CINQUE PAGINE DI STORIA RACCONTATE DAL CINEMA

ARGO di Ben Affleck – La rivoluzione iraniana e la crisi degli ostaggi dell’ambasciata americana

 ARGO

Se prima di questo film, il buon Ben era stimato quasi solo per aver diviso le lenzuola con Jennifer Lopez, nel 2012 riuscì a far parlare nuovamente benissimo di sé (dopo la sceneggiatura di Will Hunting con Matt Damon e la regia di The Town) per il suo lavoro di regista e attore. Tratto dall’omonimo libro dell’ex agente della CIA Tony Mendez e di Matt Baglio, racconta l’operazione segreta congiunta di Stati Uniti e Canada (conosciuta come Canadian Caper),curata dallo stesso Mendez (interpretato da Affleck), per liberare sei cittadini americani rifugiatisi nell’ambasciata canadese di Teheran. Il nome Argo deriva dal film fittizio orchestrato dalla CIA, usato come pretesto per permettere a Mendez di entrare in Iran e uscirvi con gli ostaggi. Una pagina di storia che molti in Europa ignorano ma che rappresenta uno dei più grandi esempi di collaborazione diplomatica tra due Paesi (il Canada e gli Stati Uniti) che con grande genialità e coraggio riuscirono a salvare i sei funzionari dell’ambasciata USA da un paese in piena rivoluzione islamica, in un periodo in cui gli Americani erano impopolari per aver dato accoglienza al tirannico Scià di Persia, contro cui si era scatenata la protesta. Oscar al Miglior Film nel 2013, non immeritatamente nonostante i pretendenti di spicco (Django Unchained e Re della Terra Selvaggia).

SALVATE IL SOLDATO RYAN di Steven Spielberg – Lo sbarco in Normandia

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Il contesto storico di questa famosissima pellicola è lo sbarco in Normandia, la più grande invasione anfibia della storia messa in atto dalle forze alleate (Stati Uniti, Regno Unito, la parte di Francia ancora libera, guidate dal futuro presidente americano Dwight Eisenhower) per aprire un secondo fronte in Europa (l’altro era il fronte orientale con la Campagna di Russia) e invadere così la Germania nazista. Avvenne il 6 giugno del 1944, data che sarà ricordata come D-Day. Spielberg, in questo suo lavoro del 1998, rappresentò in maniera cruda e realistica i combattimenti di questa fase della Seconda Guerra Mondiale, soprattutto la scena dello sbarco stesso, condita da effetti sonori straordinari (che portarono 2 Oscar), che è stata scelta dalla rivista Empire come “miglior scena di battaglia di tutti i tempi”. Un lavoro magistrale a cui parteciparono 1500 comparse per un costo di 12 milioni di dollari. Il filo narrativo principale del film si concentra sulla ricerca del soldato James Ryan (interpretato da Matt Damon) che deve essere portato a casa perché unico superstite tra quattro fratelli (storia ispirata alle vicende del sergente Nillan che perse tre fratelli durante il conflitto). Come se non bastasse abbiamo un Tom Hanks a livelli altissimi che interpreta l’orgoglioso, a tratti misterioso ma comunque valoroso capitano Miller. Non vinse l’Oscar di Miglior Attore Protagonista perché quell’anno c’era Benigni con La Vita è bella e soprattutto, inspiegabilmente, il film non vinse la statuetta per il Miglior Film: solo Dio sa per quale strano motivo l’Academy preferì Shakespeare in Love.

 

FULL METAL JACKET di Stanley Kubrick – La guerra del Vietnam

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Il maestro Stanley Kubrick al suo penultimo lavoro da regista, regalò al mondo una pagina epica del conflitto in Vietnam. Una guerra che fu un vero fallimento per gli Stati Uniti che prima, decimati da quasi 60000 vittime e numerosi dispersi, lasciarono il Vietnam del Sud al suo destino, poi con la caduta di Saigon e la vittoria dei comunisti del Vietnam del Nord, dovettero accettare il loro fallimento negli obiettivi che si erano prefissati: sicuramente la più grande mazzata bellica per gli Americani nel Secondo Dopoguerra. Detto ciò, Kubrick rappresenta la realtà del conflitto in modo differente rispetto ai canoni fissati dalla cinematografia bellica precedente che inquadrava la guerra in una dimensione epica. Sin dalla prima parte, riguardante l’addestramento dei coscritti da parte del sergente Hartman, possiamo cogliere le conseguenze psicologiche che subirono gli stessi marine soprattutto grazie al personaggio di Palla di Lardo, che preso di mira da parte del sergente e dai commilitoni, finisce per cadere in uno stato mentale altamente problematico che lo porterà ad uccidere il sergente Hartman e infine a suicidarsi. La seconda parte, sicuramente la meno celebre delle due, racconta la guerra al fronte discostandosi da quello che è l’immaginario collettivo della guerra del Vietnam, combattuta nella giungla: Kubrick invece ambienta le scene belliche in una città, ricordando la battaglia di Hue del 1968. Ma in questa parte il tutto si perde in un’eccessiva teatralità a discapito della verosimiglianza. Ad ogni modo resta un pregevole film che ha comunque il merito di far conoscere al mondo una guerra che, per il modo in cui finì, fatica ad essere ricordata dagli Americani.

 

SCHINDLER’S LIST di Steven Spielberg – La Shoah

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Quando un “esperto” di cinema vi dirà che Steven Spielberg non è un grande regista perché “fa solo film di fantascienza” (uno dei luoghi comuni più falsi ma anche più diffusi), fategli vedere, tra i vari, i due film citati in questo articolo. Schindler’s List, ispirato al romanzo La lista di Schindler di Thomas Keneally, basato sulla vera storia di Oskar Schindler, permise a Spielberg di raggiungere la definitiva consacrazione tra i grandi cineasti, vincendo l’Oscar per il miglior film (l’unico della sua carriera) e la miglior regia. Caratteristica importante del film è quello di esser stato girato interamente in bianco e nero, fatta eccezione per quattro scene. Fra tutte le proposte cinematografiche riguardanti il tema dell’Olocausto, questa rappresenta l’opera più densa di significato ed emotività, elementi trasposti attraverso un’opera di assoluta perfezione tecnica e di forte tensione interiore individuabile soprattutto nell’evoluzione del personaggio di Schindler, interpretato da Liam Neeson. Come detto, la storia è quella di Oskar Schindler, industriale tedesco che, da uomo inizialmente opportunista, libertino, estremamente assetato di fama e iscritto al partito nazista, dopo aver assistito al rastrellamento del ghetto ebraico a Cracovia, in cui 10.000 ebrei vennero uccisi, in seguito impiegò un gruppo di Ebrei nella sua fabbrica sottraendoli alla morte. Il film ha una qualità senza tempo: un esempio sublime di fare cinema, un film perfetto, privo di punti critici. Uno dei più grandi film di tutti i tempi.

LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pif – Le stragi di mafia degli anni Ottanta e Novanta

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Chiudiamo questo articolo odierno con uno splendido lavoro proveniente dal cinema nostrano, che però non ha avuto né il successo né la pubblicità che il suo valore avrebbe meritato. Quindi un gioiellino da riscoprire. Stiamo parlando dell’unica (per ora) fatica dietro la macchina da presa di Pif, che interpreta anche il personaggio principale, Arturo. Una commedia drammatica che attraverso le vicende della vita di Arturo, ricostruisce la stagione di lotta a Cosa Nostra tra gli anni ’80 e ’90. Lo stile è quello che ha reso famoso Pif durante la conduzione de Il Testimone su MTV, uno stile fatto da ironia e allo stesso tempo cruda presentazione dei fatti con un’alternanza di momenti ironici e pugni allo stomaco. Decisiva, e importante dal punto di vista storico-culturale, è l’evoluzione dell’approccio che hanno nel corso degli anni i Palermitani nei confronti del fenomeno Mafia: si passa dall’omertà alla protesta in piazza nel momento in cui vengono uccisi Falcone e Borsellino. Significativa anche l’adorazione di Giulio Andreotti da parte di Arturo da leggere anch’essa in chiave ironica: stiamo parlando di un personaggio certamente non estraneo alle vicende di mafia. I film usciti al cinema (i film TV sono ben più numerosi) che raccontano le stragi di Mafia si possono contare sulle dita di una mano (tra i quali ricordiamo I cento passi di Marco Tullio Giordana) ma questo può essere considerato sicuramente il migliore. Emozionante il finale con il ricordo delle più illustri vittime della mafia, momenti vissuti da Arturo in prima persona. Boris Giuliano, Rocco Chinnici, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Tutti servitori dello Stato che lo Stato non è stato in grado di proteggere.

Michael Cirigliano

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