CINQUE PAGINE DI STORIA RACCONTATE DAL CINEMA – Seconda puntata

SPARTACUS di Stanley Kubrick – La rivolta di Spartaco

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Prima che Kubrick diventasse leggenda sfornando un capolavoro dietro l’altro da Il Dottor Stranamore in poi, nel 1959 diresse il suo primo lungometraggio a colori, Spartacus, tratto dall’omonimo romanzo di Howard Fast, che racconta la vita e le gesta dello schiavo trace che  sfidò l’impero senza successo a partire dal 73 a.C. Alla fine trionfarono i Romani guidati dal futuro triumviro Crasso. Nonostante ciò, il suo nome ha avuto fortuna nei secoli a venire: addirittura Marx lo definì come “uno dei migliori protagonisti della storia antica” celebrandolo come un rappresentante del proletariato antico. Unico film non kubrickiano (venne chiamato da Kirk Douglas a riprese iniziate per contrasti con il primo regista) mostra in molte scene questo limite, mancando della pignoleria e perfezione che distingue i film del regista del Bronx. Nonostante ciò è da considerare uno dei migliori colossal storici realizzati, sicuramente il più indicato per capire il periodo romano dei gladiatori.

 

AMORE E GUERRA di Woody Allen – La Russia ai tempi della Campagna di Napoleone

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Pellicola del 1975, diretta e interpretata da Woody Allen, segna il suo addio all’umorismo puro in favore di commedie complesse, che tendono a riflettere e a far riflettere su tematiche filosofiche e psicologiche. Ambientato nella Russia di inizio Ottocento (anche se le riprese avvennero in Francia e Ungheria), è ironicamente tratto dal romanzo di Tolstoj Guerra e Pace anche se non mancano richiami anche a Dostoevskij. Il contesto storico è quello della Campagna di Russia di Napoleone, ultima mossa dell’imperatore per raggiungere il suo sogno di conquistare l’intera Europa. Finì in un disastro e segnò l’inizio del tramonto del leggendario imperatore. Il protagonista del film, Boris (Allen) viene forzato ad arruolarsi nell’armata dello zar. Il caso vorrà che, senza volerlo, diventi un eroe di guerra. Tornato dalla guerra, si sposa con la cugina Sonjia (una convincente Diane Keaton) della quale è innamorato da sempre e insieme progettano di assassinare Napoleone. Tra le varie battute e i complessi dialoghi emerge l’inquietudine esistenziale di Allen specialmente riguardo alla paura della morte che è una presenza costante nel film sino al geniale finale. Un film filosofico, più che storico, ma un ottimo ritratto della Russia zarista di inizio XIX secolo.

IL DISCORSO DEL RE di Tom Hooper – Il regno di Giorgio VI

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Diretto da Tom Hooper, ispirato alla vera storia della balbuzie di re Giorgio VI (un monumentale Colin Firth) e del suo rapporto con il logopedista che lo curò, Lionel Longue (un magistrale Geoffrey Rush). Si tratta del sovrano (padre dell’attuale regina Elisabetta II) che guidò il Regno Unito durante la Seconda Guerra Mondiale e fu uno degli artefici della ricostruzione dell’isola, sì vittoriosa ma devastata da varie perdite, dopo il conflitto. La pellicola si portò a casa 4 Oscar, tra cui quello di Miglior Film nel 2011 eclissando, immeritatamente, un caposaldo del cinema mondiale come Inception di Christopher Nolan. Proprio il confronto con quest’ultimo ha scalfito il prestigio di una pellicola che comunque è storicamente attendibile e che, oltre alla precisa regia di Hooper, vanta  un’ottima sceneggiatura (di David Seidler) che non calca mai la mano e che dà la possibilità di analizzare la psicologia del Re, quasi andando a cercare l’origine della sua balbuzie tra i meandri della sua dura educazione. Il punto forte rimangono le interpretazioni degli attori con Rush che tiene testa a Firth (che da qui in poi non imbroccherà più un film), così come i personaggi secondari che non sbagliano un colpo (tra tutti emerge Helena Bonham Carter nel ruolo di moglie di Giorgio VI: stiamo parlando della Regina Madre deceduta nel 2002). Consigliata una visione in lingua originale per cogliere a pieno la bellezza dei vari dialoghi.

JFK – UN CASO ANCORA APERTO di Oliver Stone – L’assassinio del Presidente Kennedy

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Forte dei due Premi Oscar come Miglior Regista nel 1987 (Platoon) e nel 1990 (Nato il 4 Luglio), Oliver Stone nel 1992 tentò il colpo grosso andando a indagare su uno degli eventi più dolorosi della storia e della memoria americana: l’assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy, avvenuto il 22 novembre 1963. Come sempre quando si parla di assassinii illustri, poco si sa di ciò che stava dietro l’operato di Lee Harvey Oswald (accusato dell’omicidio e ucciso prima di poter essere processato), il che portò alla diffusione di varie teorie cospirazioniste. Stone, partendo dal libro Il complotto che uccise Kennedy, arrivò addirittura ad affermare nella pellicola la responsabilità del governo e della CIA come ritorsione verso l’atteggiamento del Presidente riguardo alla Guerra del Vietnam (che secondo lui non doveva continuare mentre era conveniente per l’industria americana…). Non è semplicemente un documentario storico a scopo giornalistico ma l’obiettivo è proprio quello di riaprire il caso e cercare di ribaltare, almeno in parte, quanto affermato dalla Commissione Warren che aveva visto in Oswald l’unico esecutore. E riuscì in questa impresa: il successo del film contribuì a far costituire nel 1992 una nuova commissione denominata “U.S. Assassination Records Review Board” incaricata di riesaminare l’inchiesta della Commissione Warren. Vanta un cast stellare con Kevin Costner (nel punto più alto della sua carriera dopo Gli Intoccabili e Balla coi Lupi) protagonista nel ruolo del procuratore distrettuale Jim Garrison, Gary Oldman, Kevin Bacon, Joe Pesci, Tommy Lee Jones e Jack Lemmon. Stone non rivinse l’Oscar come Miglior Regista (che gli sarebbe valso il primato tra i registi viventi) ma comunque tra le 8 nomination, il film portò a casa due statuette (Miglior Fotografia e Miglior Montaggio).

ROMANZO DI UNA STRAGE di Marco Tullio Giordana – La strage di Piazza Fontana

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Ultimo evento in ordine cronologico tra quelli esposti nel presente articolo è la triste strage di Piazza Fontana, della quale l’unica opera cinematografica di un certo rilievo che si ricordi è la pellicola di Giordana del 2012, liberamente tratta dal romanzo di Paolo Cucchiarelli, Il Segreto di Piazza Fontana. Il terribile avvenimento avvenne alle 16.37 del 12 dicembre del 1969 quando una bomba esplose alla sede della Banca dell’Agricoltura provocando 17 morti e 88 feriti. Un’altra bomba quel giorno doveva esplodere alla Banca Commerciale in Piazza della Scala ma fu ritrovata inesplosa (ciò che in realtà seguì il ritrovamento di questo ordigno rimane ancora oggi avvolto nel mistero). Il film tratta i fatti di quel 12 dicembre e i tragici sviluppi che ne conseguirono concentrandosi soprattutto sulle indagini condotte dal commissario Luigi Calabresi, che poi sarà assassinato tre anni dopo, e sull’oscura morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, che ritenuto erroneamente responsabile della strage e interrogato con metodi poco ortodossi, “precipitò” dalla finestra della Questura di Milano (in realtà i colpevoli stavano a destra, con principali responsabili gli esponenti di Ordine Nuovo Franco Freda e Giuseppe Ventura, i quali dopo 33 anni di processi non saranno mai condannati; la Cassazione affermerà la loro responsabilità solo nel 2005 quando non saranno più processabili). Giordana, già regista degli ottimi La Meglio Gioventù e I cento passi, è molto attento e coraggioso nel rappresentare i fatti senza inesattezze storiche (se non per fatti storicamente trascurabili), con interpretazioni attoriali degne di nota come quelle di Pierfrancesco Favino nel ruolo di Pinelli, Valerio Mastandrea che interpreta il commissario Calabresi e Giorgio Marchesi nei panni di Freda. Non ha avuto il successo che si meritava e nemmeno quando è passato in prima serata su Rai 1 ha ottenuto buoni risultati di audience. Peccato, visto che racconta egregiamente una verità per la quale i veri colpevoli non hanno pagato e anzi a pagare sono stati i familiari delle vittime ai quali sono state addirittura addebitate le spese processuali.

Michael Cirigliano

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