DAL FEFF 2014 CON FURORE!

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Appena tornato dalla breve ma intensa esperienza di due giorni del Festival del Cinema Orientale di Udine, porto con me alcune considerazioni. Innanzitutto va sottolineato il grande ritorno di Hong Kong che, nonostante stia attraversando difficoltà politiche non irrilevanti post handover, continua a sfornare opere, apprezzabili o discutibili, ma sempre originali e innovative: è il caso di The Midnight After dell’apocalittico Fruit Chan (già visto alla Berlinale) che, attraverso battute e allegorie, descrive perfettamente la situazione sociale dell’ex protettorato britannico. Un plauso inoltre alla sottovalutata cinematografia filippina: Manila in the Claws of Light di Lino Brocka del 1975 affascina per stile e linguaggio (non a caso considerato il film filippino più bello di sempre e non a caso restaurato da Scorsese) mentre Dynamite Fishing con il suo mix tra documentario e noir sociale invita lo spettatore alla riflessione. Mentre la Corea del Sud, vincitrice di ben otto edizioni su quindici, oltre a offrire la versione restaurata del grottesco Flame in The Valley di Kim Song-yong, accoglie i piaceri del pubblico con l’esilarante commedia Miss Granny di Hwang Dong-hyuk. Delude in parte il Giappone: da una parte l’indipendente Be My Baby è apprezzabile anche se con qualche difetto, dall’altra il polpettone The Eternal Zero parte magnificamente per poi perdersi nella retorica. Il film migliore dei primi due giorni? Sicuramente, oltre al già citato Miss Granny, l’hongkonghese  Aberdeen di Pang Ho-Cheung. Peccato non poter vedere l’atteso Thermae Romae II di Takeuchi Hideki (il primo dovrebbe uscire da noi tra qualche tempo) tratto dall’omonimo manga di Yamazaki così come l’altro sequel indonesiano, The Raid 2: Berandal di Gareth Huw Evans che dovrebbe confermare la netta ripresa del cinema action asiatico. La vera domanda che mi pongo però è la seguente: quali tra i cinquanta film in concorso sarà il nuovo Confessions?

Francesco Pierucci

GALAXY EXPRESS 999 – QUANDO SI SOGNAVANO I TRENI SPAZIALI!

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Correva l’anno 1977 e il genio di Leiji Matsumoto regalava al mondo questo manga colossale destinato a diventare, grazie alla successiva trasposizione animata, una delle opere simbolo degli anni che furono. La sigla italiana dell’anime, cantata dagli Oliver Onions è un piccolo capolavoro, che subito t’invita a sognare spensierato, fantasticando di viaggi spaziali e meraviglie cosmiche mandandoti totalmente fuori pista! Perché l’episodio che ne seguirà non sarà affatto così, non avrà nulla di allegro o infantile, ma sarà probabilmente una delle cose più tristi, pessimiste e disilluse che vi capiterà di vedere. Avete presente la scena della mamma di Bambi uccisa dal cacciatore?! Benissimo, in Galaxy quella mamma sarebbe stata uccisa per puro divertimento, tra gioiose risate, impagliata, esposta sopra il camino di un nobile e il povero cerbiattino avrebbe assistito ai festeggiamenti dei cacciatori! E non sarebbe finita li, perché quello era solo l’inizio di una sfilza di delusioni, tormenti, tentati omicidi e drammi per il piccolo protagonista.

Siamo nell’anno 2021 e la rete ferroviaria spaziale si estende fino ai confini della galassia. Sulla terra è stata costruita Megalopolis, una città ultra moderna in cui le persone ricche vivono fino a 2000 anni grazie ai corpi meccanici, in un ambiente ideale controllato. I poveri però, che non possono permettersi tale privilegio, sopravvivono ai margini della città, patendo la fame e le ingiustizie. Si diffonde la leggenda di un pianeta in cui chiunque può ottenere un corpo meccanico gratuitamente, che può essere raggiunto grazie al treno Galaxy Express 999. La storia segue le avventure di Masai, un ragazzino che entrato in possesso del biglietto viaggia per l’universo alla ricerca del corpo meccanico in compagnia di una donna misteriosa di nome Maisha. Durante il loro lungo viaggio (113 episodi) i due s’imbatteranno in una serie irripetibile di sfighe e drammi che affronteranno le tematiche più svariate, disuguaglianza sociale, superficialità, degrado ambientale, cinismo, perdita dei valori e delle speranze, futilità dell’esistenza ecc. il tutto tra tentati omicidi, rapimenti, tradimenti e martiri. Insomma, un classico intramontabile per bambini!

Premesso che dovremmo essere ben più produttivi visto il nostro colossale ritardo nel progresso spaziale rispetto alle aspettative del 77, (altro che esplorare l’universo, siamo andati sulla luna e magari grazie a Kubrick), se non avete il morale basso, vi invito a guardare questo fantastico anime o a leggere il manga (se lo trovate!) perché questa è un opera che non può mancare nel vostro archivio. Un saluto

 

L’obeso barbuto

ATTENZIONE: se siete un po’ giù di morale evitatelo al pari di un libro di Hemingway perché potrebbe far apparire le rotaie della metro con il treno in arrivo, molto invitanti! 

TOP 5: I MIGLIORI FILM SUI VAMPIRI

Sono tante le pellicole che prendono in esame i vampiri, creature mitologiche e folkloristiche che da sempre appassionano il grande pubblico. Tra capolavori cinematografici appartenenti ad avanguardie e correnti artistiche differenti (tedesca, giapponese, americana) e opere meno riuscite ma di successo (saga di Twilight), vi proponiamo i cinque migliori film sui (e di) vampiri, esentando dalla classifica film in cui presenziano queste creature della notte, ma in cui non ricoprono un ruolo principale (Dylan Dog ad esempio, anche se le possibilità di trovarlo erano nulle).

 

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DAL TRAMONTO ALL’ALBA

Ad alcuni non andrà giù che io abbia scelto questo film in luogo di molti altri che meglio rappresentano la leggenda vampiresca, ma (non è colpa mia) trovo la pellicola di Robert Rodriguez divertentissima, ben recitata e diretta, perfetta in alcune scene e geniale in altre (il cambio repentino e inaspettato di genere cinematografico). Tarantino e Clooney sono esilaranti e contagiosi, il bravo Keitel padre di famiglia e violento ammazza vampiri non si dimentica. E poi c’è la battuta “si trapassano con la merda” che, diciamocelo, è fantastica. Non convincono gli altri film della saga.

 

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LA MASCHERA DEL DEMONIO

Primo film di Mario Bava, tratto dal racconto Il Vij di Gogol, narra di due esploratori che, erroneamente, riportano in vita la strega Asa che, per vendetta, vampirizza la famiglia della pronipote Katia (come Asa interpretata da Barbara Steele), identica a lei, e cerca di ucciderla. Film di vendetta che gioca sul tema del doppio speculare e che sfrutta i canoni del genere horror per trattare in maniera differente dalla tradizione la figura del vampiro. Famosissima l’entrata in scena della principessa Katia sulla scena con fiaccola e cani demoniaci. Il figlio del regista, Lamberto Bava, diresse un remake 29 anni dopo.

 

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THIRST

Sang- hyun (Song Kang-ho), prete partito in Africa per sperimentare un vaccino contro una malattia mortale, fallisce l’intento e al suo ritorno in Corea si trasforma, dopo vari cambiamenti fisici e psicologici, in un vampiro. Ispirato liberamente al romanzo Teresa Raquin di Emile Zola, il film di Park Chan- wook regala due ore e venti di grande cinema in cui la fede per un Dio superiore vacilla in contrapposizione con una nuova, invincibile e immortale consapevolezza di sé. Tra fede e dannazione, tra vita e morte, tra orrore e dramma, un capolavoro indimenticabile, il livello più alto raggiunto ad oggi dal regista di Oldboy.

 

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VAMPYR

La particolarità del capolavoro di Dreyer è quella di non ispirarsi al romanzo epistolare Dracula di Bram Stoker per realizzare questo film, ma di accingere ai racconti di Joseph Sheridan Le Fanu. Primo film sonoro del regista danese, che andò appositamente in Inghilterra per studiare questa tecnologia, narra di una donna- vampiro che succhia il sangue alle due giovani figlie di un castellano. Spaventoso ma ipnotico, non venne accolto bene al tempo ma anzi si rivelò un clamoroso flop commerciale. Inspiegabile.

 

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PER FAVORE, NON MORDERMI SUL COLLO

Tutto il cinema vampiresco in un’unica pellicola in cui Roman Polanski omaggia parodisticamente i film sui succhia- sangue notturni e le pellicole horror della casa di produzione Hammer, finanziatrice di tantissime pellicole su Dracula. C’è tutto: il vampiro (logico), il cacciatore, l’assistente, la bella insidiata, il castello tenebroso, il villaggio di montanari superstiziosi ai piedi della montagna. Divertentissimo ed elegantissimo, mescola abilmente generi differenti e sfrutta l’orrore per creare gag esilaranti. Da non perdere!

 

Matteo Chessa

THE LIEBSTER AWARD: NOMINATION!

Vorremmo ringraziare Comicsmovie per averci nominato al Liebster Award. Innanzi tutto, partiremo esponendo le regole da seguire, nel caso in cui abbiate ricevuto una nomination.

1. Per prima cosa bisogna ringraziare chi ti ha nominato e linkare il suo blog.
2. Bisogna rispondere alle domande da esso poste.
3. Nominare 10 blog che non hanno un numero eccessivo di follower.
4. Proporre 10 domande.
5. Comunicare la nomination ai 10 blog.

Queste le domande:

1. Ti piacerebbe adattare un personaggio dei fumetti al cinema o in tv?

Mi piacerebbe vedere finalmente una trasposizione cinematografica di Preacher.

2. Qual’è il film che ti ha emozionato maggiormente?

Ferro 3 di Kim Ki-duk.

3. Ritieni che ci sia un attore particolarmente sottovalutato?

Il bravissimo Adam Driver.

4. C’è qualcosa che cambieresti nella tua vita?

Non mi posso lamentare. Logicamente si può sempre migliorare qualcosina. Magari trovare un lavoro…

5. In quale nazione ti piacerebbe vivere?

Direi Spagna.

6. Qual’è il tuo scrittore preferito?

Vari. In particolare Agatha Christie e James Patterson.

7. Sei un appassionato di sit-com?

Mi piacciono molto. Soprattutto HIMYM e Scrubs.

8. Esiste un film che proprio non sopporti?

Quasi tutti quelli con Nicolas Cage.

9. Preferisci leggere un libro o guardare un film?

Dipende dalla qualità di entrambi. Tendenzialmente preferisco vedere un film.

10. Qual’è il mistero che ti affascina di più e al quale vorresti dare una risposta?

E’ nata prima la mazzetta o il politico?

 

Le dieci nomination:

http://cinemastino.wordpress.com/

http://cinemadalbasso.wordpress.com/

http://scalinatadiodessa.wordpress.com/

http://cinedeafroma.wordpress.com/

http://laulilla.wordpress.com/

http://emmaci.wordpress.com/

http://albertogallo.wordpress.com/

http://fratellimarxcinema.wordpress.com/

http://primoannocinema.wordpress.com/

http://theemeraldforest.wordpress.com/

 

Queste le nuove dieci domande:

1) Qual è il tuo regista preferito?

2) Qual è l’obiettivo del tuo blog?

3) Qual è il miglior articolo che hai scritto?

4) Qual è il miglior film che hai visto?

5) Qual è il peggior film che hai visto?

6) Qual è la peggiore trasposizione cinematografica che hai visto?

7) Qual è il miglior cinecomic che hai visto?

8) Qual è il miglior fumetto che hai letto?

9) Qual è il miglior libro che hai letto?

10) Quanto ritieni banali le mie domande da 1 a 10?

GIGOLO’ PER CASO: FILM DI AMORE E SOLITUDINE

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Fioravante (John Turturro) e l’amico Murray (Woody Allen) sono attanagliati dai debiti; il primo sbarca il lunario grazie a mille lavori, il secondo è costretto a chiudere l’amata libreria. Unica ancora di salvezza è la voglia di un rapporto a tre della dermatologa di Murray (Sharon Stone). Perché non proporre Fioravante, uomo dotato della straordinaria capacità di ascoltare le donne? Inizia così la sua carriera di gigolò, che si arena quando conosce (e si innamora di) Avigal (Vanessa Paradis), vedova ebrea profondamente sola.

Commedia leggera scritta da John Turturro, che ha studiato Allen e gli ha permesso di essere a suo agio in un film che ricorda molto le opere del regista newyorkese (per le musiche, la leggerezza dei dialoghi, i continui riferimenti a ebrei e dittature). È un film sulla solitudine prima che sull’amore, ritratto come unica soluzione per sconfiggerla. L’amore come medicina, come contatto, come uno star vicino e non sopra l’amato. La sceneggiatura non soddisfa pienamente, anzi lascia la sensazione che manchi qualcosa nella trama, ma la fotografia di Marco Pontecorvo (esatto, quello di Game of Thrones) regala immagini bellissime e quasi fa profumare il film. Nota dolente il doppiaggio di Leo Gullotta, ineccepibile in To Rome with Love, fastidioso qui per i continui balbettii simil-Lionello che fanno venire il mal di testa e, soprattutto, parlano sopra i silenzi di Allen. Due scene memorabili: il giudizio del tribunale chassidico e la partita a baseball tra i figli ebrei di Avigal e quelli neri di Murray (con la battuta più bella del film). Ventotto anni dopo Hannah e le sue sorelle il rapporto Turturro- Allen si ribalta, e la differenza un po’ si nota. 

 

Matteo Chessa

I TRIANGOLI AMOROSI NELLE SERIE –IL TRIANGOLO NO!!! (O FORSE SI???)

Gli sceneggiatori delle nostre amate serie tv sanno bene come guadagnarsi fan, o più precisamente degli Shippers.  Stiamo parlando degli amati (ma anche odiati) triangoli amorosi che ormai caratterizzano fortemente le serie tv, sia che si parli di Teen Drama, di Thriller o di Medical Drama. È inevitabile guardare una serie tv, affezionarsi ad un personaggio ed in particolare ad una coppia. Ancora meglio se il tutto è condito da qualche “ostacolo”. Ma partiamo dal principio. Una Shippers è quella persona che “shippa” (nel gergo seriale), e quindi tifa, per una determinata coppia di uno show. I produttori delle serie tv sanno bene che il motore principale di molte storie è proprio il lato sentimentale, e il triangolo amoroso rappresenta il giusto mix di amore, tensione ed equivoci che tengono incollati gli spettatori allo schermo settimana dopo settimana. Come accanita Shippers di ogni serie tv che si rispetti, ma anche del mio divano e del mio fidato pc, ecco il mio elenco personale dei triangoli che più mi hanno coinvolta (e si, anche fortemente innervosire!) e che coinvolgono milioni di spettatori di tutto il mondo.

BEVERLY HILLS 90210

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Kelly, Brenda e Dylan

Anni 90. L’onnipresente denim, il gel nei capelli, gli orrendi marsupi, le maglie extralarge e il Teen Drama per eccellenza Beverly Hills 90210. Qui troviamo la nuova arrivata Brenda Walsh, bella e innocente, che si innamora fin dall’inizio di Dylan McKay, il sex symbol bello e dannato del gruppo. Il loro amore tutto rosa e fiori dura però ben poco. A smuovere le acque arriva Kelly Taylor: bella, ricca e viziata. Questo creerà problemi non solo nella storia fra Brenda e Dylan, ma anche nel rapporto di amicizia tra le due ragazze.
Questo tira e molla ha coinvolto e diviso i fan per molti anni, fino ad arrivare addirittura allo spin off 90210 della Cw andato in onda dal 2008 al 2013. Da buona sostenitrice del “Girls Code” ho personalmente sempre shippato la coppia Dylan- Brenda, le biondine che fregano sotto il naso il ragazzo alle amiche sono OUT!

BUFFY – L’AMMAZZA VAMPIRI

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Spike, Angel e Buffy

La giovane ammazza vampiri appena arrivata nella piccola cittadina di Sunnydale di chi dovrebbe innamorarsi? Di un compagno di scuola? Di un vicino di casa? Chiaramente no. Buffy si innamora di due vampiri. Angel e Spike. Ma d’altronde si sa, il proibito è sempre più affascinante.Il primo, Angel, è un vampiro dall’animo tormentato a causa degli spietati omicidi e delle sofferenze inflitte a numerose sue vittime. Qui scatta l’inevitabile sindrome da crocerossina e in breve tempo Buffy si ritrova tra le braccia dell’aitante succhia sangue.Il secondo, Spike, è un vampiro crudele e sopra le righe che rappresenta tutto ciò che la ragazza odia. E sbam! L’attrazione mista a disprezzo genera sempre fuochi d’artificio. Che ve lo dico a fare, ovviamente io ho sempre shippato la coppia Buffy-Spike. Una storia tormentata, travolgente, resa ancora più interessante dal fatto che il vampiro inizialmente non è in grado di amare, o per lo meno non vuole, ed infine si innamora proprio di lei, la donna dalla quale dovrebbe stare il più lontano possibile.
Spike vince su Angel 10 a 0.

LOST

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Jack, Sawyer e Kate

Il nostro amato/odiato triangolo non poteva mancare in una serie di successo come Lost. La bella naufraga Kate sembra fin da subito essere presa fra due fuochi: inizialmente è attratta da Jack, medico che incarna la stabilità e la sicurezza, ma la favola dura poco. A complicare il tutto arriva Sawyer, bello e tenebroso, che rappresenta l’esatto opposto di Jack: instabilità e follia (e un pizzico di stronzaggine che, diciamoci la verità, non guasta mai nelle figure maschili delle nostre serie). Sicuramente Jack è l’uomo con cui Kate dovrebbe stare per stabilizzare la sua vita e magari costruirsi una famiglia, ma l’attrazione e le scintille con Sawyer hanno il loro peso, e non poco.Mi spiace, ma lo scontroso Sawyer batte a mani basse il genuino Jack.

THE VAMPIRES DIARIES

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Stefan, Damon e Elena

Arriviamo al triangolo che sta dividendo le giovani teenager di tutto il mondo. Quello tra la bella Elena e i due fratelli vampiri Stefan e Damon Salvatore. La giovane protagonista comincia ad uscire e si innamora del vampiro Stefan che, nonostante un passato violento e tormentato, è ora un vampiro sostenitore della giustizia e leggero come un pranzo di Natale al 15 di agosto. Ma ecco che arriva il fratello maggiore Damon, altrettanto bello ma particolarmente incline alla violenza, che scatena il cuore (e non solo) della bella Elena. È da ben cinque stagioni che gli sceneggiatori fanno passare Elena dallo stare con Stefan ma essere attratta da Damon, dallo stare con Damon ma sapere che amerà sempre Stefan così come una bambina fa con le sue due bambole preferite.
In questo caso l’unica persona che shippo è la nostra amica Buffy l’ammazza vampiri, che dovrebbe arrivare di corsa nella cittadina di Mystic Falls e concludere degnamente questo triangolo che si sta dilungando già da troppo tempo.

Ecco, per noi fanciulle a volte la visione di una serie si riduce a questo, a fantasticare fino alla nausea sugli amori che il piccolo schermo ci propone, fino a renderci conto della dura realtà: non viviamo in una serie tv.

 

Francesca Cereda

KEN IL GUERRIERO (LA SERIE): ATATATATATATATATATATA!!!!

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Carissimi disoccupati, sono qui oggi per parlarvi di una delle serie più famose della storia degli anime, la trasposizione degli anni ottanta del leggendario manga “Hokuto no Ken”conosciuta in Italia col titolo “Ken il guerriero”.

Se avete almeno una ventina d’anni vi sarà sicuramente capitato d’imbattervi accidentalmente in almeno un episodio di questo cartone, probabilmente in qualche TV locale improponibile. Se invece siete sulla trentina è probabile che abbiate passato molto tempo in compagnia di questa drammatica opera, per quegli anni, ultraviolenta.

La vicenda segue le avventure di Kenshiro, il successore della divina scuola di Hokuto, un’arte marziale leggendaria capace di far esplodere i corpi dei nemici in seguito al tocco di determinati punti di pressione. Il nostro protagonista vagherà per le lande desolate dell’era post-atomica portando giustizia e speranza tra gli umani sopravvissuti, vittime della carestia, della povertà e della tirannia di uomini malvagi, corrotti dal potere, che utilizzano nuvoloni di punkabestia dalle strane proporzioni fisiche come “fedeli” soldati.

Potrei star qui a raccontarvi la poesia celata dietro la violenza di quest’opera, la profondità dei personaggi, delle loro speranze e ambizioni, le grandi tematiche sociali e umanitarie che affronta, le profonde riflessioni sull’animo umano,  ma che cazzo, neanche fossimo persone serie! Perciò mi concentrerò sull’ignoranza, terreno su cui quest’opera non teme rivali.
Tutti avrete visto Dragon Ball e ricorderete le scene pallosissime in cui Goku si spoglia dei pesi, in Ken il guerriero questo non esiste, in ogni episodio il protagonista avrà motivo di impazzire, scatenando tutta la sua furia. Si gonfierà come i vostri testicoli mentre guardate “2001: Odissea nello spazio” fingendo che vi piaccia solo perché è di Kubrick, mandando in frantumi la sua giacchetta tamarra come nella seguente selezione d’immagini:

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Notare la cattiveria delle sopracciglia, l’ignoranza dello strappo, la posa che indica che sono cazzi amarissimi!
Proseguendo nella visione di quest’opera imparerete e capire che, come nei porno, quando i vesti saltano si sta arrivando al dunque! Potrete vedere il leggendario Ken scatenare il suo gridolino isterico “ATATATATATATATATATATATA” e scagliare un numero improponibile di calci o cazzotti che di volta in volta potranno far esplodere una cinquantina di punkabestia, scavare la pancia di un maxiciccione per riuscire ad arrivare ai punti di pressione in mezzo al grasso, demolire un muro, disintegrare un carro armato!

Ma le tamarrate non finiscono certo qui, riuscite ad immaginare un modo più glorioso di curarsi da un paio di coltellate che gonfiando i muscoli a tal punto da richiudere le ferite?! E altre chicche ve le regaleranno le altre arti marziali, capaci di tagliare a striscioline gli avversari rigorosamente a mani nude, di farli esplodere semplicemente manipolando il vento ecc, ecc.

In conclusione, se volete avvicinarvi all’universo animato di KEN, vi consiglio gli ultimi lungometraggi animati che hanno risolto molti degli errori della serie originale, ma se avete stomaco, passione per il trash, nostalgia per la vostra infanzia e soprattutto moltissimo tempo da perdere, lanciatevi in quest’opera imperdibile!!!

 

L’obeso barbuto

THE 100 – IL NUOVO LOST?

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2110. Un’enorme catastrofe nucleare ha spazzato via la vita dalla faccia della terra rendendo il pianeta completamente inabitabile, costringendo ciò che resta della popolazione umana a vivere su una base spaziale ( fantasiosamente chiamata “The Ark”) che orbita attorno alla terra. E qui inizia il bello. Le risorse dell’arca stanno per esaurirsi e viene così deciso di esiliare sulla terra un gruppo di 100 carcerati minorenni per verificare se è ancora abitabile e se c’è quindi un futuro per i dimoranti dell’arca. Penso “Beh dai, il tutto è molto promettente! Finalmente la CW non ci propina il solito teen drama! La terra inabitata e pericolosa, lo spazio, giovani delinquenti pronti a darsele di santa ragione e istinto di sopravvivenza tutto insieme” e così mi accingo alla visione. Una volta terminato di vedere il Pilot una considerazione si fa strada nella mia testa: “sbaglio o ho appena finito di vedere un fac-simile di Lost?”

Ebbene si, gli ingredienti fin dalla prima puntata ci sono tutti: un gruppo di persone che viene abbandonato in un luogo per loro sconosciuto e misterioso, strani animali con sete di sangue, basi sotterranee, nubi tossiche non meglio identificate e per non farci mancare niente ci sono persino “gli altri” che non perdono l’occasione di palesarsi, anche se non ancora del tutto, fin dalla prima puntata. Sembra quindi di trovarci di fronte ad un nuovo Lost versione adolescenziale, ed è lo stesso produttore esecutivo Jason Rothenberg ad ammettere la somiglianza: “Lost sarà un bel modello di paragone per le aspettative contorte e intrecciate, sono un grande fan di quella serie ed eventuali somiglianze sono intenzionali”. Ecco che, nonostante un Pilot che forse spiega troppo e lascia intendere ben poco e  un gruppo di personaggi fin troppo stereotipati ( basta prendere quelli principali: Clarke, la protagonista bella, intelligente, altruista e chi più ne ha più ne metta, tipica presenza femminile delle serie targate CW; il belloccio e dannato Finn; il cattivo della situazione Bellamy che sicuramente ci mostrerà di avere anche un lato tenero; il coraggioso nerd Jasper), la serie si presenta con delle buone possibilità di intrattenimento, e lo dimostrano anche gli ascolti della prima puntata: 2,7 milioni di telespettatori, il miglior debutto di metà stagione per la CW da ben quattro anni.Tutto perfetto purché non si sfoci in una copia spudorata di una serie culto degli anni 2000 con protagonisti giovani ormoni che ballano il trenino dell’ultimo dell’anno perché in quel caso, diciamocelo, il fiasco è assicurato.

 

Francesca Cereda

PILLOLE DI CINEMA “ESTREMO”

In occasione dell’uscita in sala di Nymphomaniac vol.1, di cui si è tanto parlato negli ultimi mesi, scatta in automatico il dibattito: fino a che punto può spingersi la settima arte nella rappresentazione dell’osceno? Io sono dell’opinione (del tutto personale) che non ci debbano essere limiti costrittivi nella realizzazione di un’opera d’arte come nella libertà creativa di un artista. Sono dell’opinione che la messa in scena dell’osceno (ob-sceno ovvero tutto ciò che dovrebbe essere uno scarto della rappresentazione; tutto ciò che dovrebbe essere rinnegato fuori dall’inquadratura) sia in grado di provocare una frattura tra l’opera d’arte “chiusa” e il resto del mondo nella quale essa viene fruita; la pellicola tenta di aprirsi al mondo “reale”, tenta di comunicare in modo diretto e sfacciato con chi assiste allo spettacolo.

Ecco una lista di film estremi che non vi faranno mai più vedere il cinema con gli stessi occhi! Solo per stomaci forti!

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CANNIBAL HOLOCAUST (di Ruggero Deodato, 1980)

Deodato in questa pellicola mette in scena tutto il fascino malsano e coinvolgente del mondo-movie ma, allo stesso tempo, esprime l’intenzione di criticarlo e condannarlo (i pionieri dei mondo-movie erano disposti a tutto pur di filmare le atrocità più sconvolgenti). Il film, infatti, narra le vicende del professor Munro che si addentra negli orrori della selvaggia Amazzonia alla ricerca di quattro cineoperatori scomparsi. Il professore entra in contatto con una tribù di cannibali e viene a scoprire della morte dei quattro ragazzi riuscendo a impossessarsi della loro cinepresa. Le immagini immortalate da quest’ultima rivelano le crudeltà dei quattro reporter perpetrate ai danni degli indios. Impalano una donna, bruciano un intero villaggio e altre atrocità; tutto questo per testimoniare quell’orrore, sedimentato nell’immaginario dei più, che alla fine si rivela essere solo un’immagine stereotipata legata alla figura del cannibale e del selvaggio. Capolavoro atroce, condannato da molti per la scelta insolita di far compiere agli attori veri e propri atti di crudeltà nei confronti di animali.

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PINK FLAMINGOS (di John Waters, 1972)

Il regista statunitense John Waters è il cineasta che meglio è riuscito ad indicare il concetto di trash all’interno delle sue pellicole; tanto da essere stato decretato, dai cinefili di tutto il mondo, “padrino” di questa corrente cinematografica. Pink Flamingos è, probabilmente, il manifesto della sua intera carriera artistica. Le statue in plastica dei “fenicotteri rosa” (traduzione letterale del titolo), che troviamo nel giardino di uno dei protagonisti, diventano il simbolo della ribellione al conformismo imperante e rappresentano la libertà di espressione del proprio gusto. La trama, infatti, ruota attorno a due famiglie che si contendono il titolo di “filthiest person alive”[1]: Divine è un grasso travestito che vive con la madre Edie, obesa che passa le giornate in un box per bambini dove si ciba esclusivamente di uova, e il figlio Crackers, zoofilo con la passione per le galline; quando scopre di essere stata spodestata dal trono di “essere più schifoso degli Stati Uniti” da due coniugi, impegnati in un racket di bambini, organizza una spedizione punitiva contro i due insieme ad alcuni amici freak e altriesseri fuori dall’ordinario. Waters mette in scena una parata di oscenità: incesti, zoofilia, stupri, coprofagia e addirittura cannibalismo. Tutto è mostrato senza stacchi di montaggio; tutto ciò a cui il regista di Baltimora ci fa assistere è vero: dalla fellatio di Divine al figlio, fino al disgustoso finale in cui, l’eccentrico travestito, si mangia delle feci di barboncino appena “sfornate”.

 

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SALO’ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA (di Pier Paolo Pasolini, 1998)

Quattro libertini si chiudono nel castello di Silling nella Foresta Nera con lo scopo di raggiungere il piacere estremo attraverso la tortura di 30 vittime. I libertini di Sade vengono trasformati da Pasolini in rappresentanti del potere: un Presidente, un’Eccellenza, un Duca e un Monsignore che si divertono a trastullarsi con giochini erotici e atti osceni di ogni sorta seviziando un gruppo di 16 ragazzi e ragazze. Il tutto culminerà in un banchetto a base di “merda” (una delle scene più rivoltanti dell’intera pellicola) fino al massacro senza pietà delle giovani vittime. Un quadro sistematico di perversioni, un girone infernale fatto di voyeurismo, masturbazione, coprofagia e morte. Uno dei film più spietati di sempre.

 

 

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A SERBIAN FILM (di Srdjan Spasojevic, 2009)

Milos, ex pornoattore in pensione con tanto di moglie e figlio a carico e gravi problemi economici, viene ingaggiato, per un ingente quantità di denaro, da un regista pazzoide per partecipare al suo nuovo film. Da contratto, Milos, dovrà presentarsi sul set nei giorni stabiliti senza aver mai letto la sceneggiatura. Ed ecco che per quest’ultimo inizierà un incubo senza fine. A Serbian film è un’opera “mostruosa” che ti afferra dall’inizio alla fine senza mai lasciarti andare continuando a punzecchiarti fino a tramortirti grazie a quel “colpo di scena” finale di una crudeltà inimmaginabile. Il protagonista di questo film infatti scoprirà a sue spese di trovarsi immischiato dentro un vero e proprio snuff-movie che secondo le intenzioni del regista dovrà fungere da specchio dell’intera situazione socio-politica della Serbia. La pellicola di Spasojevic mette in scena qualcosa di mai visto prima, dalla scene del newborn-porn al finale citato poco fa, è quanto di più osceno si sia mai visto al cinema. In Italia non lo vedremo mai distribuito. A Serbian film è un pugno nello stomaco anzi un “cazzo” nell’occhio!

 

Mirko Catoio

 

 

[1] “La persona più zozza della terra”

TOP 10: I MIGLIORI ESORDI ALLA REGIA

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UN CHIEN ANDALOU

Si parte subito forte con il manifesto del cinema surrealista che nasce da un’idea di due artisti visionari quali Louis Bunuel e Salvador Dalì. Anche se tecnicamente è solo un cortometraggio, questo lavoro che invoca la ricerca di uno sguardo Altro, non può non essere inserito in questa speciale classifica.

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I DUELLANTI

Le cause dell”esordio folgorante di Ridley Scott vanno ricercate in due direzioni differenti: da un lato l’immancabile ispirazione al racconto di Conrad e dall’altro l’influenza lampante di Barry Lindon nell’uso della fotografia e della regia ricca di zoom.

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ESSERE JOHN MALKOVICH

Poco da dire su questo straordinario film diretto dall’allora trentenne Spike Jonze. Divertente, onirico, ispirato,  non lascia di certo indifferenti. Gran parte del merito è ovviamente della sceneggiatura di Charlie Kaufman che collaborerà con l’ex marito della Coppola anche ne Il ladro di orchidee. Aggiungo che John Cusack è anche meno fastidioso del solito.

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LA MORTE CORRE SUL FIUME

Esordio magistrale e insuccesso commerciale. Primo e unico film dello straordinario Charles Laughton, innamorato dell’espressionismo tedesco e del cinema scandinavo. Indimenticabile Robert Mitchum, Ne abbiamo parlato tanto in altri articoli precedenti. Favoloso.

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AMERICAN BEAUTY

Il film di Sam Mendes mi ha sempre suscitato un interrogativo: come può un film d’esordio essere pubblicizzato come film d’autore? Ma alla visione del lungometraggio la domanda si dissolve per lasciare spazio a Kevin Spacey e alla maestosa sceneggiatura di Alan Ball.

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FINO ALL’ULTIMO RESPIRO

Godard è uno di quei registi che ha cambiato radicalmente la storia del cinema mondiale e la grammatica della settima arte già a partire dal suo esordio. L’invenzione del jump cut e le lunghe carrellate senza binari aggiungono innovazione alle già convincenti  interpretazioni di Belmondo e della Seberg. Straordinario cammeo di Melville.

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QUARTO POTERE

Che dire? Forse il film più importante della storia del cinema. Come si può girare un’opera del genere a soli 26 anni? Chiedetelo a Welles, il regista che ha fatto della profondità di campo una forma d’arte assoluta. Doveva stare più in alto in classifica? Probabilmente sì.

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LA PAROLA AI GIURATI

Vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino, il lungometraggio d’esordio di Sidney Lumet è uno dei miei film preferiti. 12 uomini arrabbiati in una stanza per decidere se un ragazzo di colore ha commesso un omicidio. Un’opera semplice ma profonda che difficilmente potrà essere dimenticata.

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LE ALI DELLA LIBERTA’

Perchè quando sento dei discorsi sui più grandi registi di tutti i tempi, non viene mai nominato Frank Darabont? Se The Shawshank Redemption è il film più amato dagli utenti nella classifica di IMDB, ci sarà un motivo no? Un esordio lirico e toccante con degli interpreti eccellenti.

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LE IENE

Fine. Da quando ho visto questo film non mi sono più ripreso. L’opera che mi ha fatto conoscere QT e che per me merita di stare in cima alla Top10 è uno dei film più importanti della storia del cinema. Che piaccia o meno, non si può negare che il regista del Tennessee abbia portato con sé una ventata di originalità all’inizio degli anni novanta. Ogni scena è leggendaria, alla pari del successivo Pulp Fiction. Per la cronaca, quando vado al ristorante ho imparato a non lasciare più le mance.