TOP 6 – I CATTIVI DI ONE PIECE

anteprima

Per la sezione Giappone, oggi parliamo del manga preferito del sottoscritto, e degli antagonisti che si trova a confrontare l’eroe Rufy nel suo viaggio per ottenere lo ONE PIECE.

 

6

foto6

CROCODILE

Pirata di fama mondiale, ex membro dei Shichibukai (Flotta dei Sette), ma forse più conosciuto per essere l’ex capo, Mr Zero, della Baroque Woks, ed aver tentato con i suoi sottoposti la conquista di una delle nazioni più vecchie al mondo. La perfidia è forte in lui ma ,in fin dei conti, quando viene ritrovato da Rufy, il suoi aiuto per raggiungere Marineford e scappare di prigione è fondamentale.

 

5

foto5

LUCCY

Il temibile agente della Cipher Pol 9 che da la caccia ai progetti di un arma ancestrale per conto del governo mondiale; per l’ uomo-leopardo conta solo la missione, e per raggiungere l’obbiettivo non ha importanza sacrificare uomini o alleati. Fin da bambino si sporca le mani di sangue nelle sue missioni, ed è uno dei nemici che più di tutti ha messo in crisi Rufy e la ciurma.

 

4

foto4

ARLONG

Perfido Uomo Pesce a capo di una banda di pirati che ha lo scopo di schiavizzare gli abitanti di superficie. L’odio di Arlong per il genere umano è quasi ossessivo, e appena apre bocca non riesce ad evitare commenti denigranti sui deboli umani. Dai, se si cresce nel quartiere più povero del Isola degli Uomini Pesce è matematico mettersi in testa certi pensieri. Raggira e terrorizza per tutta l’infanzia la povera Nami, che si accolla la responsabilità di tenerlo a bada e di non farlo sfogare sugli abitanti del arcipelago Konomi.

 

3

foto3

AKAINU- SAKAZUKI

Nuovo Grand Ammiraglio della Marina, assasino di Portuguese D. Ace, è riuscito a ferire Newgate ed ha ingannato la flotta di Barbabianca inventandosi un accordo tra il pirata e la marina. Il suo motto è: “Giustizia Assoluta” e non si fermerà finché ogni pirata non sarà morto, anche a costo di far fuori civili innocenti.

 

2

foto2

DOFLAMINGO [ero indeciso se metterlo al primo posto]

Il pirata con più affari loschi di tutti, ha una flotta numerosa ed è ha conoscenza di molti segreti sul Governo, la Marina e i Frutti del Diavolo. Il suo passato è avvolto nel mistero. Già dalle sue prime apparizioni si vede che è molto forte, non a caso è tra gli Shichibukai (Flotta dei Sette), ha un ghigno davvero spaventoso e nasconde sempre gli occhi sotto occhiali da sole un po’ ambigui. Doflamingo è in oltre uno dei maggioro avversari che la ciurma di Rufy deve fronteggiare raggiunto il Nuovo Mondo

 

1

foto1

MARSHALL D.TEACH- BARBANERA

Bastardo di prima categoria, per gran parte della storia è stato in disparte, e anche quando dava la caccia a Rufy si è sempre tenuto molto a distanza. Si è macchiato del omicidio di un compagno di ciurma (quando stava con Ace e Barbabianca), atto gravissimo in mare, ed ha formato una ciurma con gente potenzialmente molto forte ma mai vista al opera. Il grande passo lo ha fatto solo nella guerra a Marineford, uccidendo Barbabianca e rubandogli i poteri, per poi demolire pezzo su pezzo il Quartier Generale della Marina. Quello che questo pirata e la sua ciurma sanno fare non è ancora chiaro e il dubbio spaventa ogni lettore.

 

Pietro Micheli

LA SENILITA’ AL CINEMA

Non sono pochi, pensandoci bene, i film che riflettono sull’argomento vecchiaia, sull’avvicinamento della fine della vita; quasi sempre il tema viene accostato a quello della solitudine, della fine dignitosa di un’esistenza passata nell’anonimato ma anche di grandi avventure , gesti estremi, piccole rivoluzioni  personali. Sono tanti i film da citare in una eventuale classifica, dal premio Oscar A spasso con Daisy (QUI la recensione) a Harry e Tonto, da Harold e Maude a Tutto può succedere, non dimenticando capolavori recenti come Amour o ottimi film come Nebraska. Sono sicuro però che converrete con me che i film della mia personale Top 5 siano effettivamente quelli che hanno trattato meglio questo argomento.

 

5

upF1

UP

Film d’animazione della Pixar, co- prodotto dalla Disney, racconta della grande avventura del vecchio Carl che, vedovo, decide di realizzare il sogno comune con la defunta moglie di raggiungere le cascate paradiso e vivere una memorabile esperienza. Accompagnato dal piccolo scout Russell, spostandosi con una casa volante trascinata da palloncini, raggiungerà il luogo e vivrà finalmente l’avventura sognata, scoprendo anche il suo coraggio. Commovente, divertente, giustamente premiato con l’Oscar al Miglior Film d’animazione nel 2009, può vantare un incipit capolavoro in cui raffigura la bellezza e la tristezza di una vita insieme. Ha fatto piangere e riflettere grandi e piccini.

 

4

vivere_02

VIVERE

1952, Akira Kurosawa. Vecchio impiegato dell’ufficio richieste del comune di Tokio scopre di avere un tumore allo stomaco e solo 5 mesi di vita. Cerca con tutte le sue forze di trovare finalmente uno scopo dopo anni passati a sopravvivere. Non trovando aiuto nei parenti, si dedica anima e corpo alla trasformazione di una zona paludosa in un parco giochi per bambini. Alla sua morte, il sindaco si prende i meriti ma le donne del quartiere gli rendono omaggio e piangono sulla sua tomba. Capolavoro sulla vecchiaia e sulla solitudine, analizza con una trama di morte il miglior modo di vivere una vita, suggerendo però che solo quando si ha qualcosa da perdere è possibile giocarsi il tutto per tutto. Il protagonista Takashi Shimura riesce a parlare con gli occhi, esprimendo tristezza e gioia solo con gli sguardi. Bellissima la scena del canto solitario di una vecchia canzone giapponese che parla della brevità della vita. Poco conosciuto, da vedere.

 

3

posto-delle-fragole1-460x230

IL POSTO DELLE FRAGOLE

Il professor Isak Borg deve ricevere un prestigioso premio accademico e si mette in viaggio per ritirarlo. Nel tragitto, tra ricordi e sogni, riconsidera la sua vita. Considerato uno dei massimi capolavori di Bergman, recitato superbamente dal di lui maestro Victor Sjöström (che morirà tre anni dopo), mescola sequenze oniriche a ricordi passati a momenti presenti a rimpianti per le occasioni perdute e difficilmente recuperabili. Film sul tempo che scorre e sulla paura della morte imminente.  Famosissima la sequenza iniziale dell’incubo del professore. Le fragole del titolo sono un indizio temporale che indica l’arrivo della primavera. Orso d’oro a Berlino 1958.

 

2

PDVD_019

UMBERTO D

Umberto Domenico Ferrari, mite pensionato romano, non è più in grado di mantenersi economicamente. Pensa al suicidio ma rinuncia per non abbandonare il suo cagnolino. Capolavoro del cinema neorealista, da molti considerato la sua fine, analizza con lucida drammaticità il tema della vecchiaia e della solitudine, ma anche quello della de umanizzazione come conseguenza del capitalismo (memorabile e significativa l’uccisione di un cane per 50 lire di differenza tra la richiesta del canile e l’offerta del disperato padrone). Retto, umile ma orgoglioso, Carlo Battistini è da applausi. Il punto più alto di Vittorio De Sica.

 

1

viaggio-a-tokyo

VIAGGIO A TOKIO

Due anziani genitori che vivono a Onomichi, nella provincia di Tokio, si recano in città per vedere i figli sposati ma questi, troppo indaffarati, non li considerano. L’unica che gli dedica attenzioni è la vedova del terzo figlio, la dolce Noriko, che chiede una giornata di ferie alla ditta pur di stare con loro. Finale tragico. Cine- poema sulla vita e sulla morte, analisi secca sulla distanza tra padri e figli, sul mondo degli adulti e quello degli anziani, spesso costretti alla solitudine. Più che la storia, è da esaltare la poesia racchiusa in ogni inquadratura, spesso vuota o irrilevante ai fini della trama ma che, quasi sempre, sottolinea il tema analizzato. Capolavoro di Ozu, maestro del cinema giapponese che ha sempre lavorato con un cinema poverissimo in cui scopriva ricchezze straordinarie e impensabili.

 

Matteo Chessa

UN REGISTA TRE FILM – RON HOWARD

Era ancora Richie Cunningham, il miglior amico di Fonzie in Happy Days, quando nel 1977 Ron Howard diresse il suo primo lungometraggio, Attenti a quella pazza Rolls Royce dove, sfruttando l’onda di Happy Days, interpreta anche il personaggio principale. Si trattava di una commediola a basso costo, non proprio un gran film ma fu l’inizio di un’ ottima carriera dietro alla macchina da presa. Poi Howard decise di lasciare Happy Days per seguire definitivamente la carriera di regista e contemporaneamente Richie Cunningham entrò nel servizio militare…  Dopo dei buoni film negli anni ’80, la svolta arriva con Apollo 13 con protagonista Tom Hanks (attore feticcio di Howard), svolta che raggiunge il culmine con A Beautiful Mind. Seguono altri ottimi film quali A Cinderella Man, Frost/Nixon e l’ultimo, bellissimo, Rush nel 2013. Da non dimenticare anche il famosissimo film natalizio Il Grinch (chi non l’ha visto almeno una volta nelle feste?). Durante la sua ormai trentennale carriera, il buon Ron si è dimostrato un artista eclettico, in grado di spaziare tra generi e tematiche diverse: dai biopic ai film storici ai (bisogna dire: non riuscitissimi) thriller basati sui best-seller di Dan Brown. Era difficile migliorare la fama ottenuta con uno dei personaggi principali di quella che forse è la mamma di tutte le serie TV, ma Ron Howard può dire di avercela fatta con successo. Tra i suoi vari lavori (alcuni dei quali francamente da evitare) dunque ecco i miei preferiti.

 

A BEAUTIFUL MIND

 beautmind

Cominciamo col dire, senza mezzi termini, che questa è l’opera maxima del regista di Duncan. Racconta la vita del matematico ed economista John Nash, Premio Nobel per l’economia nel 1994, dall’ingresso a Princeton giovanissimo, passando per la schizofrenia, l’amore per la futura moglie Alicia (interpretata da Jennifer Connely, bellissima come sempre e convincente come non mai nel ruolo che le valse l’oscar da migliore attrice non protagonista. La ritroveremo così in forma solo in Blood Diamond cinque anni dopo) fino al Premio Nobel finale. Ad interpretare John Nash è il Russell Crowe degli anni d’oro fresco della gloria de Il Gladiatore che gli era valsa l’Oscar l’anno precedente. Per questo ruolo inspiegabilmente non lo vinse, ma la pellicola se ne portò a casa cinque tra cui quelli di Miglior Film ( QUI la recensione) e  di Miglior Regista per Ron Howard, finora l’unico della sua carriera. Commovente dall’inizio alla fine, il film ha il pregio non indifferente (e qui sta il merito del regista) di far vivere la malattia del protagonista direttamente allo spettatore in empatia con John Nash dall’inizio in cui le visioni sembrano normali e reali, alla tragica scoperta della malattia, fino all’inevitabile convivenza con essa. Difficilmente superabile, uno dei migliori film degli ultimi quindici anni.

 

FROST/NIXON – IL DUELLO

 frost-nixon

Lo scandalo americano di Watergate (scoppiato nel 1972, portò alle dimissioni del presidente Nixon a seguito di alcune intercettazioni abusive effettuate nel quartier generale del Comitato Nazionale Democratico, ad opera di uomini legati al Partito Repubblicano)è una delle pagine più brutte della storia americana che, dopo il pluripremiato Tutti gli uomini del Presidente con Dustin Hoffman, la grande opera di Oliver Stone Gli Intrighi del potere e il geniale episodio in Forrest Gump, Ron Howard torna coraggiosamente a raccontare nel 2008. Si tratta dell’adattamento cinematografico delle vere interviste a Nixon del giornalista britannico David Frost e dell’omonimo dramma teatrale scritto da Peter Morgan, che cura anche la sceneggiatura del film. La pellicola ha ottenuto grandi consensi e apprezzatissima è stata la recitazione di Frank Langella che interpreta un Nixon altezzoso e ostinato, parte che gli valse una nomination all’Oscar come migliore attore protagonista (ma quell’anno c’era Sean Penn con Milk e non si poteva vincere). Howard riesce a dare la giusta tensione narrativa in un film storico, risultato sempre arduo in una pellicola che racconta avvenimenti già noti e soprattutto, a differenza degli altri film su Nixon, guarda l’ex presidente con pietà e non solo come il simbolo della vergogna del Watergate. La scelta tra questo e il comunque imperdibile A Cinderella Man è dettata proprio da questo: a sorprendere è il fatto che non si tratta di uno dei tanti biopic sulla vita di un presidente americano (in questo caso un presidente che può essere un facile bersaglio) ma è un incontro tra due mondi (quello di Frost e quello di Nixon) che comunque si stimano e si compatiscono.

 

RUSH

29845_ppl

L’ultima fatica di Howard, uscito nel 2013 e ignorato completamente dall’Academy agli ultimi Oscar. Narra una delle rivalità più belle nella storia dello sport, quella tra i due piloti Niki Lauda e James Hunt che si contesero il campionato del mondo di Formula 1 nel 1976. La pellicola ci fa rivivere la rivalità tra quelli che sono soprattutto due uomini con le loro passioni e i loro difetti, prima che due grandi piloti. La storia è tutta incentrata sulla contrapposizione tra i due stili di corsa dei due piloti, che sono soprattutto due stili di vita agli antipodi: metodico, risoluto, attento e calcolatore Lauda, ribelle (amante del vizio e della bella vita), pronto ad affrontare ogni rischio pur di vincere, Hunt. Siamo di fronte ad una ricostruzione fedele che si nota, oltre che nei costumi e nel trucco, anche nella scelta del cast: sorprendente è la somiglianza tra Daniel Brühl e il Lauda di quegli anni. Chris Hemsworth invece interpreta un Hunt che in realtà non è mai stato così gagliardo e muscoloso, ma bisogna dargli il merito di coglierne a pieno il fascino un po’ spaccone e scapestrato dell’originale. Bravo Ron che è riuscito a girare un gran film di sport, impresa tutt’altro che scontata. Uno dei film più sottovalutati negli ultimi anni.

 

Michael Cirigliano

I SETTE INTOPPI PIU’ COMUNI QUANDO SI VA AL CINEMA

Stiamo a casa da soli, seduti alla scrivania, col monitor del pc acceso e pronti ad affrontare una battaglia all’ultimo buffering con Nowvideo per recuperare la puntata della nostra serie preferita, quando un’idea s’impadronisce di noi. Perché non andare al cinema e concederci una serata sgranocchiando popcorn e sorseggiando una Coca-Cola formato XXXL? Semplice, perché non sempre andare al cinema si mostra un’alternativa idillica e rilassante. Ecco perché:

1

cinema-sala-wall-E

IL POSTO ASSEGNATO

Possiamo capire quando il cinema sia gremito e si proietti un Avatar qualunque, ma trovarci davanti l’uomo di mezz’età di turno che ci chiede di alzarci rivendicando il suo posto, nonostante 450 poltrone libere e solo noi due in sala, è da querela

2

imbonitore totò

GLI IMBONITORI ANONIMI

Qualcuno spieghi gentilmente a tutti coloro che hanno l’abitudine di dare un senso, fra sé e sé,alla pellicola che stanno vedendo ciarlando ad alta voce, che la trama di Rapunzel non è un cruciverba della Settimana Enigmistica e, a meno che tutta la sala non sia popolata da Rain Man, potremmo arrivare a capirla anche da soli. Grazie.

3

libri1

QUELLI CHE HANNO LETTO IL LIBRO

Chissà perché, malgrado siano convinti che l’adattamento cinematografico del loro best seller preferito sia chiaramente una chiavica, i lettori raggiungano il cinema con un senso di onnipotenza, sdilinquendo, fra una scena e l’altra, di battute del tipo: “ma questo personaggio non c’era nel libro”; o “ma nel libro era scritto che la prendeva da dietro, non nella posizione del missionario”; o “ma qui la ragazza prima mette il mascara e poi il rossetto, mentre nel libro prima mette il rossetto e poi il mascara” o, ancora, “ho letto il libro, muore quello biondo”;

4

j94v

GLI ADDETTI DELL’ENEL

Qualcuno può spiegarci perché, mentre stiamo guardando il film, il ragazzo di fianco a noi estragga per delle ore l’iphone a illuminazione 5000 tacche che manco il faro del Grande Gatsby rendendoci ciechi come Saul sulla via di Damasco?

5

Gesù-Samaritana

GLI ANZIANI E I SAMARITANI

Capiamo che la vita in una casa di riposo sia noiosa e terribile ma, se hai novant’anni e sei cliente Amplifon da settanta lustri, perché mai impelagarsi nella visione di un film dalle dinamiche più complesse delle morti e risurrezioni di Beautiful? Perché dovrebbero scambiarci per quegli amabili figlioli dallo spirito samaritano disposti a spiegare, per filo e per segno, che Julia Roberts non sia in realtà la madre, ma la bis-prozia della moglie del fratello del cugino del protagonista?

6

GreatBigStuff_Coke_Can_DrinkBoy

QUELLO CHE VA AL BAR DURANTE L’INTERVALLO

Chissà perché, durante l’intervallo, tutti hanno paura di abbandonare la sala e di essere colti dallo spegnimento improvviso delle luci. Sarà per questo che, quando qualche coraggioso decide di avventurarsi al bar per prendersi qualcosa da bere, è braccato da ordinazioni su ordinazioni manco fosse nostra madre prima della chiusura dell’Esselunga?

7

Piscioni

QUELLI CHE DEVONO FARE “PLINPLIN”

Vi è piaciuto ordinare una Coca-Cola XXXXXL e di esservela scolata già alla pubblicità? Bene, ecco 120 minuti di agonia, in cui vi contorcete cercando di individuare immediatamente le uscite di sicurezza più vicine e di materializzare un wc lindo e di ebano a costo di perdervi i cinque minuti focali del film, tutti per voi. Se poi il film è Inception sono cavoli vostri.

 

Mario Manca

TOP 3- I MIGLIORI FUMETTI NATI IN BELGIO

Dopo il mio ultimo viaggio non posso esimermi dallo scrivere quest’articolo. Per chi non lo sapesse, il fumetto (o meglio la bande dessinée) moderno, assieme alle patatine fritte, nasce proprio nella zona franco-belga. Non è un caso che a Bruxelles esista un intero museo dedicato alla nona arte e che camminando per la città si possano osservare enormi murales dedicati a Tin Tin, I puffi, Marsupilami e via dicendo. Grandi autori e grandi personaggi (anche inaspettati) sono stati creati proprio lì. E voi lo sapevate?

3

6a00d8341c684553ef015438554a2b970c-pi

TIN TIN

Creato dal belga Hergé (nome d’arte di Georges Remi) nel 1929 sulle pagine di Le Petit Vingtième, Tin Tin, reporter giramondo sempre alla ricerca di nuove avventure, accompagnato dal filo Milù e dai sospetti di razzismo, incrementati dalla pubblicazione sui giornali di estrema destra. E’ del 2011 il film di Spielberg in motion capture: Le avventure di Tin Tin: il segreto dell’Unicorno.

2

Lucky_Luke_La_balada_de_los_Dalton-701901320-large

LUCKY LUKE

Il vero boom della bande dessinée avvene subito dopo il secondo conflitto mondiale, grazie a questo buffo pistolero, nato come parodia del western che, in quegli anni riscuoteva un successo straordinario in Europa. Creato dal belga Morris – all’anagrafe Maurice de Bevere – Lucky Luke fece la sua prima comparsa sull’almanacco di Spirou del dicembre 1946 nella storia Arizona 1880. Seppur da subito valido, il fumetto fece il vero salto di qualità con l’apporto straordinario del leggendario Renè Goscinny al suo esordio.

1

puffi2-copertina

I PUFFI

Creati nel 1958 da Peyo (al secolo Pierre Culliford, fumettista belga) come personaggi secondari della serie John & Solfami che veniva pubblicata su Le Journal de Spirou, i piccoli esserini blu prendono il nome da un’esperienza personale di Peyo, che, chiedendo a un amico di passargli la saliera e non sovvenendogli il nome dell’oggetto, aveva infatti detto «Passe-moi le… schtroumpf», ovvero «Passami il… puffo». Sempre sulla cresta dell’onda , I Puffi (per qualcuno metafora del sistema massonico) hanno guadagnato ulteriore popolarità anche grazie ai recenti film hollywoodiani. Ma alla fine, era tutto un sogno di Gargamella?

Francesco Pierucci

TOP 5 – LE AVVENTURE DI ASTERIX

“Astérix Le Gallouis” lo conosciamo tutti, è dal 1959 che questo piccoletto biondo le dà di santa ragione ai Romani assieme ai suoi allegri compagni. Mi sono riletto le 33 avventure di Asterix e queste cinque mi divertono ancora come quando ero bambino.

 

5

17it

ASTERIX E IL REGNO DEGLI DEI

Cesare vuole costruire Roma II, un importante complesso commerciale e residenziale, in Gallia e per farlo deve far sradicare la foresta che circonda il villaggio di Asterix. Riescono a costruire il primo condominio e così i galli iniziano a fare i coinquilini di m&*$ç per scacciarli e poi demolire il palazzo e riportare lo status quò.

 

4

ASTERIX_CARTONATI_NUMERI015

ASTERIX E LA ZIZZANIA

Già dal titolo ci si aspetta grandi risate, pagine su pagine di litigi e insulti. Asterix Traditore? “Non mi hai invitato per il cinghiale”? Qualcuno salta la code dal pescivendolo? E si scopre che forse è a causa di Detritus, il seminatore di zizzania della storia, che il senato romano ha iniziato a tramare contro Cesare.

 

3

51rbxomlselsl500

ASTERIX IN AMERICA

Uno esce un po’ a pescare e si trova dal altra parte del mondo? Ma siamo matti?! I nostri galli si ritrovano nel nord America per sbaglio ma fanno amicizia con una tribù di Pelle Rossa che gli dedica anche un totem, per poi venire scorati da degli esploratori  vichinghi sino a casa, lasciandogli il dubbio però se esista davvero un “nuovo  mondo” non avendo visto nulla di strano ma solo dei soliti europei.

 

2

ASTERIX_CART_NS__012

ASTERIX ALLE OLIMPIADI

Anni e anni a prendere steroidi (la pozione) e nessun gallo aveva mai pensato di andare alle olimpiadi!

Ora Asterix, Obelix e una delegazione del villaggio si recano ad Atene per partecipare a una 5 giorni di corse, lotte e giavellotti. Personaggi strani come un lottatore di Rodi e un atleta romano creano le giuste situazioni per siparietti e battute non da poco.

 

1

5c72590f83728cd006853bc7306e02d13d16736f

ASTERIX E CLEOPATRA

La storia delle storie, un’avventura davvero spassosa che per la prima volta porta nel mondo di Goscinny un personaggio storico (a parte Cesare).

Ci sono poi scene memorabili, come Obelix che estorce informazioni a uno schiavista a suon di ceffoni, Idefix che sogna montagne di ossi mentre esce da un labirinto e Cleopatra che sottomette Cesare…. e sapete chi ha staccato il naso alla sfinge? Obelix, il solito!

 

Pietro Micheli

UN REGISTA TRE FILM – QUENTIN TARANTINO

Cosa??? Solo tre??? È praticamente impossibile scegliere tre film di Tarantino senza lasciarsi attanagliare da dubbi e, qualunque sia la scelta, senza scontentare i fan o gli appassionati. Regista eclettico, rivoluzionario, che trova non nel citazionismo ma nel mescolamento il suo punto di forza, Tarantino (la cui passione per la settima arte nasce da giovanissimo e cresce e viene affinata dal lavoro nell’ormai celeberrima videoteca Manhattan Beach Video Archives nell’area di Manhattan Beach) ha realizzato capolavori con un marchio inconfondibile che gioca sia con le unità aristoteliche, mescolando luogo tempo e azione, e rimanda a vecchi film (perlopiù sconosciuti) di cui estrapola una scena, una colonna sonora, anche solo un particolare della scenografia per utilizzarlo nei suoi lungometraggi caricandolo di nuovo senso. Dallo scoppiettante esordio con Le iene (saltando il primo lungo My Best Friend’s Birthday) all’ultima fatica Django Unchained, sono dieci i lavori del cinefilo di Knoxville. Ecco i miei tre preferiti.

 

PULP FICTION

pulp-fiction-20-anni-13

Stregato da questa pellicola Clint Eastwood, presidente di giuria a Cannes nel 1994, non poté non premiarla con la Palma d’oro nonostante Film Rosso di Kieslowski. Una rivoluzione già sperimentata con Le Iene (ma qui perfezionata) di racconto anti-cronologico, una storia di gangster, amori, vendette, guerra, cimeli di famiglia, pugilato, colazioni che nella sua ironia nera descrive l’abominio del male. Personaggi creati alla perfezione, tra cui spiccano il sicario Jules del magnifico Samuel L. Jackson e il preparato Mr.Wolf di Harvey Keitel. Tante piccole storie apparentemente sconnesse tra loro che trovano un filo logico e una cronologia solo nella seconda parte, in cui si ha l’effetto di una discesa. Per molti il film migliore del regista.

 

JACKIE BROWN

jackie-brown

Ci si attendeva un altro film alla Pulp Fiction ed ecco che Tarantino regala un’opera lineare, tradizionale, che segue una sua cronologia, seppure fedele agli altri aspetti del suo stile (sceneggiatura bruciante, ironia e umorismo nero, citazionismo smodato). A Los Angeles Ordell, mercante d’armi, cerca di ritirare una enorme somma di denaro dal Messico per poi ritirarsi dagli affari. Lo aiutano l’ex compagno di cella Louis Gara e l’ex socia Jackie Brown, hostess arrestata per colpa sua. La cosa più interessante sono i personaggi, delineati alla perfezione, che sono tutti sia angeli che diavoli allo stesso tempo (Ordell per ironia sembra il meno cattivo). De Niro fumatore stanco, Pam Grier hostess in forma, Robert Forster garante di cauzioni innamorato e Samuel L. Jackson che sembra essere nato per recitare le sceneggiature di Tarantino. Grande film.

 

KILL BILL

Kill_Bill_vol._1_(2003)_Quentin_Tarantino

A mio avviso il punto più alto raggiunto da Tarantino fino ad ora. Da considerare nel complesso, è un capolavoro che miscela al meglio innumerevoli generi differenti di cinema, dal gongfupian allo wuxiapian cinesi, dallo spaghetti western agli yakuza movie, dall’horror italiano firmato Fulci e Bava agli anime giapponesi, non dimenticando capolavori nipponici come Lady Snowblood o film sulla vendetta occidentali come La sposa in nero di Truffaut. Beatrix Kiddo (Uma Thurman), ex sicario della banda del killer Bill (David Carradine), viene quasi uccisa nel giorno delle sue nozze. Al suo risveglio, dopo anni, dal coma, cerca gli aggressori per fargliela pagare. Si ritorna alla anti- cronologia, ma quasi non si nota se non per alcuni escamotage del regista (il foglio con i nomi). Scene perfette, recitazioni da urlo e una semplicità di creare cinema disarmante. È bello dall’inizio alla fine (con la frase sulla leonessa e i titoli di coda capolavoro). L’opera magna di Tarantino, difficilmente superabile.

 

Matteo Chessa

FILM DA RISCOPRIRE – QUANDO VOLANO LE CICOGNE (1957)

images

Due giovani innamorati saltellano felici in una Mosca deserta; hanno fatto le ore piccole e stanno tornando a casa passando per la Piazza Rossa; la ragazza guarda il cielo, nota le gru che volano, portando la primavera (le cicogne che titolano l’opera sono un incredibile errore di traduzione italiano, camuffato anche in fase di doppiaggio), e distratta si lascia bagnare dal camion della pulizia strade; lui amorevolmente le tira su i capelli, poi si dirigono verso casa saltellando su un piede giocosamente; titolo dell’opera con sullo sfondo il campanile di Ivan il terribile. L’incipit di Quando volano le cicogne del georgiano Mikhail Kalatozishvili (conosciuto col nome russo Michail Kalatozov) si allontana vertiginosamente dai prodotti propagandistici del cinema sovietico del periodo mirati alla costruzione dell’immagine internazionale dell’URSS, anticipando di un anno quelli che poi saranno i canoni della Nouvelle Vague francese (camere a spalla che seguono le corse dei protagonisti, riferimenti letterari, nel particolare alle Tre sorelle di Cechov) e enfatizzando la cosiddetta “politica del disgelo” portata dal neoeletto Kruscev (da quattro anni al potere), che mirava a destalinizzare l’immagine sovietica, toccando anche il campo della settima arte. È un film d’amore, di guerra, di solitudine, di costanti attese mancate e speranze tradite; Vera (una straordinaria Tatyana Samojlova) e Boris (Aleksey Batalov) sono innamorati e vogliono sposarsi; la seconda guerra mondiale e la partenza da volontario del giovane cambiano le cose. Lei, che intanto perde i genitori e viene costretta con la forza a sposarsi col cugino di Boris Mark (Aleksandr Shvorin), lo aspetta inutilmente per anni, sempre in bilico tra il rimanere ancorata alle speranze e il gettarsi tra le onde di un destino che, semplicemente, non si dirige verso i suoi sogni. Palma d’oro al festival di Cannes del 1958 (ebbe la meglio su titoli e nomi altisonanti come Alle soglie della vita dello svedese Bergman, preferito da una giuria presieduta dallo scrittore francese Marcel Achard e composta tra gli altri, da Zavattini, Ledislao Vajda e il sovietico Jutkevic), trova nell’estetica più che nelle tematiche il suo carattere rivoluzionario: inquadrature vicine ai personaggi, riprese che irrompono come mai prima nelle vite personali dei protagonisti e ce ne mostra sofferenze, paure e speranze. Attraverso piani sequenza e carrellate magistrali (si pensi a quella, bellissima, in cui una spaesata Vera corre verso il treno con chiaro intento suicida) o movimenti circolari della cinepresa (ripresi anche dall’andamento della storia), Kalatozov e il direttore della fotografia Sergej Urusevskij entrano nella storia del cinema con uno stile poi perfezionato da molti cineasti futuri (Scorsese da poco ne ha sottolineato l’importanza). In questo turbine di immagini danza il personaggio di Vera, diverso dalle altre eroine di un normale film di guerra, non ferma e decisa ma attanagliata da dubbi e paure, sottolineate perfettamente dagli occhi penetranti della Samojlova. Una storia d’amore che sfiora il melodramma ma non cade nel suo romanticismo, un film sulla guerra in cui le battaglie non vengono mai mostrate e la violenza è solo psicologica. E un finale commovente, legato strettamente all’incipit nonostante sia il suo naturale contrario (la piazza Rossa stracolma di gente, la ragazza sola che cerca l’amato tra la calca e quello sguardo alle gru con un significato differente). Un pezzo di storia del cinema da consegnare al grande pubblico per far capire cosa è realmente l’amore. Capolavoro.

 

31101_FRA

Matteo Chessa

ALMOST HUMAN – UNA SERIE CHE MERITAVA DI PIU’

AlmostHuman1__131115072956

In un periodo estremamente florido per le Serie Tv d’Oltreoceano segnato dal successo sfavillante di prodotti dal valore indiscutibile quali Game of Thrones e Breaking Bad e dalle diatribe sul controverso finale di How I Met Your Mother, riteniamo necessario spezzare una lancia in favore di una serie che è stata sicuramente meno fortunata delle sopracitate ma non per questo non meritevole di una visione da parte degli appassionati del genere. Si tratta di Almost Human, un prodotto, andato in onda tra il 2013 e il 2014, che riesce a mescolare bene elementi polizieschi e fantascientifici, senza sottovalutare una determinante componente psicologica interna alla vicenda e ai personaggi principali.

Ambientata nel 2048, in un’epoca in cui la tecnologia criminale ha fatto progressi tali da costringere le forze di polizia ad affiancare ad ogni poliziotto umano un androide, il protagonista della vicenda è il detective John Kennex, che dopo essersi risvegliato dal coma in cui si era ritrovato dopo essere rimasto tra le vittime di un’imboscata (organizzata anche dalla sua ex fidanzata), ritorna in servizio. Vista il suo pessimo rapporto con i normali androidi, gli viene assegnato il sintetico Dorian, caratterizzato da inaspettate e a volte stravaganti reazioni emotive. Dorian infatti appartiene alla serie abbandonata di androidi DRN, ovvero androidi in grado di provare emozioni a differenza degli androidi ora in circolazione, gli MX, vuoti e spenti.

Ciò che sorprende in generale è il bagaglio di esperienze che caratterizza ogni personaggio: i tormenti psicologici successivi all’incidente di Kennex, gli inspiegabili ricordi di infanzia di Dorian (inspiegabili perché essendo un androide non dovrebbe mai essere stato un bambino), la quasi assenza di vita personale per il capitano Maldonado, capo di Kennex. E oltre a questi spunti sul passato dei personaggi, merita attenzione anche la tensione sentimentale tra Kennex e la Stahl.

Purtroppo però non riusciamo a vedere il completo sviluppo di queste e altre interessanti problematiche proprio perché la serie è stata sospesa dopo la prima stagione a causa dei bassi ascolti. La fruttuosa collaborazione tra J.H. Wyman e il celebre J.J. Abrams (creatore di Lost ma anche scrittore del prossimo capitolo di Star Wars) che aveva dato vita già all’ottimo Fringe, questa volta si ripete ma solo a metà a causa delle alte aspettative (forse troppo alte) della Fox. Gli sviluppi narrativi potevano essere molti ma vengono lasciati in sospeso proprio perché ovviamente non tutti analizzabili in un’unica stagione. Il finale di stagione sereno e tenero, privo di cliffhanger sembra dimostrare però il fatto che gli autori già prevedevano il rischio di un non rinnovo da parte dell’emittente televisiva. Io personalmente tifavo per una seconda possibilità per Almost Human, viste le ottime premesse e il sorriso che mi lasciava al termine di ogni episodio, ma purtroppo finirà nel dimenticatoio come molte altre serie tv fantascientifiche chiuse prima del tempo.

 

Michael Cirigliano

ALAN MOORE – UN DISTURBO DEL LINGUAGGIO

tumblr_mnlphmaoYs1qz4ymjo1_1280

Il blog vi propone oggi un prodotto davvero particolare; non è propriamente un fumetto, neppure un libro, al suo interno c’è anche musica, poesia, esperienze e amicizia. In ‘Un Disturbo del Linguaggio’ si trova la sbobinatura (in chiave fumettistica) di 2 soliloqui di Alan Moore, che furono messi in scena con tanto di musica nel 1995, Sacco Amiotico, e nel 1999, Sepenti e Scale, poi accompagnati dalle illustrazioni di Eddie Cambell che ha realizzato questi lavori tramite la trascrizione dei monologhi incisi su CD regalatigli da Moore.

‘Sacco Amiotico’, inizia con il racconto della morte della madre di Moore, per poi proseguire con un viaggio nella psiche umana (la mente del autore più presumibilmente); l’autore prende in esame la cultura, la lingua e le influenze che il mondo ha sulla nostra formazione come individui cercando di trovare un filo logico, intento che stride con il delirio e la confusione della narrazione, ma si accorge presto che è impossibile trovare questo filo o questa mappa, lasciando in sospeso il discorso come se non ci fossero parole per descrivere cosa realmente sia l’umanità.

‘Serpenti e Scale’ tratta invece degli antefatti della Rivoluzione Inglese (tema carissimo ad Alan) e dei luoghi simbolo di questa impresa; grande spazio viene riservato, appunto, a Oliver Cromwell, la mente della rivoluzione, catturato e tenuto in prigione per tre anni prima della condanna a morte… in questo periodo scrisse bellissime poesie dedicate alla sua amata, il manoscritto fu recuperato dopo la riesumazione della salma molti anni dopo.

 

Pietro Micheli