2000. AMERICAN BEAUTY: UN MIRACOLO (E 5 OSCAR)

Immagine

Chi è il vero  creatore di un film? Domanda che da sempre si pongono gli appassionati e addetti ai lavori della settima arte e che è ancora insoluta. Potrebbe essere il produttore, il regista, il direttore della fotografia, gli attori o lo sceneggiatore. Mai come in American Beauty, Miglior Film che apre il nuovo millennio, la domanda trova una sua risposta certa, dato che si deve alla straordinaria sceneggiatura di Alan Ball, conosciuto ai più per aver creato (e scritto) serie Tv importanti come Six Feet Under o True Blood, molta della bellezza della pellicola. Con uno stile quotidiano, semplice ma non banale, la sceneggiatura presenta personaggi ben definiti, diversi tra loro ma fortemente accomunati, approfonditi psicologicamente ma mai invasivi. Lester Burnham (Kevin Spacey), quarantaduenne americano stanco della sua vita monotona e monocorde passata affianco alla moglie Carolyn  (Annette Bening) e alla figlia Jane (Thora Birch) che lo considerano un perdente, si invaghisce di Angela (Mena Suvari),studentessa coetanea e amica di Jane, e cambia completamente. La genialità sta nel fatto che noi spettatori sappiamo fin dall’inizio che lui di lì a un giorno sarà morto (citazione di Viale del tramonto). Esordio alla regia cinematografica per il televisivo Sam Mendes che ha studiato l’America di Lynch e l’ha riproposta (dai personaggi alle casette a schiera) in questa commedia nera con diverse chiavi di lettura e tanti temi: la vera natura della bellezza, il rapporto genitori-figli spesso ribaltato, l’amore senza età e l’omosessualità. Kevin Spacey sembra nato apposta per interpretare questa parte e vince il meritatissimo Oscar (secondo personale dopo il nonn protagonista de I soliti sospetti), ma anche gli altri meritano la lode. L’american beauty è il tipo di rosa che coltiva Carolyn nel giardino, i cui petali cadono addosso alla sensuale Angela (in una citazione ai film di Marilyn Monroe), ma si riferisce anche al tema della bellezza vera che può avere molto forme e spesso passa inosservata (la scena della busta) Film di pregevole fattura, con una sceneggiatura che fa urlare al miracolo. Vedetelo e poi andate in pace.

Matteo Chessa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...