MARVEL STUDIOS PHASE 3:ORA SI FA SUL SERIO!

10423686_786368604753456_527679067401122195_n Commentiamo oggi gli ultimi annunci sul universo (è proprio il casi di dirlo) cinematografico ispirato ai personaggi Marvel Comics. In tutto il mondo nerd si festeggia per questi film che ampliano in modi mai visti un universo narrativo davvero ricco, eccoli per voi:

Il Primo in ordine di uscita è Captain America: Civil War, che prende il titolo dalla più bella storia a fumetti uscita per la Marvel, e vede nel cast il solito Chris Evans assieme a Robert Downey Jr, quindi i personaggi fondamentali che si daranno battaglia per la leadership nel mondo degli Eroi ci sono. Tutto sta nel vedere come la lotta tra i due Vendicatori interesserà il Soldato D’Inverno, personaggio con cui il buon Capitano ha ancora dei conti in sospeso dal precedente capitolo.
previsto per Maggio 2016

Sorpresona di questi giorni (ma anticipato nei dialoghi di Captain America the Winter Soldier) è anche l’annuncio del film Doctor Strange, che con grande gioia di tutti sarà impersonato da Benedict Cumberbatch. Il famoso attore dovrà dare il volto allo Stregone Supremo della Terra, che protegge la nostra realtà da tutte le creature demoniache e sovrannaturali, comprese quelle cosmiche, e che spesso ha aiutato i Vendicatori anche contro il famoso Thanos.
-previsto per Novembre 2016

Sempre parlando di Thanos ecco un altro film di ambientazione “spaziale”, Guardians of The Glaxy 2 che forte del successo del suo primo capitolo promette di rincarare la dose su effetti speciali e risate, assieme a numerosi personaggi attesi ad unirsi alla squadra di Star Lord, perchè nella storia del gruppo non ci sono stati solo i 5 visti nel film nelle sale mentre leggete.
-previsto per Maggio 2017

Ecco poi un altro film che il blog vi ha divinato qualche mese fa: Thor Ragnarok. A questo giro Chris Hemsworth dovrebbe vedersela sia contro il fratello Loki che ora regna, la scomparsa del padre e la fine degli Dei Norreni.Artefice di questa apocalisse divina il Demone Surtur che dimora nel più basso dei Nove Regni già intravisto nelle scene finali di Dark Word, ma che sicuramente avrà complici ad Asgard.
-previsto per Luglio 2017 [slitta al 3 Novembre 2017]*

BlackPanter è un altro film molto invocato, lo si attende già dai tempi di Iron Man 2 dove veniva segnalata su una mappa dello S.H.I.E.L.D. la posizione di Wakanda, stato africano governato da questo super eroe; altro indizio erano alcune informazioni riguardo il film Avengers Age of Ultron dove il villan si crea un armatura con il ‘vibranio’, metallo che si scava solo in wakanda appunto. Si perchè il mantello di Pantera Nera viene tramandato da secoli tra una stirpe di guerrieri del Africa centrale avanzatissimi tecnologicamente grazie a questo minerale, in più la sua ultima “incarnazione” venne convocata nella squadra nei Vendicatori per motivi multiculturali (erano i favolosi anni 60).Non saprei davvero immaginarmi un attore di colore con il carisma e il fisico adatto.
-previsto per Novembre 2017 [slitta al 6 Luglio 2018]*

Dalle quote “multietniche” a quelle “rosa” ecco Capitan Marvel, che si ricollega sicuramente ai film sui Guardiani della Galassia e alla razza dei Kree.Nei fumetti Capitan Marvel è una bionda tutto pepe dell’aviazione americana che più volte ha incontrato Vendicatori e X-Men, che rimane coinvolta in uno scontro tra astronavi da cui esce con il DNA mutato in un ibrido umano/kree.Sarebbe perfetta per la parte Stacy Keibler che per fortuna ha smesso con il wrestling, ma staremo a vedere!
-previsto per Luglio 2018 [slitta al 2 Novembre 2018]*

Ihnhumans è la vera sorpresa di queste ore. Nati dalle storie di “Fantastic Four”, questi Inumani sono una specie di umani geneticamente alterati da quegli alieni Kree tanto famosi e sempre citati. A differenza dei mutanti (gli X-Men per capirci) che nascono con i loro poteri anche se dormienti, questi Inumani scoprono i loro doni solo grazie a un catalizzatore chimico, le Nebbie Terrigene, quindi potenzialmente un inumano è in grado di rimanere “normale” anche in età adulta.Di recente questi strani esseri si sono spesi nella difesa della Terra contro Thanos e questo ci ricollega al prossimo film in programma.
-previsto per Novembre 2018 [slitta al 12 Liglio 2019]*

In chiusura parliamo di Avengers: Infinity War che sarà diviso in due parti per permettere a tutto l’epicume dell’evento di scatenarsi.Presumibilmente ispirato alla saga a fumetti del Guanto del Infinito, di questo film sappiamo solo che interesserà le famose gemme dell’infinito, che fanno da collante in ormai molti film; ci sarà sicuramente Thanos come nemico principale, visto che alla fine di Marvel’s Avengers rideva al idea di bruciare i terrestri e tutto fa poi supporre anche il coinvolgimento in una guerra cosmica dei personaggi che appariranno nei film in solitaria come Capitan Marvel e il Dottor Strange, oltre ai Guardiani!

Sarà una lunga attesa!

aggiornamenti*
visto l’ingresso in calendario del un nuovo film ‘Spider-Man’ previsto per il 28 Luglio 2017 gli Studios hanno spostato le date di questi film:https://ildisoccupatoillustre.wordpress.com/2015/02/16/cinque-spiderman-che-vogliamo-vedere-al-cinema/

Pietro Micheli

IL GIOVANE FAVOLOSO: TUTTO CAMBIA, NIENTE CAMBIA

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Parliamoci chiaro: indubbiamente l’operazione artistico-commerciale volta a sorreggere il rilancio di uno dei più grandi poeti dell’italico stivale era sulla carta oggettivamente interessante. Ogni elemento, a partire dal discutibile titolo del lungometraggio, sembrava evocare un necessario rinnovamento, una visione del tutto nuova (come suggerisce la locandina che raffigura il volto di Leopardi rovesciato) che avrebbe permesso la giusta riabilitazione di un letterato non proprio amato dai giovani e brufolosi studenti del liceo. L’innovazione e la sperimentazione purtroppo però si fermano esclusivamente alla scelta del soundtrack e a qualche sporadica sequenza onirica. Per onestà intellettuale va ammesso che Martone, autore valido e talentuoso, non è stato probabilmente il regista più indicato per rivoluzionare il personaggio poiché troppo a suo agio tra i meandri della Storia e dei film in costume per lasciarsi completamente assuefare dal tanto agognato alone sperimentale.  Il plot è estremamente fedele alla realtà (forse anche troppo se si considerano le assimilazioni integrali in sceneggiature dello scambio di epistole con Giordani): un poeta immortale, una famiglia intransigente, un’esistenza dilaniante. Presentato a Venezia dove ha riscosso un discreto successo, l’ultima opera di Martone è un prodotto sostanzialmente schizofrenico: alla buona interpretazione di Germano coadiuvata, come si diceva pocanzi, dall’eccellente colonna sonora di Apparat, si contrappone una sceneggiatura più zoppicante di Leopardi stesso. Il film, come ha ammesso proprio il regista, è frammentariamente spaccato in tre parti: la convincente infanzia a Recanati, la lunga e soporifera transizione tra Firenze e Roma e la folkloristica ripresa napoletana. Restano in mente alcune suggestive inquadrature pittoriche così come le piuttosto inaspettate statiche e banali recitazioni delle poesie. Per rilanciare la figura del conte marchigiano in sostanza ci si attendeva sicuramente qualcosa di più  coraggioso. Peccato.

P.S. E’ estremamente importante ad ogni modo che siano film d’autore come questo a trascinare gli incassi del cinema italiano.

Francesco Pierucci

DODICI-ZEROCALCARE

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Dopo un sabato sera passato a guardarmi ‘La Fortezza Nascosta’ e ‘Sette Spose per Sette Fratelli’ mi decido a scrivere questo articolo promesso ai miei colleghi quasi un anno fa: l’argomento è ZeroCalcare, sono le 2.00 di notte e non so come iniziare.

Come rito propiziatorio per i futuri articoli parto col raccontarvi di Zero dal suo quarto libro ‘Dodici’; notizia veloce: prima di approdare nelle fumetterie, il nostro si è fatto un nome su riviste e giornali come vignettista (avete presente Internazionale o XL di Repubblica?).

Il volume parla di due ragazzi più un cinghiale alle prese con un orda zombie che assedia il quartiere di Rebibbia a Roma e il bello è che di zombie se ne vedono pochi; condito di cultura del quartiere e di gergo romanesco (farne lo spelling deve essere durissima) Zero ritrae il suo borgo e i pochi abitanti che lo popolano con invidiabile maestria. I Personaggi che si incontrano a Rebibbia durante l’apocalisse avrebbero gli stessi atteggiamenti anche in tempi più tranquilli… e allora gli “hipster” o “ i radiohead” o anche le “apericene” e addirittura “i fuori sede” si trasformano nei temuti Zombie!Moltissimi i riferimenti a Ken Il Guerriero, che in un mondo da ripopolare sarebbe l’unica letteratura davvero formativa; anche la sigla, intrisa di rimandi cristologici, profetizza che Ken è la risposta pure in caso di apocalisse zombie.Gli altri protagonisti sono: il “karma”, che guida le azioni della preziosa protagonista femminile, e che forse è la causa dell’ invasione e Zero stesso, che ha avuto un grave incidente domestico, è rimasto in coma e la sua salvezza fa da motore alle azioni dei giovani fuggiaschi.

Lettura consigliata e magari recuperatevi gli altri volumi tra 2 settimane al Lucca Comics.

Pietro Micheli

RECENSIONI FILM IN SALA- PEREZ

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A Napoli si usa dire che per fare una pizza infallibile ci vogliano i giusti ingredienti. Ma i più esperti replicheranno che, per quanto sia vera l’importanza della materia prima, anche il pizzaiolo ha la sua importanza. Perez ha ottimi ingredienti di nome Zingaretti, d’Amore, Napoli, camorra, giustizia, rapporto genitori/figli, amori “difficili”. Ma forse il pizzaiolo ha scottato il prodotto.

Demetrio Perez è un avvocato d’ufficio, uno di quelli che il tribunale ti affida quando non hai le risorse per potertene permettere uno. I suoi clienti sono casuali, non li sceglie e non li conosce se non in un’aula di tribunale. Il suo lavoro è la premessa del film. E una volta capito questo, lo spettatore è convinto di trovarsi di fronte a un’ottima storia. Perez ha una figlia che lo “odia”, visto che il suo fidanzato è figlio di un boss noto al 41 bis. La moglie è solo un ricordo, vive in una zona “strana”, il Centro Direzionale di Napoli, dove ha casa e lavoro. Quei grattacieli sono la sua prigione, difficilmente il film si sposta in altri luoghi.

Un giorno gli capita come cliente Luca Buglione, boss che ha deciso di collaborare con la Giustizia. Solo che non siamo di fronte a un testimone qualsiasi, bensì di fronte a un giocoliere. Dirà tutto, ma secondo le sue regole: c’è un toro, in periferia, nella cui pancia vi è una incredibile quantità di diamanti. Buglione propone a Perez uno scambio. Se l’avvocato lo aiuterà nell’impresa di recuperare tutti i diamanti, lui troverà modo e occasione per incastrare Francesco Corvino, fidanzato della figlia Tea.

Perez accetta, forse perché vuole trovare quella svolta che cercava, quell’occasione unica e irripetibile in cui avrebbe potuto scegliere  cosa fare e se farlo. Alla fine si troverà a difendere una figlia che solo alla fine capirà di aver messo le mani in un mucchio di letame, mettendo in gioco quello che è il suo destino e quello del padre.

L’intreccio vede, tuttavia, l’eco di tanti “fantasmi”: Marco d’Amore è alla sua prima vera opera cinematografica nei panni di…Marco d’Amore…di Ciro di Gomorra. Anzi, ha qualcosa di Genny Savastano (il padre in 41 bis, l’essere apparentemente “nu buono waglione”). Zingaretti è una sorta di Montalbano fallito, ma in realtà è l’unico che riesce a reggere il film intensamente.

Le intenzioni del regista Edoardo de Angelis, alla sua seconda opera, erano buone. Anzi, ottime. Ma forse qualcosa andava migliorato. Trattare di camorra, subito dopo Gomorra, è un’impresa ardua. Se poi si vuole mischiare un tema così bollente a un altro tema difficile, quello del rapporto genitori/figli, allora le cose si complicano. De Angelis ha comunque dimostrato di avere buona stoffa, ma l’inesperienza ha fatto sì che Perez fosse un discreto film, senza però avere quel qualcosa in più. Gomorra e John Q convivono per tutto il tempo. Alcuni personaggi, forse, andavano meglio inquadrati (tipo l’ex moglie di Perez o il suo migliore amico, suicida) e alcune vicende pensate con più astuzia: la pancia del toro, onestamente, risulta difficile da digerire. In tutti i sensi…

Il vostro… Billy

SERIE TV-ORANGE IS THE NEW BLACK

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Dopo lo straordinario successo di House of Cards che ha come protagonista un Kevin Spacey mai così vicino ai livelli inarrivabili di American Beauty, Netflix (servizio di noleggio online e di streaming on demanda il cui arrivo in Italia è ancora avvolto nelle tenebre) nel luglio 2013 ha dato alla luce il suo secondo prodotto seriale originale, Orange Is the New Black, tratto dalle memorie di Piper Kerman Orange Is the New Black: My Year in a Women’s Prison, ispirate alla sua esperienza in prigione. Orange perché è il colore dell’uniforme delle nuove detenute, non facendole passare inosservate, e Is the New Black è l’espressione che si usa per mettere in risalto una nuova moda. Un titolo già di per se accattivante. La vicenda inizia subito in medias res: Piper, nella serie Chapman non Kerman, (Taylor Schilling), una donna abituata ad una vita agiata e in procinto di sposarsi con Larry (Jason Biggs, finalmente lo vediamo in qualcosa di degno di nota che non sia American Pie) deve fare i conti col suo passato. Superata la soglia dei trent’anni di età, deve scontare una pena di 15 mesi in un carcere femminile per aver trasportato, 10 anni prima, una valigia di narcodollari su indicazione della sua fidanzata di allora, Alex. Il contatto con la realtà penitenziaria sarà all’inizio per lei uno shock, con guardie pronte ad abusare delle detenute e le detenute stesse in preda ad appetiti sessuali verso di lei e tra loro.

La protagonista è interpretata da un’attrice semisconosciuta, Taylor Schilling (intravista in Argo) che comunque già dalle prime battute offre un’ottima prova attoriale che alterna momenti leggeri ad altri più intensi con invidiabile scioltezza.

Nonostante i vari flashback che raccontano la vita prima del carcere delle varie detenute e di Piper stessa sia ai tempi della relazione con Alex sia più recentemente, il tutto è comunque molto fluido perché viene utilizzato sapientemente un montaggio alternato su connessioni di vario genere, come ad esempio su un oggetto o una parola. Questo aspetto ci aiuta ad esplorare meglio il mondo femminile con personaggi tutti caratterizzati al meglio, con una storia da raccontare e che vale la pena ascoltare, che mettono la femminilità al centro della storia soprattutto in contrasto con i pochi personaggi maschili presenti mostrati come inetti, pervertiti o nel migliore dei casi romantici teneroni (come nel caso della guardia John Bennet, il quale ha sin da subito un debole per una detenuta). La sigla, con un’orecchiabilissima You’ve Got Time di Regina Spektor, mettendo in risalto i dettagli del volto delle varie detenute, evidenzia ancor di più questa caratteristica ponendo l’accento sulle imperfezioni naturali dei volti che però sottolineano bellezza ed unicità dei loro caratteri.

Se all’inizio ci si può aspettare un prodotto di genere con un po’ di scene saffiche per accontentare tutti, questo pregiudizio scompare già dopo la visione del primissimo episodio. Netflix quindi, dopo la mirabolante House of Cards, centra ancora il colpo e sforna un’ottima serie della quale sentiremo molto parlare negli anni a venire.

Michael Cirigliano

007- CHI SARA’ IL FUTURO JAMES BOND?????

A pochi giorni dall’uscita della notizia che alcune scene del prossimo 007 (Devil May Care) potrebbero esser girate a Roma, per la precisione in piazza Quattro Fontane, è subito partito nei principali blog italiani che trattano di cinema il toto-villain per azzeccare il nome dell’attore che interpreterà l’antagonista dell’agente segreto britannico. Il Disoccupato Illustre, che per la cronaca pensa che il cattivo sarà Chiwetel Ejiofor (anche solo per la somiglianza con Yaphet Kotto, villain di Vivi e lascia morire, primo Bond di Roger Moore la cui trama ricorda quella del prossimo film della saga), si discosta dall’argomento e, anzi, raddoppia, cercando di scoprire chi dopo l’ottimo Daniel Craig (che da contratto farà un altro film) interpreterà 007. Ecco i nomi più gettonati.

TOM HARDY

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Primo punto a favore: è britannico. In più ha una presenza scenica e una capacità recitativa fuori dal comune. Fascinoso ma sgraziato, non avrà difficoltà a calarsi nel ruolo. Unico neo, è troppo basso.

IDRIS ELBA

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Lui di certo non è basso, e potrebbe apportare una grandissima novità nella saga: il Bond di colore. Sarebbe anche ora.

LEONARDO DI CAPRIO

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È un nome che gira da anni, anche prima di Daniel Craig, ma è anche quello meno azzeccato per la parte. Troppo bello per fare Bond, che, diciamolo, non è mai stato bellissimo, è anche troppo yankee. Di sicuro ha un fascino magnetico ed è il miglior attore del momento, basterà??? Non credo.

ROBERT PATTINSON

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Il nome di Pattinson l’ha suggerito Daniel Craig in persona, sicuro che il suo successore sarà l’ex vampiro mono- espressivo. Ha già ampiamente dimostrato con Cronenberg di non sapere indossare l’abito, ha palesato con più registi la sua scarsa capacità recitativa (per intenderci, Come l’acqua per gli elefanti), in più renderebbe la saga di 007 una riunione per bambine arrapate. E poi vallo a trovare un posto in sala.

MICHAEL FASSBENDER

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Irlandese con Pierce Brosnan, fascinoso ed elegante come tutti gli attori della saga, attore magnifico. Sarebbe un Bond perfetto, credibile sotto tutti i punti di vista. Il D.I tifa per lui.

Matteo Chessa

P.S  Sappiamo anche noi che nessun Bond sarà mai come loro

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Cary Grant, ispiratore del personaggio dei romanzi

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Sean Connery, il primo, unico, inimitabile Bond

NOI NON FACCIAMO ARTE. MA NEMMENO CHIACCHIERE.

Recensione di Orfani Volume 1: Linizio.

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La prima volta che questo librone mi è passato tra le mani, sfogliandolo, avrò ripetuto tra me e me che si sarebbe trattato di un’altro prodotto italiano dallo scarso interesse. Bè Cristo, arrivato all’ultima pagina, avrei voluto prendere una DeLorean e prendere a calci in culo il me stesso di prima… Scritto da Recchioni, supporato da talentuosi artisti, Orfani si svolge dopo un apocalittico attacco ai danni della razza umana. Per rispondere a questo attacco dei ragazzini vengono brutalmente addestrati a diventare soldati, senza alcuna scelta. Così si da il via ad una guerra intergalattica verso questi aggressori ignoti. Che sembrano gli orsetti gommosi in versione gigante  durante la sindrome pre-mestruale. Man mano il mistero si infittisce però… E’ ovvio che non dovete etichettare tutto quello che c’è in questo fumetto come -già visto- ma più che altro come  -non ancora affrontato-.  Sono il primo a rendersi conto che ci sono delle citazioni, per essere clementi, ad alcuni esempi di fantascienza (da Starship Troopers ad Halo, passando per…Halo. Non mi dite niente ma su quelle tute potevani inventarsi qualcosa di più caratteristico). I personaggi si presentano abbastanza interessanti , alcuni più di altri, ma vi legherete a tutti. La trama non ha nulla da invidiare rispetto ad altre opere magari considerate più complesse, pulita e concisa non si perde in puttanate. I disegni e i colori sono al di sopra della media,  qui siamo veramente in presenza di gente che sa quello che deve fare e sa come farlo bene, su questo io non ho assolutamente nussun dubbio. Personalmente mi sono trovato di fronte ad una vera sorpresa. Io che non leggo quasi mai fumetti italiani, sono felice di pensare che anche il nostro panorama si stia evolvendo, e merito di ciò e anche questo progetto. E’ qualcosa di notevole, sopratutto perché si tratta del primo fumetto a colori della Bonelli (Tex ecc.) e solo questo “dare fiducia” è un grande passo per la casa editrice che trattava il colore come opera del demonio. Il volume in cui ci viene presentato il tutto è splendido, edito dalla BAO publishing raccoglie i primi tre capitori, più: introduzioni, extra, schizzi, interviste e per chi non ne ha abbastanza anche un piccolo spazio in cui Massimo Cavenago ci spiega il processo di realizzazione delle copertine. Non sarà la rivoluzione del fumetto italiano, ma Orfani, vi conquisterà. E se non lo farà, pazienza, vi siete persi una gran bel lavoro…

 

P.s. Per il personaggio della professoressa hanno digitato su un qualunque motore di ricerca “Redhead milf with eyepatch”?

Karim Allam

GOMORRA LA SERIE – IL MALE CHE COMBATTE IL MALE

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Definire una serie televisiva come “fiction” non è mai un errore, ma nel caso di Gomorra è un piccolo sbaglio. Gomorra è la realtà che fa uso di un minimo di finzione, relegata a nomi, cognomi e dettagli scenografici e di sceneggiatura. Per capire meglio il concetto si pensi che Sollima ha solo contribuito con il suo occhio da regista. Il resto è puramente frutto delle pagine dell’omonimo libro scritto da un autore che è riuscito a fare di un libro-denuncia un’incredibile operazione commerciale. Molti fatti sono riconducibili a eventi realmente accaduti, attualizzati alla fiction (se ne parlerà in un altro post). D’altronde, Gomorra libro non è mai stato una finzione negli intenti di Saviano, per quanto studiosi ed esperti dimostrino quasi il contrario. Ma la questione non è questa…

La necessità di bilanciare le pretese della fiction con il realismo emerge dalla stessa scelta della ‘lingua parlata’ in Gomorra-la serie. Si opta per il dialetto, senza contaminazioni, un dialetto verace, non la classifica inflessione identificativa o la frase didascalica ridotta a folkloristica locuzione a cui hanno abituato molti film e serie televisive sulla camorra e sulla mafia, o sulla malavita in genere. L’italiano è relegato nelle didascalie scarne dei sottotitoli. La camorra non parla l’italiano. Si esprime nel codice di comunicazione che usa chi è del luogo, dei nativi.  La camorra parla il napoletano di Scampia, non quello di Mergellina o delle canzoni dei “posteggiatori”, sebbene il linguaggio della “posteggia”  (la parlesia)   rispecchi le metafore del linguaggio dei teatranti e della guapperia e della camorra. Il dialetto di Scampia è diverso da quello dell’area a nord di Napoli, di Pozzuoli, e per questo la produzione si affida a consulenti di strada, le persone stesse che sopravvivono nelle ‘vele’. Occorre parlare la loro lingua, il loro vernacolo, il loro codice gestuale, per rendere il vero più vero.

Gli stessi attori non protagonisti sono i ragazzi dei motorini che scorrono lungo i vialoni del quartiere più pericoloso della città, ragazzi precocemente uomini che controllano con manovre spericolate e impennate intimidatorie chi entra e chi esce, se arriva la polizia o gente sospetta, se i tossici che si fanno sotto i loro occhi sono disperati o infiltrati.

Donna Imma è lo stereotipo della moglie dei boss. Savastano, il marito, è il più potente che riesce a scavalcare le barriere del 41 bis. Genny, il figlio, è un uomo a metà che ha bisogno del battesimo di fuoco per comandare. Andrà in Honduras. Cosa sia successo lì lo sapremo nella seconda serie (forse…). Ciro e Salvatore Conte sono boss di circostanza, ma non troppo, che vogliono impadronirsi di qualcosa che per loro è dovuto.

Il Bene non esiste, il Male è protagonista e il suo antagonista è il Male. Non lo stesso, ma un altro, sotto nome e padrini diversi. Anche in questo Gomorra non è una fiction o comunque non è una fiction e basta. È qualcosa di più, che smonta la concezione classica delle serie televisive. In Games of thrones: non c’è un buono, né un cattivo. Tutti concorrono alla conquista di un trono. Succede anche in Gomorra, ma qui il Bene non c’è.

Billy

INSIDE LLEWYN DAVIS: TOP 3 DELLA SOUNDTRACK

Diciamoci la verità: quando ho visto l’ultima opera dei Coen al cinema, non ne sono rimasto affatto impressionato. Bel film, ok. Fotografia particolare. Personaggi come al solito azzeccatissimi. Come mai allora non sono riuscito ad apprezzarlo? Forse per l’impellente disorientamento emotivo e sensoriale che il film mi ha trasmesso. Tutte le frustrazioni del buon Davis mi appartenevano improvvisamente. E poi? E poi assolutamente niente per qualche giorno, finché il film, o meglio il mood che trasmette e soprattutto le canzoni mi sono entrate dentro e dopo quasi un anno non mi abbandonano ancora. E’ per questo che A proposito di Davis entra di diritto nel mio podio ideale dei migliori film dell’anno. Il soundtrack invece è senza dubbio perfetto. Qui di seguito la classifica dei tre brani che mi hanno emozionato di più:

3

HANG ME, OH HANG ME

La canzone d’apertura del film che ci proietta subito nel mondo disastrato di Llewyn Davis. Una melodia triste che racconta perfettamente la sciagurata storia del cantante folk in declino, del suo girare il mondo rimanendo fermo su se stesso, del suo involontario istinto verso l’autodistruzione (“Impiccatemi”) e dell’evasione da una vita priva di soddisfazioni.

2

PLEASE MR. KENNEDY

Il solo brano allegro di tutto il soundtrack. La canzone è divertente, così come la sua interpretazione da parte del trio magico di attori: oltre al buon Isaac infatti ci sono Timberlake e Driver. In particolare i controcori di quest’ultimo alzano inesorabilmente il valore della scena. Se il testo scherza su di un’improbabile avventura spaziale, il sottotesto vuole testimoniare il dualismo tra pop e folk che vedrà prevalere la prima corrente.

1

THE DEATH OF QUEEN JANE

Nella scena più bella del film, Davis è riuscito finalmente a ottenere un provino con un famoso agente musicale. L’occasione più importante della sua vita si manifesta a pochi metri dal palco, quasi al buio e con la sola chitarra a sostenerlo. Il meraviglioso brano parla della regina Jane che sta morendo per dare alla luce suo figlio. Le complicazioni del parto la spingono a chiedere al marito di tagliarle il fianco per far vivere il futuro re. L’interpretazione di Davis è emozionante e sentita, considerando il fatto che Jean, la madre di suo figlio, ha appena deciso di abortire. L’agente guarda Llewyn intensamente durante l’esecuzione e poi, lapidario, gli comunica che il suo genere non ha futuro. Commovente.

Francesco Pierucci

 

CINQUE PAGINE DI STORIA RACCONTATE DAL CINEMA – Seconda puntata

SPARTACUS di Stanley Kubrick – La rivolta di Spartaco

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Prima che Kubrick diventasse leggenda sfornando un capolavoro dietro l’altro da Il Dottor Stranamore in poi, nel 1959 diresse il suo primo lungometraggio a colori, Spartacus, tratto dall’omonimo romanzo di Howard Fast, che racconta la vita e le gesta dello schiavo trace che  sfidò l’impero senza successo a partire dal 73 a.C. Alla fine trionfarono i Romani guidati dal futuro triumviro Crasso. Nonostante ciò, il suo nome ha avuto fortuna nei secoli a venire: addirittura Marx lo definì come “uno dei migliori protagonisti della storia antica” celebrandolo come un rappresentante del proletariato antico. Unico film non kubrickiano (venne chiamato da Kirk Douglas a riprese iniziate per contrasti con il primo regista) mostra in molte scene questo limite, mancando della pignoleria e perfezione che distingue i film del regista del Bronx. Nonostante ciò è da considerare uno dei migliori colossal storici realizzati, sicuramente il più indicato per capire il periodo romano dei gladiatori.

 

AMORE E GUERRA di Woody Allen – La Russia ai tempi della Campagna di Napoleone

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Pellicola del 1975, diretta e interpretata da Woody Allen, segna il suo addio all’umorismo puro in favore di commedie complesse, che tendono a riflettere e a far riflettere su tematiche filosofiche e psicologiche. Ambientato nella Russia di inizio Ottocento (anche se le riprese avvennero in Francia e Ungheria), è ironicamente tratto dal romanzo di Tolstoj Guerra e Pace anche se non mancano richiami anche a Dostoevskij. Il contesto storico è quello della Campagna di Russia di Napoleone, ultima mossa dell’imperatore per raggiungere il suo sogno di conquistare l’intera Europa. Finì in un disastro e segnò l’inizio del tramonto del leggendario imperatore. Il protagonista del film, Boris (Allen) viene forzato ad arruolarsi nell’armata dello zar. Il caso vorrà che, senza volerlo, diventi un eroe di guerra. Tornato dalla guerra, si sposa con la cugina Sonjia (una convincente Diane Keaton) della quale è innamorato da sempre e insieme progettano di assassinare Napoleone. Tra le varie battute e i complessi dialoghi emerge l’inquietudine esistenziale di Allen specialmente riguardo alla paura della morte che è una presenza costante nel film sino al geniale finale. Un film filosofico, più che storico, ma un ottimo ritratto della Russia zarista di inizio XIX secolo.

IL DISCORSO DEL RE di Tom Hooper – Il regno di Giorgio VI

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Diretto da Tom Hooper, ispirato alla vera storia della balbuzie di re Giorgio VI (un monumentale Colin Firth) e del suo rapporto con il logopedista che lo curò, Lionel Longue (un magistrale Geoffrey Rush). Si tratta del sovrano (padre dell’attuale regina Elisabetta II) che guidò il Regno Unito durante la Seconda Guerra Mondiale e fu uno degli artefici della ricostruzione dell’isola, sì vittoriosa ma devastata da varie perdite, dopo il conflitto. La pellicola si portò a casa 4 Oscar, tra cui quello di Miglior Film nel 2011 eclissando, immeritatamente, un caposaldo del cinema mondiale come Inception di Christopher Nolan. Proprio il confronto con quest’ultimo ha scalfito il prestigio di una pellicola che comunque è storicamente attendibile e che, oltre alla precisa regia di Hooper, vanta  un’ottima sceneggiatura (di David Seidler) che non calca mai la mano e che dà la possibilità di analizzare la psicologia del Re, quasi andando a cercare l’origine della sua balbuzie tra i meandri della sua dura educazione. Il punto forte rimangono le interpretazioni degli attori con Rush che tiene testa a Firth (che da qui in poi non imbroccherà più un film), così come i personaggi secondari che non sbagliano un colpo (tra tutti emerge Helena Bonham Carter nel ruolo di moglie di Giorgio VI: stiamo parlando della Regina Madre deceduta nel 2002). Consigliata una visione in lingua originale per cogliere a pieno la bellezza dei vari dialoghi.

JFK – UN CASO ANCORA APERTO di Oliver Stone – L’assassinio del Presidente Kennedy

 JFK

Forte dei due Premi Oscar come Miglior Regista nel 1987 (Platoon) e nel 1990 (Nato il 4 Luglio), Oliver Stone nel 1992 tentò il colpo grosso andando a indagare su uno degli eventi più dolorosi della storia e della memoria americana: l’assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy, avvenuto il 22 novembre 1963. Come sempre quando si parla di assassinii illustri, poco si sa di ciò che stava dietro l’operato di Lee Harvey Oswald (accusato dell’omicidio e ucciso prima di poter essere processato), il che portò alla diffusione di varie teorie cospirazioniste. Stone, partendo dal libro Il complotto che uccise Kennedy, arrivò addirittura ad affermare nella pellicola la responsabilità del governo e della CIA come ritorsione verso l’atteggiamento del Presidente riguardo alla Guerra del Vietnam (che secondo lui non doveva continuare mentre era conveniente per l’industria americana…). Non è semplicemente un documentario storico a scopo giornalistico ma l’obiettivo è proprio quello di riaprire il caso e cercare di ribaltare, almeno in parte, quanto affermato dalla Commissione Warren che aveva visto in Oswald l’unico esecutore. E riuscì in questa impresa: il successo del film contribuì a far costituire nel 1992 una nuova commissione denominata “U.S. Assassination Records Review Board” incaricata di riesaminare l’inchiesta della Commissione Warren. Vanta un cast stellare con Kevin Costner (nel punto più alto della sua carriera dopo Gli Intoccabili e Balla coi Lupi) protagonista nel ruolo del procuratore distrettuale Jim Garrison, Gary Oldman, Kevin Bacon, Joe Pesci, Tommy Lee Jones e Jack Lemmon. Stone non rivinse l’Oscar come Miglior Regista (che gli sarebbe valso il primato tra i registi viventi) ma comunque tra le 8 nomination, il film portò a casa due statuette (Miglior Fotografia e Miglior Montaggio).

ROMANZO DI UNA STRAGE di Marco Tullio Giordana – La strage di Piazza Fontana

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Ultimo evento in ordine cronologico tra quelli esposti nel presente articolo è la triste strage di Piazza Fontana, della quale l’unica opera cinematografica di un certo rilievo che si ricordi è la pellicola di Giordana del 2012, liberamente tratta dal romanzo di Paolo Cucchiarelli, Il Segreto di Piazza Fontana. Il terribile avvenimento avvenne alle 16.37 del 12 dicembre del 1969 quando una bomba esplose alla sede della Banca dell’Agricoltura provocando 17 morti e 88 feriti. Un’altra bomba quel giorno doveva esplodere alla Banca Commerciale in Piazza della Scala ma fu ritrovata inesplosa (ciò che in realtà seguì il ritrovamento di questo ordigno rimane ancora oggi avvolto nel mistero). Il film tratta i fatti di quel 12 dicembre e i tragici sviluppi che ne conseguirono concentrandosi soprattutto sulle indagini condotte dal commissario Luigi Calabresi, che poi sarà assassinato tre anni dopo, e sull’oscura morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, che ritenuto erroneamente responsabile della strage e interrogato con metodi poco ortodossi, “precipitò” dalla finestra della Questura di Milano (in realtà i colpevoli stavano a destra, con principali responsabili gli esponenti di Ordine Nuovo Franco Freda e Giuseppe Ventura, i quali dopo 33 anni di processi non saranno mai condannati; la Cassazione affermerà la loro responsabilità solo nel 2005 quando non saranno più processabili). Giordana, già regista degli ottimi La Meglio Gioventù e I cento passi, è molto attento e coraggioso nel rappresentare i fatti senza inesattezze storiche (se non per fatti storicamente trascurabili), con interpretazioni attoriali degne di nota come quelle di Pierfrancesco Favino nel ruolo di Pinelli, Valerio Mastandrea che interpreta il commissario Calabresi e Giorgio Marchesi nei panni di Freda. Non ha avuto il successo che si meritava e nemmeno quando è passato in prima serata su Rai 1 ha ottenuto buoni risultati di audience. Peccato, visto che racconta egregiamente una verità per la quale i veri colpevoli non hanno pagato e anzi a pagare sono stati i familiari delle vittime ai quali sono state addirittura addebitate le spese processuali.

Michael Cirigliano