1999. SHAKESPEARE IN LOVE: L’OSCAR CHE CHIUSE IL MILLENNIO

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Inutile dire che alla cerimonia dell’Academy del 1999 doveva vincere indubbiamente La vita è bella di Roberto Benigni, non per un eccesso di pattriottismo ma perché rimane semplicemente uno dei film più originali e commoventi tra quelli che hanno affrontato la tematica del nazismo. A vincere, o meglio, a trionfare invece fu purtroppo il discreto Shakespeare in Love di John Madden che ottenne tredici nomination  (secondo posto dietro a Eva contro Eva e Titanic con 14 nomine) e sette statuette: miglior film, attrice protagonista a Gwyneth Paltrow, attrice non protagonista a Judy Dench, sceneggiatura originale, scenografia, costumi e colonna sonora. L’opera di Madden si sofferma sulla crisi creativa che colpì l’immortal bardo britannico William Shakespeare (Joseph Fiennes) nell’estate del 1593: l’incontro con la giovanissima Lady Viola, (Gwyneth Paltrow) che si travesta d’attore per ottenere la parte di Romeo, lo farà rinsavire poeticamente grazie all’amore per la bella fanciulla. Il tentativo di postmodernizzare l’ambiente ottocentesco del teatro elisabettiano riesce abbastanza bene ma la sensazione che permane alla fine della visione è che ci si trova di fronte a un’opera piacevole ma fine a se stessa, non necessaria. Da sottolineare che Judy Dench  vinse l’Oscar come non protagonista per il ruolo della regina Elisabetta con una presenza di soli otto minuti(!). Sicuramente un film non indimenticabile.

CURIOSITA’: Nel film, quando Lord Wessex si trova al funerale di Marlowe, credendo che invece che il morto sia Shakespeare, si ritrova davanti Will stesso e, credendolo il suo spirito giunto a vendicarsi minaccioso, fugge via inorridito supplicandolo di risparmiarlo. L’allusione è un chiaro riferimento alla tragedia dello stesso Shakespeare, Macbeth, nella quale al protagonista appare lo spirito di Banco, che egli aveva fatto uccidere poco prima dai suoi sicari.

Francesco Pierucci

1998. TITANIC: IL KOLOSSAL DI UNA NUOVA GENERAZIONE

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Titanic fu il protagonista e trionfatore annunciato della 70ª edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar, che si svolse il 23 marzo 1998: l’unica vera incognita prima della kermesse riguardava il numero di statuette che l’opera di James Cameron si sarebbe aggiudicata. Su 14 nomination ricevute (al pari di Eva contro Eva di Joseph  L. Mankiewicz, del 1950), il kolossal americano si portò a casa ben undici premi (eguagliando il record che Ben-Hur di William Wyler, del 1959, deteneva tutto da solo da 38 anni e che dal 2004 è condiviso anche con Il Signore degli Anelli – Il Ritorno del Re di Peter Jackson): miglior film, regia, fotografia, scenografia, costumi, sonoro, montaggio, montaggio sonoro, effetti speciali, colonna sonora, canzone. L’importanza principale dell’ottimo film di Cameron, che in assoluto può piacere o meno, è stata quella di avvicinare un’intera generazione al cinema e restituire linfa vitale pecuniaria a quella macchina dello spettacolo perennemente in crisi economica. Parlando invece del film in sé, indubbiamente il merito principale di Titanic è stato quello di consacrare (anche se qui è odioso!) quello che sarà uno dei migliori attori di Hollywood ovvero Mr. Leonardo Di Caprio (e dategliela ‘sta statuetta!). Indimenticabili alcune scene entrate di diritto nell’immaginario cinematografico degli spettatori e soprattutto la colonna sonora, in special modo My Heart Will Go On di Celine Dion. Chi non l’ha visto è forse fuori dal mondo.

CURIOSITA’: Titanic divenne il film di maggior incasso nella storia del cinema, con un incasso totale di oltre 1,8 miliardi di dollari (il primato rimase per 12 anni, fino al 2010 quando venne superato dal film successivo di Cameron, Avatar) e il primo film a raggiungere il miliardo di dollari di incassi.

Francesco Pierucci