2008. NON È UN PAESE PER VECCHI: I COEN FILMANO LE PAGINE ASCIUTTE DI MCCARTHY

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Llewelyn Moss (Josh Brolin), saldatore texano, si imbatte per caso nelle conseguenze di uno scontro a fuoco causato dallo scambio di una partita di droga e recupera (e tiene) un’abbondante somma di denaro che permetterebbe a lui e alla moglie Carla Jean (Kelly MacDonald) di vivere agiatamente. Il gesto sprovveduto lo catapulta in un incubo di violenza e inseguimenti, braccato dal sicario Anton Chigurh (Javier Bardem) che vuole recuperare i soldi. Anche il vecchio sceriffo Ed Tom Bell (Tommy Lee Jones) è sulle tracce di Moss, e spera di trovarlo prima del killer per garantirgli protezione. Tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy (dai cui libri son stati tratti altri film celebri come The Road di Hillcoat e i recenti The counselor di Ridley Scott e Child of God di James Franco), segna il ritorno alle origini dei Coen, che vengono da due film leggeri come Prima ti sposo poi ti rovino  e il remake Ladykillers, con una nuova storia che parte dall’avidità umana e ne analizza le conseguenze dando diverse chiavi di lettura a seconda dei personaggi della vicenda (ci si sposta dai ghiacci al deserto ma il paragone con Fargo è doveroso). Con uno stile secco e asciutto ripreso dalle pagine del libro di McCarthy, interpretazioni attoriali da incorniciare (sottolineata spesso quella di Bardem, premio Osca non protagonista, da ricordare anche il buon Josh Brolin) e scene storiche (Chigur assassino con l’aria compressa), la vicenda suggerisce tre chiavi di lettura, tre modi di giudicare le azioni che si vedono: una spaventata e incredula di quello che accade (Moss), una fredda e spietata (Chigur) e l’ultima (secondo me la visione dei Coen) distaccata, nostalgica e consapevole dell’impossibilità di fermare le cose (Bell). Un ritorno ad alti livelli che non permette di raggiungere capolavori passati (Il grande Lebowski, Fargo, L’uomo che non c’era) ma nemmeno li lascia nella palude creativa in cui si erano impantanati. Un consiglio: leggete prima il libro. Quattro Oscar, tra cui Miglior Regia, successo globale e la soddisfazione di aver eclissato un film come Il petroliere. Mica male.

Matteo Chessa

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