UN REGISTA, TRE FILM: STANLEY KUBRICK

È complicato scegliere tre film tra i tredici realizzati da Stanley Kubrick, maestro del cinema e tra i migliori cineasti della storia della settima arte. Tolte infatti le primissime opere (Fear and Desire, Il bacio dell’assassino) e qualche altro progetto poco riuscito (Spartacus, per cui è stato contattato solamente per la regia), tutte le restanti pellicole del genio newyorkese potrebbero trovare tranquillamente posto. Escludendo Shining (già citato più volte nel blog e mia personale opera kubrickiana preferita), propongo qui tre film imperdibili di Stanley Kubrick.

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IL DOTTOR STRANAMORE- OVVERO: COME IMPARAI A NON PREOCCUPARMI E AD AMARE LA BOMBA

Generale d’aviazione USA psicopatico decide di salvare il suo paese dal complotto comunista attaccando l’URSS con le armi nucleari. Gli alti ufficiali di entrambi i paesi tentano di fermarlo. Capolavoro di satira politica, film d’autore che riflette e fa riflettere sulla paura apocalittica che regnava nel mondo durante la Guerra Fredda. Opera contro la guerra (questa convinzione spinse Kubrick a girare successivamente Full Metal Jacket, film sulla guerra), annovera nel cast uno strepitoso Peter Sellers capace di interpretare tre ruoli con naturalezza. Può sembrare forsennato e senza controllo, ma il regista non ne perde mai le redini e lo conduce dove vuole. Si ride già dai nomi dei personaggi, che nascondono tutti un doppio senso.

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2001: ODISSEA NELLO SPAZIO

Chiave di volta su cui poggia tutto il cinema di fantascienza moderno. Tratto da The Sentinel di Arthur C Clarke, analizza il destino dell’umanità dall’alba dell’uomo di 4000 anni fa al primo volo verso Giove. Del 1968, prende spunto dalle teorie del superuomo di Nietzsche (Così parlò Zarathustra, anche titolo della colonna sonora di Strauss) per raccontare una favola apocalittica che ruota intorno ad un monolite nero. Ci si interroga anche sull’intelligenza artificiale e sui suoi limiti (50 anni prima di Her) con il personaggio di Hal 9000. Troppo avanti anche per i nostri tempi, verrà capito pienamente tra cento anni. Trovato da molti (inspiegabilmente) noioso, alterna momenti thriller ad altri documentaristici (con riprese dello spazio favolose e asfissianti, 50 anni prima di Gravity). Un capolavoro.

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EYES WIDE SHUT

In una Manhattan ricostruita interamente in studio, una giovane coppia sposata e con una figlia attraversa un periodo di crisi dovuta alla confessione di desideri sessuali nascosti che danno il via a gelosie e adulteri sognati (?). Ultimo film di Kubrick, liberamente ispirato all’opera psicanalitica dell’austriaco (e amico di Freud) Arthur Schnitzler Doppio Sogno, pur nella sua incompletezza raggiunge livelli altissimi di poesia e bellezza con scene indimenticabili come la cerimonia segreta, il dialogo tra il dottor Harford (Tom Cruise) e Victor Ziegler (Sidney Pollack) nella sala da biliardo e le tante camminate del medico in una Manhattan aleatoria e impalpabile. Costante il tema del doppio (lo specchio, la coppia, la doppia parola d’ordine, il doppio passaggio notturno-diurno del dottore). Finale poco rassicurante ma commovente; l’ultima parola che Kubrick regala al cinema è anche quella che fa girare il mondo. Era un passo avanti a tutti.

 

Matteo Chessa

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