FILM DA RISCOPRIRE – PADRE PADRONE (1977)

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Sardegna, anni 40. Dopo pochi giorni di scuola il piccolo Gavino Ledda (Fabrizio Forte) è costretto dal padre (Omero Antonutti) ad abbandonare gli studi per aiutarlo nella vita pastorale. Cresciuto coglie l’occasione della leva militare per ribellarsi al controllo del genitore e inseguire il suo sogno, laurearsi.

Premiato con la Palma d’oro a Cannes, il settimo film dei fratelli Taviani, tratto dal libro di successo di Gavino Ledda, annuncia fin da subito il suo intento: raccontare una storia reale attraverso un mezzo di finzione a cui la vicenda viene affidata. Così è da leggere il passaggio del bastone dello scrittore Ledda a Omero Antonutti nella primissima scena, o anche altre parti del film (il duello tra Gavino e la pecora munta, il saluto alle sacre querce sarde ma anche il suono della fisarmonica con sottotitoli che spiegano il suo messaggio celato, il finale con la troupe) che sottolineano questo rapporto realtà-finzione. Riflettendo sul concetto di potere autoritario, il film racconta un dramma familiare con lucidità, evitando accuratamente di prendere posizioni tra le due parti (il padre che ha bisogno del primogenito per garantire la sopravvivenza della famiglia; il figlio costretto a vivere una vita non sua), anche se a differenza del libro forse ci si sposta più verso il genitore, quasi come se si comprendesse la difficoltà del gestire una famiglia in quel periodo. Non mancano riferimenti alle vendette sarde, alle sue bellezze, alle sue debolezze.  Nonostante le riprese mozzafiato dell’incontaminato paesaggio sardo, è la colonna sonora di Egisto Macchi l’elemento migliore della pellicola, capace sempre di sottolineare i sentimenti delle scene e, a tratti, di far sentire i profumi di ciò che è mostrato. Omero Antonutti strepitoso nel suo lato severo, commovente in quello tenero (la bellissima scena del gelato al latte mangiato con gusto); piccola parte per Nanni Moretti che interpreta Cesare, compagno militare di Gavino. Il tema dei bambini cresciuti troppo in fretta è ripreso quasi 30 anni dopo da Salvatore Mereu in Sonetàula. Padre padrone ha un improbabile sequel, Ybris, diretto da Gavino Ledda e tratto dal suo libro Lingua di falce, pretenzioso e inutilmente autocelebrativa. A 37 anni dall’uscita ancora un capolavoro; da riscoprire.

 

focus_15 (padrone)

 

Matteo Chessa

 

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