CORPI IN SACRIFICIO: EXCURSUS NEL CINEMA SPLATTER

Immagine

Fin dagli albori il film splatter nasce dalla messa in scena del sacrificio; sacrificio di corpi al cospetto di un pubblico bramoso di cibarsi di quelle immagini, sempre più estreme e provocatorie, in grado di sfamare i più torpidi e inconsci desideri dell’uomo. Il capostipite del genere, non a caso, fu la pellicola di Herschell Gordon Lewis: “Blood Feast”, un’opera che punta su una messa in scena del sacrificio e del rituale di giovani corpi femminili che in futuro il cinema declinerà in varie forme e sotto-generi dell’horror fino alla nascita di veri e propri cliché. Il filone più conosciuto e abusato è quello dello “slasher” in cui  la ripetitività degli omicidi di pellicola in pellicola assume, anche in questo caso, la forma di un rituale. Le radici di questa corrente stalk’n’slash (alla lettera “insegui e sgozza”) sono rintracciabili già nel thriller all’italiana, in pellicole di maestri come Mario Bava o Dario Argento (Carpenter ha dichiarato di essersi ispirato a Profondo Rosso per la colonna sonora di Halloween). Infatti lo schema è pressappoco identico: una schiera di personaggi che vengono uccisi, uno dopo l’altro in modo sanguinolento, da un killer psicopatico. Appropriandosi di questa formula, lo slasher la modifica inserendo, in genere, un assassino indistruttibile che assume la forma di pura incarnazione del male e gruppi di giovani teenagers, stereotipati, destinati a diventare “carne da macello”. Questa branchia dello splatter inscena e punisce la banalità di una nuova generazione già intossicata dalla volgarità imperante di un paese che, archiviato il trauma-Vietnam, cavalca il mito dello yuppismo. Il corpo, ormai liberato e autogestito, perde il controllo e i ragazzi, protagonisti di queste pellicole, lasciati andare allo sbando tra alcool, droge e sesso facile; vengono castigati da figure come Micheal Mayers (in Halloween), Jason Vhoores (in Venerdì 13) o Freddy Krueger (in Nightmare): i tre pilastri che hanno fatto la storia del genere. L’atleta palestrato, la cheerleader stupida, il ragazzo di colore, il “fattone” della compagnia e infine la vergine: sono elementi ricorrenti nelle varie sceneggiature che si propongono di cavalcare l’onda di questa moda imperante. L’unica destinata a sopravvivere è la ragazza casta, colei che nel finale sarà in grado di disarmare l’assassino (in genere si tratta di armi come il machete, un grosso coltello ecc..) e annientarlo (anche se solo apparentemente). In un certo senso il tema ricorrente sembra essere la scoperta della sessualità, la paura della fatidica prima volta. Non è un caso che, spesso, la vergine, dopo essere sopravvissuta a tutti i suoi amici e dopo aver affrontato le sue paure, riesce finalmente a maneggiare la grossa lama (simbolo fallico per eccellenza) per affrontare l’assassino malefico. Queste regole verranno fissate una volta per tutte nel meta-horror di Wes Craven: Scream (1996); pellicola che segnerà il punto di non ritorno dello slasher e più in generale dell’horror. Mai dire “Torno subito!”; mai rispondere al telefono; ma, soprattutto, mai fare sesso! Queste sono alcuni suggerimenti che bisogna assolutamente seguire se si vuole sopravvivere in un film dell’orrore.

Immagine

Il film di Craven ci mostra un assassino goffo ma allo stesso tempo inquietante che si diverte a giocare con le sue vittime: prima le chiama al telefono e le invita a partecipare ad una sorta di quiz a domande sul cinema horror, concedendogli la possibilità di salvarsi la vita; in seguito, alla prima risposta sbagliata, sbuca dal nulla alle spalle del teenager di turno per trucidarlo con un coltello da caccia. L’assassino con la maschera bianca, ispirata all’ Urlo di Munch, sembra la perfetta incarnazione filmica del regista postmoderno; dimostra di avere una cultura cinematografica   amplissima e allo stesso tempo cerca il modo di riproporre il vecchio in una cornice diversa. L’apice di questo processo postmoderno, nell’era di Lost e delle cospirazioni tanto abusate nei serial americani, lo ritroviamo nel piccolo capolavoro di Drew Goddard Quella casa nel bosco prodotto dal nuovo astro nascente dell’industria cinematografica americana Joss Whedon.  Ed ecco tornare alle origini del genere partendo dal sacrificio fino a raggiungere quel caos meta-filmico, di enormi proporzioni, che profetizza senza mezzi termini l’apocalisse del genere horror, dalla quale non sarà più possibile tornare indietro. Qui, infatti, i cinque stereotipi del genere slasher verranno immolati in un rito di messa in scena del sacrificio in onore di fantomatiche divinità antiche, pronte a godersi lo spettacolo. Spettacolo, questo, che dovrà soddisfare determinati requisiti, ovvero clichè, tipici del genere horror/slasher, che i cinque giovani personaggi, intrappolati in questo teatrino, dovranno incarnare non senza l’aiuto di un team di tecnici pronti a intervenire per manipolare i loro corpi e renderli veri e propri stereotipi viventi. Una folle metafora del cinema che assume la dimensione di un rito sanguinario per condannare i suoi innumerevoli pleonasmi, soprattutto, in  questo genere, che sembra ormai sopravvivere solo grazie ad archetipi già collaudati. Così, da Blood Feast fino a Cabin in the woods, il corpo dei giovani viene torturato e martoriato in onore di queste divinità che altro non sono che gli spettatori grazie ai quali il cinema trova la sua linfa vitale. Il cliente deve essere sempre soddisfatto altrimenti sarà la fine del cinema ma sembra che proprio lo stesso ormai non ne possa più. Emblematico il  finale del film di Goddard: la mano gigante, che sbuca da sotto “quella casa nel bosco”, ormai simbolo di un cliché trito e ritrito, si avventa contro lo schermo e sembra voglia schiacciare gli spettatori, colpevoli da anni, di aver fatto “sacrificare” idee innovative e coraggiose come tritoni e unicorni assassini perché non conformi al solito “canone”

Mirko Catoio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...