LE MIE PALLE– PROTEGGERO’ LA MIA TERRA?…QUANDO IL TITOLO RIVELA TANTISSIMO!

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Carissimi perditempo, oggi vi consiglio una delle opere più geniali che mi siano mai finite tra le mani; il titolo e la copertina dicono già molto di questo eccentrico manga di Takahiro Seguchi e Shigemitsu Harada, edito in Italia dalla Magic Press Edizioni, che considero un grande capolavoro goliardico. Quando l’ho visto in fumetteria ho subito pensato che si trattasse di una parodia trash di una ben più famosa opera e per questo lo stavo evitando. Solo il consiglio dell’illustre proprietario mi ha convinto ad avventurarmi in questo titolo che ritengo assolutamente imperdibile. La trama è tanto semplice quanto assurda: nel testicolo destro di Kota, un ragazzo di 19 anni, senza lavoro fisso, vergine ed estremamente pervertito, viene sigillata erroneamente la regina dei demoni. Il malcapitato pipparolo dovrà reggere un mese senza venire altrimenti la libererà scatenando l’apocalisse. Ad avversare la sua già fievole volontà ci saranno una serie di demonietti ultra sexy e altri personaggi della sua vita che faranno di tutto per farlo venire, rivelandosi dei veri pervertiti, coinvolgendolo in avventure poco raccomandabili al limite del sadomaso e del fisting, e colpendolo con improbabili poteri magici capaci di rendere i vestiti dell’amata trasparenti e praticare una circoncisione in pochi istanti.

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Il trash che diventa capolavoro

È certamente uno dei manga più ecchi che abbia mai letto, al confine con l’hentai, ma questo è un titolo che va affrontato con spensieratezza. In quale altra opera potrete mai vedere una potente regina apocalittica contattare in sogno un ragazzo lamentandosi che a causa sua è costretta a vivere in mezzo allo sperma stagionato?! Questo manga è la prova che superato un certo livello di trash si conquista il genio. Lo sconsiglio ampiamente ai puritani, ai moralisti, a tutta quella marmaglia con la puzza sotto il naso convinta che vedere un film muto cecoslovacco di 6 ore li arricchisca di virtù, e anche ai pipparoli di ogni genere che potrebbero slogarsi i polsi.  Ma a voi,  capaci di comprendere e apprezzare il più puro, nobile, immacolato, santissimo, spirito goliardico, a voi cultori dell’ozio, del vizio e della risata scatenata dalla demenza, a voi amici miei io dico: non perdetevi questo capolavoro!  Un saluto

L’Obeso Barbuto

2000. AMERICAN BEAUTY: UN MIRACOLO (E 5 OSCAR)

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Chi è il vero  creatore di un film? Domanda che da sempre si pongono gli appassionati e addetti ai lavori della settima arte e che è ancora insoluta. Potrebbe essere il produttore, il regista, il direttore della fotografia, gli attori o lo sceneggiatore. Mai come in American Beauty, Miglior Film che apre il nuovo millennio, la domanda trova una sua risposta certa, dato che si deve alla straordinaria sceneggiatura di Alan Ball, conosciuto ai più per aver creato (e scritto) serie Tv importanti come Six Feet Under o True Blood, molta della bellezza della pellicola. Con uno stile quotidiano, semplice ma non banale, la sceneggiatura presenta personaggi ben definiti, diversi tra loro ma fortemente accomunati, approfonditi psicologicamente ma mai invasivi. Lester Burnham (Kevin Spacey), quarantaduenne americano stanco della sua vita monotona e monocorde passata affianco alla moglie Carolyn  (Annette Bening) e alla figlia Jane (Thora Birch) che lo considerano un perdente, si invaghisce di Angela (Mena Suvari),studentessa coetanea e amica di Jane, e cambia completamente. La genialità sta nel fatto che noi spettatori sappiamo fin dall’inizio che lui di lì a un giorno sarà morto (citazione di Viale del tramonto). Esordio alla regia cinematografica per il televisivo Sam Mendes che ha studiato l’America di Lynch e l’ha riproposta (dai personaggi alle casette a schiera) in questa commedia nera con diverse chiavi di lettura e tanti temi: la vera natura della bellezza, il rapporto genitori-figli spesso ribaltato, l’amore senza età e l’omosessualità. Kevin Spacey sembra nato apposta per interpretare questa parte e vince il meritatissimo Oscar (secondo personale dopo il nonn protagonista de I soliti sospetti), ma anche gli altri meritano la lode. L’american beauty è il tipo di rosa che coltiva Carolyn nel giardino, i cui petali cadono addosso alla sensuale Angela (in una citazione ai film di Marilyn Monroe), ma si riferisce anche al tema della bellezza vera che può avere molto forme e spesso passa inosservata (la scena della busta) Film di pregevole fattura, con una sceneggiatura che fa urlare al miracolo. Vedetelo e poi andate in pace.

Matteo Chessa