SERIE TV – THE BIG BANG THEORY

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Era il 2007 quando il produttore e sceneggiatore Chuck Lorre, dopo il buon successo, tra i vari, di Due uomini e mezzo, diede alla luce, insieme a Bill Prady, la sua serie di maggior successo, The Big Bang Theory. Ambientata a Pasadena (California) vede come protagonisti un gruppo di 4 nerd, specializzati in quattro campi scientifici diversi: Leonard Hofstadter (fisico sperimentale), Sheldon Cooper (fisico teorico), Howard Wolowitz (ingegnere aerospaziale) e Raj Koothrappali (astrofisico). La loro amicizia, certamente solida, è caratterizzata da attività di routine come la passione per videogame, fumetti e film di fantascienza (indimenticabili gli sketch su Star Wars e Star Trek). A movimentare questa vita a tratti monotona, interviene Penny, un’avvenente ragazza di provincia, ingenua ed esuberante, che si trova ad abitare nell’appartamento di fronte a quello di Leonard e Sheldon. I due mondi, così lontani tra loro, incominciano ad incontrarsi facendo evolvere i vari protagonisti.

La trama è sicuramente incentrata principalmente sul personaggio di Leonard, sia dal punto di vista della sua problematica convivenza con Sheldon (entrambi nerd ma diversi nel modo di comportarsi, l’asocialità di Sheldon regalerà punti di comicità di altissimo livello) sia per quanto riguarda la sua relazione con Penny, della quale si innamora praticamente all’istante. Ma come è tipico di molte serie comedy, a fare la voce grossa è un personaggio diverso dal protagonista “annunciato” (basti pensare a Barney in How I Met Your Mother) e in questo caso si tratta di Sheldon, capace di evolversi senza cambiare mai: contraddistinto da tic ossessivi compulsivi e da comportamenti sociali non spontanei ma meccanici, finirà per cambiare il suo atteggiamento in modo non irrilevante soprattutto nei confronti delle ragazze. Gli altri due nerd, Howard e Raj fanno da spalla in modo eccellente, regalandoci momenti spassosi al limite dell’equivoco (soprattutto quando vengono scambiati, spesso, per una coppia omosessuale). Il punto di forza della serie rimangono sicuramente gli sketch, vari e azzeccatissimi, sulle tematiche più disparate e che permettono di staccare dal mondo in quei 20 minuti di durata dell’episodio. Di certo, però, non le si può dare quel ruolo, che qualcuno le vuole per forza appiccicare addosso, di continuatrice della tradizione delle grandi serie comedy che facevano sì ridere (spesso meno di TBBT) ma erano in grado di dare pugni allo stomaco non indifferenti (Friends, Scrubs, How I Met Your Mother) semplicemente perché, in questo caso, le emozioni sono praticamente assenti. Quindi siamo di fronte ad una serie estremamente godibile e longeva (siamo alla settima stagione, ne sono in programma 10), con episodi il più delle volte autoconclusivi che permettono una visione della serie anche non continua ma, per favore, lasciamo in pace capolavori come Friends, Scrubs e HIMYM per il semplice motivo che i creatori Lorre e Prady avevano e hanno in mente un prodotto del tutto differente.

Michael Cirigliano

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