2006. CRASH- CONTATTO FISICO: CRITICA AD UN’AMERICA SPAVENTATA

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L’Oscar è meritato, nonostante i titoli altisonanti che, nel 2006, si sono giocati il Miglior Film: Munich, uno dei migliori Spielberg degli ultimi anni, I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, che può vantare un Heath Ledger d’alto livello, Truman Capote: A sangue freddo di Miller e Good Night and Good Luck di George Clooney. La spunta, tra il dissenso generale, Crash di Paul Haggis, conosciuto più per la sceneggiatura (d’esordio) di Million Dollar Baby che per il suo primo film del 1993 Red Hot. Una pellicola con varie storie collegate che si incastrano nel finale, tutte a sfondo razzista, da considerare un gioiello, sia per la sceneggiatura che per la capacità del regista di ritagliare il giusto spazio a tutte le vicende, ricordando i migliori film corali di Altman. Forte la critica alla paura generale post 11 Settembre che si viveva negli USA in quegli anni, alla mancanza di contatto tra persone che sfocia in diffidenza e allontanamento del prossimo, con lotta tra razze la cui unica colpa è esser diverse . Tra le varie storie la migliore (e più commovente) è quella del commerciante persiano convinto che il fabbro latino l’abbia derubato. Un film dal fascino magnetico che seduce lo spettatore, che si sente abbandonato quando finisce. Tre oscar meritatissimi: film, sceneggiatura originale e montaggio (impeccabile). Ang Lee per Brokeback Mountain fregò la Miglior Regia sotto il naso di Haggis, che poi si perse in film minori (tolto Nella valle di Elah).

CURIOSITA’: Cronenberg si arrabbiò molto con Haggis, reo di aver letteralmente rubato il titolo di un suo film, Crash appunto, del 1996.

Matteo Chessa

2005. MILLION DOLLAR BABY: IL PICCO MASSIMO DELL’ARTE CINEMATOGRAFICA CONTEMPORANEA

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Mo cuishle significa mio tesoro. Mio sangue.

Tratto da un racconto della raccolta Rope Burns di F.X. Toole, alla cerimonia del 2005 Million Dollar Baby sbaraglia tutti i rivali (Sideways- In viaggio con Jack, Ray) che gli sono nettamente inferiori e conquista quattro statuette su sette nomination. Dopo il western crepuscolare Gli Spietati, l’Academy decide giustamente di premiare ancora una volta l’immenso talento registico del texano dagli occhi di ghiaccio, da sempre alla spasmodica ricerca di una meritata consacrazione da parte della critica. In più di quarantanni di onorata carriera dietro la macchina da presa, l’ex Ispettore Callaghan ha contribuito enormemente alla rinascita del cinema contemporaneo soprattutto grazia a film come Million Dollar Baby che, forse assieme a Mystic River e Gran Torino, rappresenta il picco massimo della sua poeticaAmarezza, senso di colpa, fallimento, Clint Eastwood racconta il sogno americano come solo Eastwood sa fare: Maggie Fitzgerald, cameriera trentenne senza prospettive, irrompe nella vita del vecchio manager di pugilato Frankie Dunn il quale, nonostante l’iniziale riluttanza (“Io non alleno le donne”), si lascia coinvolgere dall’entusiasmo della donna e decide di trasformarla in una vera e propria campionessa. In Million Dollar Baby tutto è perfetto: la regia di Eastwood così classicheggiante ma così moderna, la toccante sceneggiatura di Paul Haggis che affronta egregiamente un tema scottante come l’eutanasia (non a caso l’anno seguente da regista vincerà l’Oscar Miglior Film per Crash-Contatto fisico), le interpretazioni sensazionali della camaleontica Hilary Swank e del saggio Morgan Freeman (entrambe premiate con la statuetta), la cupa fotografia di Tom Stern. E poi quando ti trovi a osservare la commovente sequenza della spiegazione del termine Mo Chuisle, c’è veramente bisogno di aggiungere altro? Probabilmente il miglior film vincitore Oscar dal 2000 a oggi. Capolavoro assoluto.

CURIOSITA’: Durante il suo acceptance speech per l’Oscar, Eastwood disse di aver girato il film in soli 37 giorni!

Francesco Pierucci

2004. IL SIGNORE DEGLI ANELLI- IL RITORNO DEL RE: LA MEDIOCRITA’ PREMIA

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Probabilmente è un Oscar che premia tutta la trilogia perciò sarebbe riduttivo analizzare solamente quest’ultimo capitolo della saga fantasy di Peter Jackson, tratta dal libro Il Signore degli anelli di Tolkien. Eppure non si può fare a meno di notare che Il ritorno del re è nettamente inferiore ai due film precedenti e non riesce, nonostante le grandi attese, a riproporre l’alone di magia che circonda La compagnia dell’anello e, soprattutto, Le due torri, per me il capitolo più riuscito. Le colpe possono esser tante: l’eccessiva lunghezza (mezzora più lungo dei precedenti), la troppa fedeltà al libro in alcune sequenze e l’esatto opposto in altre (la battaglia di Minas Tirith doveva essere completamente al buio invece c’è il sole e questo rende inutile il discorso sull’oscurità del re di Rohan), una sceneggiatura a tratti ridicola, con frasi da fantasy poco pretenzioso, e un montaggio frettoloso, disturbante, che spezza il ritmo delle scene senza giustificazioni. Tolto il troppo amore dei fan, non si può non parlare di film mediocre vedendo scene come l’uccisione del re dei Nazgul da parte di una donna (perché lei non è un uomo, mah) con tanto di urletto ridicolo prima di infilzare la testa dello spettro, o ancora la faccia da”ho un mal di pancia, mi serve un bagno non resisto più” di Frodo appena colpito dal ragno Shelob (recuperatele e capirete). Resta la fotografia mozzafiato, le ottime prove attoriali, le musiche e i miliardi incassati. E restano gli 11 Oscar, record storico assieme a Ben Hur e Titanic. Peccato per Mystic River, capolavoro di Clint Eastwood, che meritava il Miglior Film. Si rifarà l’anno successivo.

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Le scena ridicola in cui Aragorn canta.

Matteo Chessa

2003. CHICAGO: QUANDO CADONO LE BRACCIA

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Sicuramente quelli dell’Academy sentivano la mancanza del genere musicale tra i premiati e hanno deciso di rimediare con Chicago di Rob Marshall, altrimenti non si spiega la vittoria di un film sicuramente inferiore agli altri candidati dell’anno, Gangs of New York di Scorsese, The Hours di Daldry, Il Pianista di Polanski e Le due torri, secondo capitolo della trilogia fantasy Il Signore degli anelli diretto da Peter Jackson. Tratto da un musical di Broadway, già portato sugli schermi ai tempi del muto con lo stesso titolo, racconta le vicende di una star dei night club, Velma (Catherine Zeta- Jones) che dopo essersi esibita viene arrestata per uxoricidio e fratricidio, e di Roxie (Renee Zellweger), donna che spera di diventare famosa, arrestata per l’assassinio di un truffatore. Nella stessa cella, difese dallo stesso legale, Billy (Richard Gere), fanno la gara a chi sta più sotto i riflettori. A tratti noir, e questo salva la trama scialba che passa, per definizione di genere, in secondo piano rispetto alle interazioni tra i personaggi, poggia tutto sulla sorprendente voce della Zeta-Jones e sulle coreografie, senza però riuscire ad approfondire abbastanza il tema della fama che azzera l’umanità di una persona. La domanda che ci si dovrebbe porre è: perché non riflettono sul perché sono in prigione e capiscono i loro peccati?, ci si chiede invece: ma che voce ha Richard Gere?. Inspiegabile la sua vittoria, meritati gli altri cinque oscar alla Zeta- Jones, scenografia, sonoro, montaggio e costumi. Bellissime la canzoni.

Matteo Chessa

2002. A BEAUTIFUL MIND: BIOPIC CHE SA CAMBIARE

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Biopic sulla vita di John Nash, matematico ed economista statunitense premio Nobel per l’economia nel 1994, tratto dal libro di Sylvia Nasar, racconta del suo ingresso, ancora diciannovenne, all’Università di Princeton, delle intuizioni geniali per lo sviluppo della teoria dei giochi, dell’amore per la futura consorte Alicia (Jennifer Connely), la scoperta della schizofrenia, le cure con l’elettroshock, la convivenza con la malattia e il premio Nobel finale. Diretto da Ron Howard, che ha fortemente voluto girare il film, ha il merito di utilizzare la visione del protagonista, presentandoci i suoi fantasmi come persone normali, facendoci empatizzare con essi e vivere lo stesso shock di John Nash alla scoperta che non esistono. Questo permette al film di non arenarsi sul biopic ma di variare generi cinematografici e diventando, di volta in volta, spy story, love story, thriller psicologico, dramma, commedia. Russell Crowe interpreta in modo convincente il ruolo, Jennifer Connely fa da spalla senza demeriti, ma le prove da sottolineare sono quelle di Paul Bettany, nel ruolo del compagno di stanza Cherles, e Ed Harris in quello di William Parcher, spietata spia del governo americano. Un bel film che si porta meritatamente a casa quattro oscar nell’anno della Compagnia dell’anello. Russell Crowe, premiato l’anno prima, non  bissa e gli viene preferito il Denzel Washington di Training Day. 

Matteo Chessa

2001. IL GLADIATORE: IN UN ANNO DIFFICILE TRIONFA LA STORIA

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Massimo (Russell Crowe), generale delle armate romane contro i Marcomanni in Germania, al servizio di Marco Aurelio (Richard Harris), viene condannato a morte dal figlio di quest’ultimo Commodo (Joaquin Phoenix), che dopo il parricidio cerca di eliminare il potente generale, scelta iniziale di Marco Aurelio come imperatore. Massimo scampa all’assassinio ma non evita lo sterminio della famiglia e finisce schiavo e gladiatore. Questo gli permette di tornare, grazie alle sue abilità, a Roma, in cerca di vendetta contro l’imperatore che gli ha portato via tutto. Tra titoli altisonanti (il wuxiapian La tigre e il dragone di Ang Lee, miglior film straniero, Traffic di Soderbergh) e altri più leggeri (Chocolat di Hallstrom), trionfa un film che, tra budget illimitati, bloopers evidenti e ricostruzioni storiche criticabili, parla della vendetta di un uomo, di uno scontro uno contro uno che si evolve in uno contro molti, poi molti contro uno e infine nuovamente uno contro uno. Spettacolari combattimenti nell’arena del colosseo, ottime ricostruzioni delle battaglie romane, sceneggiatura con alti e bassi capace comunque di regalare frasi da storia del cinema (l’incipit di Massimo, il discorso a Commodo nell’arena) e interpretazioni attoriali piacevoli ma non indimenticabili (non assegnare l’Oscar a Russell Crowe per A Beautiful Mind ma premiarlo in questo film è da ufficio inchieste).Diretto da Ridley Scott, non di certo al suo apice, ha un pregio non da poco: non fa pesare la sua durata, 169 minuti. 5 Oscar: film, attore protagonista (meritava Tom Hanks che per un’ora parla con un pallone in Cast Away), costumi, sonoro, effetti speciali. Non vinse nemmeno la colonna sonora, famosissima, di Hans Zimmer, poi riciclata in milioni di film. Ottimo Djimon Hounsou, troppo spesso sottovalutato e ora costretto a particine in filmetti.

Matteo Chessa

LE MIE PALLE– PROTEGGERO’ LA MIA TERRA?…QUANDO IL TITOLO RIVELA TANTISSIMO!

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Carissimi perditempo, oggi vi consiglio una delle opere più geniali che mi siano mai finite tra le mani; il titolo e la copertina dicono già molto di questo eccentrico manga di Takahiro Seguchi e Shigemitsu Harada, edito in Italia dalla Magic Press Edizioni, che considero un grande capolavoro goliardico. Quando l’ho visto in fumetteria ho subito pensato che si trattasse di una parodia trash di una ben più famosa opera e per questo lo stavo evitando. Solo il consiglio dell’illustre proprietario mi ha convinto ad avventurarmi in questo titolo che ritengo assolutamente imperdibile. La trama è tanto semplice quanto assurda: nel testicolo destro di Kota, un ragazzo di 19 anni, senza lavoro fisso, vergine ed estremamente pervertito, viene sigillata erroneamente la regina dei demoni. Il malcapitato pipparolo dovrà reggere un mese senza venire altrimenti la libererà scatenando l’apocalisse. Ad avversare la sua già fievole volontà ci saranno una serie di demonietti ultra sexy e altri personaggi della sua vita che faranno di tutto per farlo venire, rivelandosi dei veri pervertiti, coinvolgendolo in avventure poco raccomandabili al limite del sadomaso e del fisting, e colpendolo con improbabili poteri magici capaci di rendere i vestiti dell’amata trasparenti e praticare una circoncisione in pochi istanti.

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Il trash che diventa capolavoro

È certamente uno dei manga più ecchi che abbia mai letto, al confine con l’hentai, ma questo è un titolo che va affrontato con spensieratezza. In quale altra opera potrete mai vedere una potente regina apocalittica contattare in sogno un ragazzo lamentandosi che a causa sua è costretta a vivere in mezzo allo sperma stagionato?! Questo manga è la prova che superato un certo livello di trash si conquista il genio. Lo sconsiglio ampiamente ai puritani, ai moralisti, a tutta quella marmaglia con la puzza sotto il naso convinta che vedere un film muto cecoslovacco di 6 ore li arricchisca di virtù, e anche ai pipparoli di ogni genere che potrebbero slogarsi i polsi.  Ma a voi,  capaci di comprendere e apprezzare il più puro, nobile, immacolato, santissimo, spirito goliardico, a voi cultori dell’ozio, del vizio e della risata scatenata dalla demenza, a voi amici miei io dico: non perdetevi questo capolavoro!  Un saluto

L’Obeso Barbuto