MIRACLEMAN: IL SUPEREROE DEL KIMOTA!!!

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Al Disoccupato Illustre piace raccontare di cose strane, film mai visti, anime bizzarri, personaggi che mai avreste sentito nominare… anche oggi vi è capitata male, si parla del super eroe più strano e “brit” del mondo dei fumetti: MIRACLEMAN. Un misero uomo, Mike, pronunciando la parola KIMOTA! è in grado di trasformarsi in un essere semi divino e combattere il male… per lo più gangster e uomini corrotti. La storia del personaggio è un pochino ingarbugliata ma vi basti sapere che in origine si chiamava ‘Marvelman’, fu creato da Mick Anglo nell’Inghilterra del 1953 e pubblicato fino al 1963 con storie dai temi leggeri e divertenti… poi Alan Moore lo riesumò nel 1982 per trasformarlo in un personaggio tormentato e a tratti violento, come suo solito.  La nuova “casa” di Marvelman era la rivista Warrior, famosa per aver portato alla ribalta Moore e il suo ‘V for Vendetta’ a capitoli; la nuova incarnazione di Marvelman viene condita di malattie mentali, complotti, sangue e domande esistenzialiste presentando quindi un personaggio più realistico e più adulto. Interessante anche il rapporto tra la protagonista femminile Liz e le due incarnazioni del marito, il virile e luccicoso semidio e il noioso alter ego civile Mike Moran. Come classico di quegli anni anche il tema dell’‘anti-eroe’ viene toccato da Moore; cosi come quello del terrore dei super-eroi nell’immaginario della gente normale (siamo ben lontani dalla “meraviglia” ispirata dalle creature Marvel o DC). Le storie arrivano anche negli Stati Uniti, ma la cara Marvel Comics minaccia cause legali per l’uso improprio della parola “marvel” così l’editore cambia nome all’eroe in Miracleman e finisce di pubblicare il materiale britannico anche oltre oceano per poi passare la palla a Neil Gaiman nel 1990. Le avventure di Mike/Miracleman terminano nel 1993 con il #24 (il #25 è tuttora inedito) per cause economiche e il personaggio finisce in un vortice di tribunali e sentenze infinito per decidere chi possa continuarne la pubblicazione sia in patria che in America. La situazione si risolve solo nel 2009 con il completo possesso del personaggio da parte della Marvel Comics che dopo aver ripubblicato il materiale degli anni ’50 e ’60, parte con una riedizione della serie di Moore/Gaiman nel 2014; i pregi della collana sono una mirabile cura editoriale e la nuova colorazione che rende giustizia all’opera originaria, in più è implicita la promessa di far vedere finalmente il famigerato ‘numero 25’ ed andare oltre con la storia. Notizia di queste settimane: Marvel Comics pubblicherà a breve la sua prima storia auto-prodotta, sarà presentata su Miracleman Annual. La storia è il recupero di un’idea dello scrittore Grant Morrison datata 1980 e sarà disegnata dal Responsabile Creativo della Marvel Joe Quesada.

Pietro Micheli

UN REGISTA TRE FILM: BRIAN DE PALMA

La fama che circonda alcune opere di Brian De Palma, regista americano in attività dagli anni 60, potrebbe rendere quasi banale la stesura di una classifica che annoveri i tre film migliori. Quasi tutti i più famosi appartengono al genere gangsterisco, da Scarface a Carlito’s way passando attraverso Gli Intoccabili, ma sarebbe ingiusto non riconoscere l’ottima capacità di De Palma di passare tra vari generi e controllarli tutti con maestria e sicurezza, mantenendo tra l’altro invariati i capisaldi della sua cinematografia: il tema del doppio, la scopofilia, la perdita di identità, l’insicurezza, l’omertà. Con i primi lavori comici, Greetings e Hi Mom! col giovane De Niro, e le pellicole hitchcockiane, quelle di (contro la) guerra, fino ai noir e i film in costume o addirittura la fantascienza,  De Palma può essere sicuramente annoverato tra i registi più prolifici della New Hollywood. Ecco tre pellicole scelte dal D.I, cercando di non essere banali.

LE DUE SORELLE

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Danielle Bréton, modella americana, passa la notte con un uomo che la mattina seguente viene massacrato a coltellate dalla sorella gemella. Aiutata dall’ex marito fa sparire il corpo, ma la giornalista Grace Collier vede tutto dalla finestra e cerca di dimostrare il tutto alla polizia. Thriller psicologico sulle orme di Hitchcock (La finestra sul cortile, Marnie, Psyco e Io ti salverò), presenta tutti i temi che seguiteranno nella sua carriera: il doppio, la visione voyeuristica, l’intro finta che esula dal genere trattato (qui un programma tv). Ottima prova attoriale della protagonista Margot Kidder nella parte delle due sorelle. Nonostante sia agli inizi della carriera De Palma regala qui la sua prima perla, una sequenza onirica terrificante, in b/n, in cui scopriamo la verità sulle due gemelle.

CARLITO’S WAY

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Il capolavoro di De Palma, punto più alto di una carriera con molti picchi (Scarface, Mission Impossible); tutto è però inferiore a Carlito’s Way, bellissimo gangster movie che narra le vicende di Carlito Brigante (un Al Pacino in grande spolvero), ex spacciatore portoricano uscito dal carcere dopo 5 anni con la voglia di restare pulito. Sfortuna vuole che il suo avvocato David Kleinfeld (Sean Penn) sia in debito con la mafia. Per un atto di riconoscenza lo aiuta, ma le cose prendono una brutta piega… Bellissima trama, bellissime recitazioni, una regia che non perde mai il controllo della situazione e un inseguimento finale in stazione da capogiro. Cosa volete di più?

REDACTED

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La trama è simile a quella di Vittime di guerra (alcuni uomini dell’esercito americano stuprano e uccidono una indigena); è diversa la guerra, lì Vietnam qui Iraq, e il modo di raccontare dato che in Redacted si utilizza il piglio documentaristico (nonostante tutto sia finzione). Il risultato è un atroce affresco della malvagità umana nascosta sotto abiti protettivi, una critica feroce all’operato statunitense sul fronte, dove più che protettori i soldati vestono i panni dei carnefici. Connotato da una forte intermedilità (riprese video amatoriali, estratti da YouTube e camere nascoste) che cerca di nascondere la mano del regista. Appartiene alla ristretta cerchia di film sulla guerra in Iraq, ed è sicuramente il più feroce nella sua critica (assieme a SOP di Errol Morris).

Matteo Chessa

DYLAN DOG: SPAZIO PROFONDO – TUTTO A COLORI

Anno 2014. In Italia i fumetti storici e vecchi come il cucco si leggono ancora, ma per stare al passo coi tempi sono stati dati in pasto ad autori giovani ed ambiziosi, il bellissimo bianco e nero è stato sostituito dal colore, e tutte le storie sono ambientate nello spazio.

Siamo nell’apocalittico mondo ‘post-Orfani’!!!

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Oggi il Disoccupato ritorna a parlare di un vecchio amico, Dylan Dog, nel giorno del suo grande e temuto rilancio con il N.337; annunciato da tempo dall’editore Bonelli, il nuovissimo volume ha in bella vista la scritta “tutto a colori” (solo per oggi, tranquilli) e per rimarcare ancora di più la rinascita il nostro Dylan è ritratto in posizione fetale come ad aspettare che il lettore apra l’albo per farlo uscire a nuova vita nel nostro immaginario…

Giuda Ballerino! L’episodio è curato da Recchioni, forse vi ricorderete di lui per cagate come il citato Orfani, e infatti quello che sembra di avere in mano oggi ricorda proprio quella serie. Malgrado la strana veste grafica, che stona anche un po’ col personaggio, il ruolo di Dylan è invariato: infatti viene ancora chiamato in servizio per cacciare mostri, ma ad accompagnarlo nel viaggio non troviamo il solito cast ma una squadra tutta nuova di cui non vi racconto per non rovinarvi la lettura. L’ambientazione spaziale e claustrofobica ricorda a tratti il gotico paesaggio e la nebbia di Londra; e così come i primi numeri di Dylan riproponevano molti dei topoi cinematografici del horror, in questa storia sembra di stare nella più classica delle quest spaziali (citazioni da Alien a go go) e l’azione non manca. Le donne, tanto amate nella precedente gestione, sono un po’ sotto tono in questo episodio ma sicuramente torneranno visto che ormai sono una componente fissa e indispensabile come la camicia rossa e i jeans. Ritorna per un breve cameo anche Groucho ma in modi che non posso spoilerare.

Pietro Micheli

TOP 10 HOW I MET YOUR MOTHER EMOTIONAL MOMENTS

Per nove anni la serie ha fatto ridere, commuovere, emozionare il mondo. Doveva essere l’erede di Friends e possiamo dire che ha eseguito egregiamente il suo compito. Per quanto sia difficile scegliere i dieci migliori momenti in una serie così lunga (208 episodi), noi comunque vogliamo provare a stilare una TOP 10 (opinabile) dei momenti che ci hanno emozionato di più e ringraziare gli autori (Craig Thomas e Carter Bays) che fino alla fine ci hanno tenuto con il fiato sospeso.

 

6×13 Bad News

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 In una stagione complessivamente interlocutoria come la sesta, c’è sicuramente un evento che la fa da padrone più di ogni altro. Lily ormai da tempo non riesce a rimanere incinta, e la coppia non sa chi tra Lily e Marshall sia il “responsabile”. La prima va dal dottore (il vero sosia di Barney) e scopre che è fertilissima, lo stesso scopre Marshall ma quando si reca dalla moglie per darle la buona notizia, ne riceve un’altra sconvolgente: suo padre Marvin è appena morto di infarto. Marshall perde così il suo punto di riferimento, che per lui è anche il suo migliore amico, rimanendo per un lungo periodo traumatizzato.

4×13 Three Days Of Snow

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Una tormenta di neve si abbatte su New York per tre giorni. Mentre Ted e Barney gestiscono il bar da soli finendo per fare una festa a base di alcol a casa di Ted, Lily e Marshall decidono di dare un taglio ai loro rituali che si portano dietro da anni, come incontrarsi all’aeroporto al ritorno da ogni viaggio con una confezione di birra. All’ultimo momento però cambiano idea senza mettersi d’accordo: Lily compra una damigiana a Marshall, che inizialmente sembra non esserci all’aeroporto, ma che poi la sorprende accogliendola con un’intera orchestra musicale. Uno dei momenti più belli della perfetta storia d’amore tra Lily e Marshall.

 

5×24 Doppelgangers

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I cinque ragazzi hanno fino adesso incontrato quattro dei loro cinque sosia: lesbo Robin, Lily spogliarellista, Marshall baffone e, qualche puntata prima, Ted wrestler messicano. Manca solo il sosia di Barney e quando lo troveranno Lily e Marshall hanno deciso che sarà il momento giusto per avere un figlio. Nel frattempo la bella storia tra Robin e Don, incontratisi lavorando a Channel 12, finisce quando lui sceglie di trasferirsi per lavorare per un grande network, a differenza di lei che aveva scelto di rimanere per amore del partner. Alla fine Lily vede il sosia di Barney anche se questi non gli assomiglia per niente. Marshall glielo fa credere e così fanno gli altri: Lily ora è pronta per avere un figlio. Come dice il Ted del 2030 ai suoi ragazzi: “Sapete, potete chiedere all’universo tutti i segni che volete, ma in fin dei conti vediamo quello che vogliamo vedere quando siamo pronti a vederlo”.

7×16 The Drunk Train

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In quella che è sicuramente la più bella stagione, all’episodio numero 16 riemerge ciò che proprio in quel momento non ti aspetti. Kevin, lo psicologo che aveva in cura Robin ma che poi finisce per innamorarsene, chiede alla canadese di sposarlo ma lei è bloccata dal fatto che non può avere figli. All’inizio Kevin rimane intenzionato a sposarla ma poi molla e la loro relazione finisce. Quando Ted torna a casa vede Robin che fuma sul tetto e lo informa dell’accaduto, Robin si chiede chi potrebbe mai sposarla visto le rinunce a cui dovrebbe andare incontro. Ted, in uno dei suoi momenti migliori in assoluto, spiazza tutti: “Io lo farei.Ti amo Robin”. Ted non ha mai smesso di amare Robin. E probabilmente non smetterà mai.

 

3×20 Miracles

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La terza stagione segna la rottura di quegli equilibri che si erano creati nelle prime due e getta le basi per ciò che, più di ogni altra cosa, terrà attaccati gli spettatori allo schermo per le rimanenti sei stagioni: la storia, caratterizzata da una lunga genesi, tra Barney e Robin. Dopo che Barney ha raccontato a Ted di essere stato a letto con Robin, sancendo la fine della loro amicizia, Ted, lasciata Stella (che poi lo mollerà sull’altare), viene investito e finisce in ospedale. Barney corre all’istante dall’ex-amico, ma, nel percorso, viene investito, finendo nello stesso ospedale di Ted. Lì i due, grazie al cielo, si riappacificano. Quando Marshall chiede a Barney se durante l’incidente gli sono passate davanti tutte le cose che ama, Barney guarda intensamente Robin. È l’inizio dell’amore tra Stinson e la Scherbatsky. È l’inizio della stupenda evoluzione del personaggio di Barney.

 

7×12 Symphony Of Illumination

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Robin non solo scopre di non aspettare un bambino da Barney ma, in più, dopo ulteriori analisi, scopre che non può avere figli. Robin non dirà nulla ai suoi amici per un po’ di tempo. Ted pensa che la sua depressione sia dovuta alla nostalgia di casa e le propone di passare il Natale a Cleveland con lui, ma Robin gli dice che non è il suo compito tirarle su il morale. Come sempre però Ted fa di testa sua: crea uno spettacolo di luminarie a casa loro che Robin trova appena tornata a casa e l’abbraccia, dicendole che è compito suo tirarla su di morale. Puntata pre-natalizia del 2011, con tanto di Highway to Hell degli AC/DC in sincro con le luci dell’albero.

 

1×22 Come On

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Finale della prima stagione, in cui succede tutto il contrario di quello che era successo fino a quel momento. Dopo vari tentativi andati in fumo, Ted decide di provarci per l’ultima volta con Robin che sta per partire per un viaggio di lavoro. Ted, per farla rimanere, impara la danza della pioggia da una ex di Barney. Funziona, Robin rimane e vissero tutti felici e contenti. No. Lily, a due mesi dal matrimonio con Marshall, lo lascia perché intenta ad inseguire il suo sogno di diventare pittrice a San Francisco. La prima, bellissima stagione, finisce così: Ted che finalmente ha conquistato Robin, consola il suo migliore amico sotto la pioggia, distrutto perché abbandonato dall’unico amore della sua vita.

 

 9×16 How Your Mother Met Me

 How Your Mother Met Me

Quando chiesi ad un mio caro amico cosa avesse HIMYM più di Scrubs, lui mi rispose all’istante: Scrubs non ha un episodio come il 9×16. Senza dubbio l’episodio più geniale di tutta la serie, il culmine della smisurata creatività di Craig Thomas e Carter Bays. Puntata speciale, con sigla speciale per celebrare il 200° episodio della serie, il primo che non vede come protagonista lo storico cast principale ma solo lei: la ragazza con l’ombrello giallo, la Madre. Quest’ultima, attraverso un lungo flashback, racconta le sue peripezie a partire dal settembre 2005 (ovvero quando iniziano anche gli eventi raccontati da Ted). Più volte i due hanno visto i loro destini sfiorarsi senza incontrarsi mai, fino al matrimonio tra Barney e Robin. Proprio in quel lungo weekend, Tracy (il nome della madre, che scopriremo solo alla fine) alloggia al Farhampton Inn e, cantando La vie en rose sul suo balcone, è all’oscuro del fatto che Ted, affascinato dalla sua voce, la ascolta per la prima volta. L’incontro tra i due non è ancora avvenuto, avverrà solo nell’ultimissimo episodio della serie ma è incantevole come gli autori abbiano fatto incrociare 9 anni di stagioni, 9 anni di emozioni e 9 anni di vita di Ted con gli eventi della vita della Madre. Chapeau.

 

8×12 The Final Page: Part Two

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Dalla 3×16, in cui Barney e Robin vanno a letto per la prima volta, passando per la breve parentesi nella quinta stagione, fino alla 8×12: ce l’hanno fatto attendere con ansia, desiderare e sognare fino a quando quel momento finalmente è arrivato. Aiutato dalla collega di Robin, Patrice (con la quale Barney aveva fatto credere a tutti di volersi sposare), Stinson mette in atto un piano per conquistarla e per farle capire che anche lei è innamorata di lui. Sul tetto del palazzo di World Wide News, in un’atmosfera infinitamente romantica, Barney chiede a Robin di sposarlo. Lei accetta. “The Robin”, l’ultima pagina del Playbook di Barney, che Robin legge sul tetto, è certamente la migliore. Il punto più alto della sua lunga evoluzione. È lui il mattatore della serie.

 

9×22 The End Of The Aisle

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 Prima delle due controverse puntate finali, abbiamo il finale che sarebbe dovuto essere ma non è stato: la serie sarebbe benissimo potuta finire qui e sarebbe stato un finale coi fiocchi.Robin non sa se sposare Barney perché non gli ha portato il ciondolo che aveva nascosto in un parco la prima volta che era arrivata a New York con suo padre. Ted, che dopo varie peripezie, ha trovato il ciondolo, lo consegna a Barney dicendogli di consegnarlo a Robin in modo da avere il segno che tanto aspettava. Robin però capisce che Ted è il responsabile di tutto ma Barney, alla fine, incrociando Robin prima della celebrazione delle nozze, le promette solo e soltanto un voto nuziale: non le dirà più bugie. Infine ammette, inoltre, che il ciondolo è stato ritrovato da Ted.È questa la confessione che scioglie tutti i dubbi di Robin, ora convinta pienamente nello sposarsi. L’episodio si conclude con il matrimonio dei due con Robin che percorre la navata della chiesa (e Marshall che scaglia l’ultimo dei cinque schiaffi a Barney). “La fine della navata” è anche la fine della lunga e tormentata strada che ha portato sin qui.

FUORI CLASSIFICA: HIMYM Alternate ending

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Come molti sanno, nelle scorse settimane è stato pubblicato come contenuto speciale del DVD della nona stagione il finale alternativo della serie. Poco più di quattro minuti che danno agli spettatori un finale più sensato e coerente con tutto quello che é successo in nove stagioni. How I Met Your Mother non poteva finire come era iniziato, con Ted che 25 anni dopo la prima volta, va sotto la finestra di Robin con il famoso corno blu. Non poteva finire con lo shock della morte della Madre, che di per sé è pure ammissibile, ma non nel modo in cui era stata raccontata, in modo liquidato e sbrigativo. E soprattutto non poteva finire con l’insensato divorzio tra Robin e Barney. Non sappiamo se veramente questo finale fu girato insieme a quello poi mandato in onda e poi scartato o se è stato girato successivamente visto il malcontento dei fan. Quello che invece sappiamo che l’ultima frase in assoluto della serie doveva essere quella che ha chiuso il finale alternativo:

And that, kids, is HOW I MET YOUR MOTHER

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Michael Cirigliano

GOTHAM 1X01: LA NUOVA SERIE SU BATMAN SENZA BATMAN

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E’ possibile fare una serie su Gotham senza Batman? Sembrerebbe un paradosso, eppure per la Warner la risposta è sì. Un obiettivo arduo che a quanto pare si dipanerà nei sedici episodi che compongono la prima stagione di uno dei prequel più attesi dai fan della Dc e non. Intanto la visione del primo episodio consente allo spettatore di immaginare parzialmente il mood e la struttura dell’intera serie. Il pilot diretto da Danny Cannon sembra infatti fondarsi sui classici stilemi del buddy cop movie in un’atmosfera cupa e affascinante come Gotham giustamente richiede. Il rapporto turbolento ma efficace tra un retto poliziotto alle prime armi (il Jim Gordon privo di baffi di Ben McKenzie) e un veterano corrotto (il Bullock di Donal Logue) sottende la turbolenta ricerca del colpevole dell’omicidio dei coniugi Wayne (evento decisivo per la nascita dell’Uomo Pipistrello). Di primo impatto la sceneggiatura, appesantita probabilmente dalla necessità di introdurre i personaggi, arranca piuttosto goffamente con qualche forzatura di troppo (mi riferisco ai twist dell’indagine). Il punto forte invece è sicuramente in direzione fan service con i richiami ai personaggi, in particolare ai villains, più importanti del fumetto. Ottimo il Pinguino di Robin Lord Taylor (anche perchè più centrale nel pilot), da approfondire Selina Kyle e Edward Nigma (che qui lavora in polizia!) così come Poison Ivy. Spiazzante il nuovo Alfred, rude e senza alcun tipo di aplomb. I giudizi definitivi possono aspettare.  Per il momento attendiamo i nuovi episodi per un commento meno parziale.

Francesco Pierucci

SERIE TV – THE BIG BANG THEORY

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Era il 2007 quando il produttore e sceneggiatore Chuck Lorre, dopo il buon successo, tra i vari, di Due uomini e mezzo, diede alla luce, insieme a Bill Prady, la sua serie di maggior successo, The Big Bang Theory. Ambientata a Pasadena (California) vede come protagonisti un gruppo di 4 nerd, specializzati in quattro campi scientifici diversi: Leonard Hofstadter (fisico sperimentale), Sheldon Cooper (fisico teorico), Howard Wolowitz (ingegnere aerospaziale) e Raj Koothrappali (astrofisico). La loro amicizia, certamente solida, è caratterizzata da attività di routine come la passione per videogame, fumetti e film di fantascienza (indimenticabili gli sketch su Star Wars e Star Trek). A movimentare questa vita a tratti monotona, interviene Penny, un’avvenente ragazza di provincia, ingenua ed esuberante, che si trova ad abitare nell’appartamento di fronte a quello di Leonard e Sheldon. I due mondi, così lontani tra loro, incominciano ad incontrarsi facendo evolvere i vari protagonisti.

La trama è sicuramente incentrata principalmente sul personaggio di Leonard, sia dal punto di vista della sua problematica convivenza con Sheldon (entrambi nerd ma diversi nel modo di comportarsi, l’asocialità di Sheldon regalerà punti di comicità di altissimo livello) sia per quanto riguarda la sua relazione con Penny, della quale si innamora praticamente all’istante. Ma come è tipico di molte serie comedy, a fare la voce grossa è un personaggio diverso dal protagonista “annunciato” (basti pensare a Barney in How I Met Your Mother) e in questo caso si tratta di Sheldon, capace di evolversi senza cambiare mai: contraddistinto da tic ossessivi compulsivi e da comportamenti sociali non spontanei ma meccanici, finirà per cambiare il suo atteggiamento in modo non irrilevante soprattutto nei confronti delle ragazze. Gli altri due nerd, Howard e Raj fanno da spalla in modo eccellente, regalandoci momenti spassosi al limite dell’equivoco (soprattutto quando vengono scambiati, spesso, per una coppia omosessuale). Il punto di forza della serie rimangono sicuramente gli sketch, vari e azzeccatissimi, sulle tematiche più disparate e che permettono di staccare dal mondo in quei 20 minuti di durata dell’episodio. Di certo, però, non le si può dare quel ruolo, che qualcuno le vuole per forza appiccicare addosso, di continuatrice della tradizione delle grandi serie comedy che facevano sì ridere (spesso meno di TBBT) ma erano in grado di dare pugni allo stomaco non indifferenti (Friends, Scrubs, How I Met Your Mother) semplicemente perché, in questo caso, le emozioni sono praticamente assenti. Quindi siamo di fronte ad una serie estremamente godibile e longeva (siamo alla settima stagione, ne sono in programma 10), con episodi il più delle volte autoconclusivi che permettono una visione della serie anche non continua ma, per favore, lasciamo in pace capolavori come Friends, Scrubs e HIMYM per il semplice motivo che i creatori Lorre e Prady avevano e hanno in mente un prodotto del tutto differente.

Michael Cirigliano

UN REGISTA, TRE FILM: HOWARD HAWKS

Nuovo appuntamento, nuovo regista: questa volta ho voglia di analizzare uno di quei grandi registi come Wylder o Preminger in grado di spaziare sapientemente tra i generi cinematografici più disparati. Hawks è stato acclamato per magnifici noir (Il grande sonno, Acque del sud), western (Un dollaro d’onore, Rio Lobo) e commedie musicali (Gli uomini preferiscono le bionde). E proprio delle commedie, in particolare di quelle associabili al sottogenere screwball, che tratterà questa (altrimenti impossibile) Top 3.

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ERO UNO SPOSO DI GUERRA

Premetto dicendo che per me Cary Grant è la screwball comedy. E’ questa splendida commedia può spiegarne certamente il motivo: è impossibile non ridere osservando le movenze del divo di Hollywood vestito in modo imbarazzante da donna. Ero uno sposo di guerra va amato innanzitutto per questo ma anche secondo me per la sua trama geniale: per seguire la moglie tenente in guerra, un capitano dell’esercito francese cerca di partire con lei chiedendo l’applicazione della legge a favore delle spose di guerra. Un film intelligente e divertente che parte come la solita “guerra dei sessi” per poi spostarsi su di una tematica più sociale della “lotta alla burocrazia”.

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SUSANNA!

Altro film, altra pietra miliare della storia del cinema. Un occhialuto Cary Grant sopra le righe, perfettamente affiancato da una sbadata Katharine Hepburn. Trionfano qui più che le battute scombussolate e taglienti, le gag fisiche come quella della cena oppure legate agli animali (come nell’altrettanto valido Il magnifico scherzo, sempre di Hawks). A onor di cronaca, è il primo film nel quale la parola gay viene pronunciata in riferimento all’omosessualità.

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LA SIGNORA DEL VENERDI’

E’ senza dubbio questa la mia screwball preferita di sempre. Perché? Interpretazioni magistrali della coppia Grant-Russell, situazioni paradossali, battute a raffica e ritmo incalzante: non a caso il film detiene il record per il dialogo più lungo e veloce della storia del cinema. La modernità della pellicola poi è fuori dal comune: Hildy Johnson, donna degli anni ’40, è in realtà una giornalista spietata e soprattutto rispettata dagli uomini dell’epoca. Un personaggio indimenticabile, insomma. Così come questo film. Vedetelo e non ve ne pentirete.

Francesco Pierucci