2010. THE HURT LOCKER: LA GUERRA COME DROGA

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Ci si aspettava Avatar di James Cameron, si sperava Bastardi senza gloria di Tarantino, si sognava Tra le nuvole di Reitman o Up, prodotto Pixar firmato Docter- Peterson; a vincere la statuetta per il Miglior Film del 2010, primo anno in cui il numero di nominati cambia da 5 a 9 (anche se nel 2011 saranno 10), è The Hurt Locker, war movie di Kathryn Bigelow ambientato in Iraq. A pochi mesi dal suo concedo, il capo- artificiere della Bravo Company, unità speciale dell’esercito USA specializzata nel disinnescare bombe, perde la vita in seguito ad un’esplosione. Lo sostituisce il sergente James (Jeremy Renner), esperto, impulsivo e sprezzante della (sua) vita. La Bigelow riprende la guerra in Iraq dopo Redected di De Palma e Nella valle di Elah di Paul Haggis, ma si capisce immediatamente quanto il suo intento non sia di mostrarci “quella” guerra (data l’ambientazione e le riprese ci potremmo trovare in ogni parte del mondo) quanto di evidenziare come essa sia da sempre una droga per i soldati, spaesati senza di lei e impossibilitati a vivere lontani dall’azione. La scenografia (le magnifiche ambientazioni polverose di Karl Juliusson), la sceneggiatura del giornalista Mark Boal e le interpretazioni del cast (su tutti Jeremy Renner, bisognerà aspettare America Hustle per rivederlo così in forma) convincono, così come la regia attenta e dettagliata della Bigelow, lontana anni luce dai zigoviaggi di Strange Days e finalmente distante dall’ombra ingombrante dell’ex marito James Cameron, come dimostrano le perfette scene di tensione, preparate al millesimo . L’hurt locker è la “cassetta del dolore”, dove vengono chiusi i corpi dei soldati morti. Sei Oscar, tra cui la regia storica a Kathryn Bigelow, prima donna nella storia.

Matteo Chessa

2009. THE MILLIONAIRE: LA PICCOLA FAVOLA DI DANNY BOYLE

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La cerimonia dell’Academy del 2009 è ricca di tensione perché forse per la prima volta nella storia non c’è un vero favorito in grado di surclassare gli avversari. The Millionaire di Danny Boyle, Milk di Gus Van Sant, Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher, Frost/Nixon-Il duello di Ron Howard sono tutti buoni film che però in annate meno fortunate non avrebbero mai potuto lottare per aggiudicarsi la statuetta più importante. A trionfare come sappiamo è The Millionaire (in originale Slumdog Millionaire), ottavo film del regista inglese, che decide di trasportare la policromatica suggestività delle sue inquadrature nella sua ambientazione ideale ovvero l’India. Tratto dal romanzo di Vikas Swarup Le dodici domande, il film racconta la storia di Jamal, un ragazzo povero di Mumbai e delle sue vicissitudini che lo porteranno a partecipare al Chi vuol essere milionario indiano per poter riscattare la sua amata Latika da un pericoloso criminale. Dopo aver raccontato l’esistenza dei tossici scozzesi di Trainspotting e dell’epidemia con zombie annessi di 28 giorni dopo, Boyle si confronta con la Bollywood moderna, prima industria cinematografica nel mondo che, dopo il periodo d’oro incarnato dalle gesta di Amitabh Bathchan, ha bisogno di trovare una nuova collocazione nell’universo della settima arte. Non potendo contare su uno stampo narrativo innovativo, l’opera scorre piacevole ma senza regalare eccessivi sussulti. Ciò che più resta nella mente di chi guarda, oltre all’infinita povertà delle baraccopoli, è forse l’orecchiabile canzone  Jai Ho (vincitrice dell’Oscar) cantata dalle Pussycat Dolls con Allah Rahman. Troppo poco per un film che si porta a casa ben otto statuette.

CURIOSITA’: Nel maggio 2009, nonostante gli Oscar, le case delle famiglie di due degli attori bambini, quella di Azharuddin Mohammed Ismail che rappresenta il giovane Salim e quella di Rubina Ali che rappresenta Latika nel film, furono demolite a colpi di ruspa dalle autorità indiane senza alcun preavviso. Nel corso della demolizione il ragazzo e il padre della ragazza furono bastonati dalla polizia.

Francesco Pierucci