RECENSIONI FILM IN SALA- PEREZ

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A Napoli si usa dire che per fare una pizza infallibile ci vogliano i giusti ingredienti. Ma i più esperti replicheranno che, per quanto sia vera l’importanza della materia prima, anche il pizzaiolo ha la sua importanza. Perez ha ottimi ingredienti di nome Zingaretti, d’Amore, Napoli, camorra, giustizia, rapporto genitori/figli, amori “difficili”. Ma forse il pizzaiolo ha scottato il prodotto.

Demetrio Perez è un avvocato d’ufficio, uno di quelli che il tribunale ti affida quando non hai le risorse per potertene permettere uno. I suoi clienti sono casuali, non li sceglie e non li conosce se non in un’aula di tribunale. Il suo lavoro è la premessa del film. E una volta capito questo, lo spettatore è convinto di trovarsi di fronte a un’ottima storia. Perez ha una figlia che lo “odia”, visto che il suo fidanzato è figlio di un boss noto al 41 bis. La moglie è solo un ricordo, vive in una zona “strana”, il Centro Direzionale di Napoli, dove ha casa e lavoro. Quei grattacieli sono la sua prigione, difficilmente il film si sposta in altri luoghi.

Un giorno gli capita come cliente Luca Buglione, boss che ha deciso di collaborare con la Giustizia. Solo che non siamo di fronte a un testimone qualsiasi, bensì di fronte a un giocoliere. Dirà tutto, ma secondo le sue regole: c’è un toro, in periferia, nella cui pancia vi è una incredibile quantità di diamanti. Buglione propone a Perez uno scambio. Se l’avvocato lo aiuterà nell’impresa di recuperare tutti i diamanti, lui troverà modo e occasione per incastrare Francesco Corvino, fidanzato della figlia Tea.

Perez accetta, forse perché vuole trovare quella svolta che cercava, quell’occasione unica e irripetibile in cui avrebbe potuto scegliere  cosa fare e se farlo. Alla fine si troverà a difendere una figlia che solo alla fine capirà di aver messo le mani in un mucchio di letame, mettendo in gioco quello che è il suo destino e quello del padre.

L’intreccio vede, tuttavia, l’eco di tanti “fantasmi”: Marco d’Amore è alla sua prima vera opera cinematografica nei panni di…Marco d’Amore…di Ciro di Gomorra. Anzi, ha qualcosa di Genny Savastano (il padre in 41 bis, l’essere apparentemente “nu buono waglione”). Zingaretti è una sorta di Montalbano fallito, ma in realtà è l’unico che riesce a reggere il film intensamente.

Le intenzioni del regista Edoardo de Angelis, alla sua seconda opera, erano buone. Anzi, ottime. Ma forse qualcosa andava migliorato. Trattare di camorra, subito dopo Gomorra, è un’impresa ardua. Se poi si vuole mischiare un tema così bollente a un altro tema difficile, quello del rapporto genitori/figli, allora le cose si complicano. De Angelis ha comunque dimostrato di avere buona stoffa, ma l’inesperienza ha fatto sì che Perez fosse un discreto film, senza però avere quel qualcosa in più. Gomorra e John Q convivono per tutto il tempo. Alcuni personaggi, forse, andavano meglio inquadrati (tipo l’ex moglie di Perez o il suo migliore amico, suicida) e alcune vicende pensate con più astuzia: la pancia del toro, onestamente, risulta difficile da digerire. In tutti i sensi…

Il vostro… Billy

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