disegno, colori buoi in stile horror che rammentano le illustrazioni per Rat-Man dei primi anni e non le colorate e vivaci copertine più recenti.

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LA MUMMIA – N.28

Spettacolare copertina di Leo che ripercorre i grandi classici degli anni ’30. C’è tutto: un mostro imponente che sopraffà il protagonista e l’intero disegno con la sua mole, una dama in pericolo e profetici dipinti di 4000 anni fa. Il volto di Rat-Man rompe la magia con il suo faccione da idiota…

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CATASTROFE – N.59

Omaggio al primo super eroe in assoluto, Superman. La copertina del cinquantanovesimo volume di Rat-Man ricalca in tutto ‘Action Comics #1’ (del 1938) ma con quel qualcosa in più: saranno le orecchie al posto di un ciuffo corvino? I nasi da scimmia dei malviventi che scappano? O che il soggetto non è proprio il Ratto che conosciamo?

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VENGA IL MIO REGNO – N.60

Topolino ha inspirato Rat-Man nella scelta del costume, ma è sicuramente Batman ad averlo inspirato nel atteggiamento e nelle pose da super eroe. In questa copertina vediamo il nostro appeso a un cavo come lo fu nel 1939 il Pipistrello della DC su ‘Detective Comics #27’. Colori e chine impeccabili anche in questo lavoro.

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L’INTERNAUTA– N.15

MA CHE è UNA RIVISTA PORNO? E i lettori hanno dai 9 ai 60 anni!

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TITANIC 2000 – N.16

Stranissima copertina che ritrae l’eroe della Città Senza Nome sulla prua del Titanic sommerso. I giochi di luci e ombre, il riflesso del sole attraverso l’acqua, i colori freddi e l’espressivo volto di Rat-Man fanno guadagnare a questo disegno un posto tra le mie 5 cover preferite.

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YELLOW – N.74

Prova da maestro per Leo Ortolani che si cimenta a sorpresa nello stile d’ animazione giapponese, dopo tanti anni a parlare solo di super eroi.

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LA BELVA IN NOI– N.3

Rat-Man contro Wolverine. Era il 1997, settembre e tra Panini e Marvel il matrimonio era più forte che mai, tanto che per presentare i nuovi ‘Rat-Man’ ci si poteva permettere di inserire gli eroi Marvel in bella vista. La dinamica della scena è fenomenale, e la furia nascosta nel piccolo corpo di Ratty esplode sormontando l’immortale mutante.

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L’ALLIEVO – N.18

Ennesimo omaggio alla Marvel Comics. Un immagine epica che trasmette forza e coraggio (come è nel carattere di Rat-Man) ma che si scontra con la fisionomia gracile del eroe.  Vediamo qui un uomo minuto contro un mondo minaccioso che vuole schiacciarlo, insomma tutta la vita di Rat-Man racchiusa in un singolo disegno.

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STANOTTE MUIO – N.98

Il grande Leo omaggia Steranko, il maestro che ha firmato le più belle storie Marvel con oggetto gli agenti dello S.H.I.E.L.D. La maestria con cui il creatore di Rat-Man si destreggia nei più svariati esperimenti artistici, pur mantenendo il suo stile, è strabiliate e in questa illustrazione del 2013 si manifesta tutta la sua potenza visiva.

Pietro Micheli

1993. GLI SPIETATI: IL WESTERN PERFETTO DEL MAESTRO EASTWOOD

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Chi è il padrone di questo cesso?

Con questa epica frase William Munny (un Clint Eastwood in grande spolvero), ex assassino che ha rinnegato il proprio passato, si presenta nel saloon per uccidere lo sceriffo Little Bill Duggett (un crudele e convincente Gene Hackman), nonostante ciò voglia dire infrangere la promessa fatta alla moglie in punto di morte.

Il rapporto tra l’Academy e i grandi maestri si sa è sempre stato controverso. Eastwood, indiscutibilmente uno dei più grandi autori della storia del cinema (forse l’unico in grado di fondere così armonicamente classicismo e modernismo), non fa eccezione e deve aspettare il suo sedicesimo (!) film da regista per ricevere quel riconoscimento tanto agognato e meritato. L’unico vero antagonista de Gli Spietati (orrenda traduzione dell’originale  Unforgiven, letteralmente “coloro che non vengono perdonati”) nella corsa al Miglior Film era Scent of a Woman- Profumo di donna di Martin Brest che si accontentò della statuetta per il Migliore Attore Protagonista (uno straordinario Al Pacino che interpreta un cieco). Il film di Eastwood invece si portò a casa altri tre riconoscimenti (regia, attore non protagonista a Gene Hackman e montaggio), oltre al diventare il terzo western della storia del cinema ad aver vinto l’Oscar di miglior film, dopo I pionieri del West (1931) e Balla coi lupi (1990) di Kevin Costner. Ma chi sono in fondo gli “Unforgiven“? Forse lo è William Munny, che convive da sempre con il senso di colpa (tema centrale nella filmografia eastwoodiana) per il suo passato da bandito o probabilmente lo è Little Bill Duggett con la sua morte che non contempla alcuna catarsi. Il film non dà risposte certe ma, tra una sparatoria e un’esecuzione, ragiona sapientemente sul tema della violenza che è da sempre insito nella cultura americana. Un western crepuscolare che è probabilmente il migliore del suo genere. Capolavoro assoluto.

CURIOSITA’: Nei titoli di coda Eastwood inserisce una dedica particolare, “a Sergio e Don”, per ricordare i due maestri che lanciarono la sua carriera e che gli insegnarono ad amare il cinema: Sergio Leone e Donald Siegel

Francesco Pierucci