I SETTE INTOPPI PIU’ COMUNI QUANDO SI VA AL CINEMA

Stiamo a casa da soli, seduti alla scrivania, col monitor del pc acceso e pronti ad affrontare una battaglia all’ultimo buffering con Nowvideo per recuperare la puntata della nostra serie preferita, quando un’idea s’impadronisce di noi. Perché non andare al cinema e concederci una serata sgranocchiando popcorn e sorseggiando una Coca-Cola formato XXXL? Semplice, perché non sempre andare al cinema si mostra un’alternativa idillica e rilassante. Ecco perché:

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IL POSTO ASSEGNATO

Possiamo capire quando il cinema sia gremito e si proietti un Avatar qualunque, ma trovarci davanti l’uomo di mezz’età di turno che ci chiede di alzarci rivendicando il suo posto, nonostante 450 poltrone libere e solo noi due in sala, è da querela

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GLI IMBONITORI ANONIMI

Qualcuno spieghi gentilmente a tutti coloro che hanno l’abitudine di dare un senso, fra sé e sé,alla pellicola che stanno vedendo ciarlando ad alta voce, che la trama di Rapunzel non è un cruciverba della Settimana Enigmistica e, a meno che tutta la sala non sia popolata da Rain Man, potremmo arrivare a capirla anche da soli. Grazie.

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QUELLI CHE HANNO LETTO IL LIBRO

Chissà perché, malgrado siano convinti che l’adattamento cinematografico del loro best seller preferito sia chiaramente una chiavica, i lettori raggiungano il cinema con un senso di onnipotenza, sdilinquendo, fra una scena e l’altra, di battute del tipo: “ma questo personaggio non c’era nel libro”; o “ma nel libro era scritto che la prendeva da dietro, non nella posizione del missionario”; o “ma qui la ragazza prima mette il mascara e poi il rossetto, mentre nel libro prima mette il rossetto e poi il mascara” o, ancora, “ho letto il libro, muore quello biondo”;

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GLI ADDETTI DELL’ENEL

Qualcuno può spiegarci perché, mentre stiamo guardando il film, il ragazzo di fianco a noi estragga per delle ore l’iphone a illuminazione 5000 tacche che manco il faro del Grande Gatsby rendendoci ciechi come Saul sulla via di Damasco?

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GLI ANZIANI E I SAMARITANI

Capiamo che la vita in una casa di riposo sia noiosa e terribile ma, se hai novant’anni e sei cliente Amplifon da settanta lustri, perché mai impelagarsi nella visione di un film dalle dinamiche più complesse delle morti e risurrezioni di Beautiful? Perché dovrebbero scambiarci per quegli amabili figlioli dallo spirito samaritano disposti a spiegare, per filo e per segno, che Julia Roberts non sia in realtà la madre, ma la bis-prozia della moglie del fratello del cugino del protagonista?

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QUELLO CHE VA AL BAR DURANTE L’INTERVALLO

Chissà perché, durante l’intervallo, tutti hanno paura di abbandonare la sala e di essere colti dallo spegnimento improvviso delle luci. Sarà per questo che, quando qualche coraggioso decide di avventurarsi al bar per prendersi qualcosa da bere, è braccato da ordinazioni su ordinazioni manco fosse nostra madre prima della chiusura dell’Esselunga?

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QUELLI CHE DEVONO FARE “PLINPLIN”

Vi è piaciuto ordinare una Coca-Cola XXXXXL e di esservela scolata già alla pubblicità? Bene, ecco 120 minuti di agonia, in cui vi contorcete cercando di individuare immediatamente le uscite di sicurezza più vicine e di materializzare un wc lindo e di ebano a costo di perdervi i cinque minuti focali del film, tutti per voi. Se poi il film è Inception sono cavoli vostri.

 

Mario Manca

TOP 3- I MIGLIORI FUMETTI NATI IN BELGIO

Dopo il mio ultimo viaggio non posso esimermi dallo scrivere quest’articolo. Per chi non lo sapesse, il fumetto (o meglio la bande dessinée) moderno, assieme alle patatine fritte, nasce proprio nella zona franco-belga. Non è un caso che a Bruxelles esista un intero museo dedicato alla nona arte e che camminando per la città si possano osservare enormi murales dedicati a Tin Tin, I puffi, Marsupilami e via dicendo. Grandi autori e grandi personaggi (anche inaspettati) sono stati creati proprio lì. E voi lo sapevate?

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TIN TIN

Creato dal belga Hergé (nome d’arte di Georges Remi) nel 1929 sulle pagine di Le Petit Vingtième, Tin Tin, reporter giramondo sempre alla ricerca di nuove avventure, accompagnato dal filo Milù e dai sospetti di razzismo, incrementati dalla pubblicazione sui giornali di estrema destra. E’ del 2011 il film di Spielberg in motion capture: Le avventure di Tin Tin: il segreto dell’Unicorno.

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LUCKY LUKE

Il vero boom della bande dessinée avvene subito dopo il secondo conflitto mondiale, grazie a questo buffo pistolero, nato come parodia del western che, in quegli anni riscuoteva un successo straordinario in Europa. Creato dal belga Morris – all’anagrafe Maurice de Bevere – Lucky Luke fece la sua prima comparsa sull’almanacco di Spirou del dicembre 1946 nella storia Arizona 1880. Seppur da subito valido, il fumetto fece il vero salto di qualità con l’apporto straordinario del leggendario Renè Goscinny al suo esordio.

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I PUFFI

Creati nel 1958 da Peyo (al secolo Pierre Culliford, fumettista belga) come personaggi secondari della serie John & Solfami che veniva pubblicata su Le Journal de Spirou, i piccoli esserini blu prendono il nome da un’esperienza personale di Peyo, che, chiedendo a un amico di passargli la saliera e non sovvenendogli il nome dell’oggetto, aveva infatti detto «Passe-moi le… schtroumpf», ovvero «Passami il… puffo». Sempre sulla cresta dell’onda , I Puffi (per qualcuno metafora del sistema massonico) hanno guadagnato ulteriore popolarità anche grazie ai recenti film hollywoodiani. Ma alla fine, era tutto un sogno di Gargamella?

Francesco Pierucci