GIGOLO’ PER CASO: FILM DI AMORE E SOLITUDINE

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Fioravante (John Turturro) e l’amico Murray (Woody Allen) sono attanagliati dai debiti; il primo sbarca il lunario grazie a mille lavori, il secondo è costretto a chiudere l’amata libreria. Unica ancora di salvezza è la voglia di un rapporto a tre della dermatologa di Murray (Sharon Stone). Perché non proporre Fioravante, uomo dotato della straordinaria capacità di ascoltare le donne? Inizia così la sua carriera di gigolò, che si arena quando conosce (e si innamora di) Avigal (Vanessa Paradis), vedova ebrea profondamente sola.

Commedia leggera scritta da John Turturro, che ha studiato Allen e gli ha permesso di essere a suo agio in un film che ricorda molto le opere del regista newyorkese (per le musiche, la leggerezza dei dialoghi, i continui riferimenti a ebrei e dittature). È un film sulla solitudine prima che sull’amore, ritratto come unica soluzione per sconfiggerla. L’amore come medicina, come contatto, come uno star vicino e non sopra l’amato. La sceneggiatura non soddisfa pienamente, anzi lascia la sensazione che manchi qualcosa nella trama, ma la fotografia di Marco Pontecorvo (esatto, quello di Game of Thrones) regala immagini bellissime e quasi fa profumare il film. Nota dolente il doppiaggio di Leo Gullotta, ineccepibile in To Rome with Love, fastidioso qui per i continui balbettii simil-Lionello che fanno venire il mal di testa e, soprattutto, parlano sopra i silenzi di Allen. Due scene memorabili: il giudizio del tribunale chassidico e la partita a baseball tra i figli ebrei di Avigal e quelli neri di Murray (con la battuta più bella del film). Ventotto anni dopo Hannah e le sue sorelle il rapporto Turturro- Allen si ribalta, e la differenza un po’ si nota. 

 

Matteo Chessa