FILM IN SALA – BOYHOOD

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Metacritic è un sito web statunitense che si occupa di aggregare recensioni dedicate ad album musicali, film, prodotti televisivi e videogiochi.Per ogni prodotto Metacritic fornisce una valutazione in centesimi, ottenuta trasformando ogni recensione in un punteggio numerico, e calcolandone quindi la media. Sono davvero poche le pellicole che hanno 100/100 come metascore e tra queste vi sono capolavori assoluti della storia del cinema di ogni tempo come Il Padrino di Francis Ford Coppola o Il Gattopardo del nostro Luchino Visconti. A questi pochi esempi si è aggiunta l’ultima fatica di Richard Linklater (già regista di Before Sunrise, Before Sunset e Before Midnight): Boyhood.

La pellicola racconta la vita di un ragazzo, Mason (il giovanissimo Ellar Coltrane) dai 5 ai 18 anni partendo dall’infanzia difficile segnata dal divorzio dei genitori giungendo sino al trasferimento al college. E la parola “vita” non è affatto casuale, questo film racconta la vita, che nella pellicola non viene affatto romanzata, non vi sono i classici colpi di scena per catturare lo spettatore ma Linklater, con questa impresa titanica (il cast si è incontrato ogni anno, per dodici anni, per poche settimane all’anno, si tratta infatti di un progetto che risale al lontano 2002) ha voluto centrare un obiettivo non comune: emozionare senza svolte create ad arte, senza drammi particolari ma solo sbattendoci davanti agli occhi ciò che viviamo ogni giorno, la vita.

È un film per il quale non siamo preparati e per questo ne intraprendiamo la visione con le aspettative che ci accompagnano prima di ogni pellicola. Ma questa volta non è così, questo non è un film come tutti gli altri e per questo ci deluderà perché saremo sempre lì, dinnanzi allo schermo, ad aspettare qualcosa che invece non avverrà mai.

Linklater è un maestro nel giocare con lo scorrere del tempo e l’aveva già mostrato nella Before Trilogy dove il tempo della vita si interrompeva a causa dei tempi di pubblicazione tra una pellicola e l’altra (un film ogni nove anni, dal 1995 al 2013). Qui invece in poco meno di tre ore abbiamo 12 anni di vita, 12 anni reali perché gli attori invecchiano con il tempo (vediamo la trasformazione di Mason, di sua sorella Samantha e dei suoi genitori) e durante questi anni avvengono le vicende principali che segnano l’evoluzione e la crescita dei personaggi (educazione sessuale, bullismo, amore, ecc), senza mai dimenticare il rapporto con la Storia (vedi il confronto tra padre e figli riguardo alla Guerra in Iraq). Tra le prestazioni attoriali degna di nota vi è senza dubbio quella di Ethan Hawke (attore feticcio di Linklater, protagonista della BeforeTrilogy), che interpreta il padre dei ragazzi, un padre scherzoso e giocherellone ma anche in grado di dare ai figli indispensabili insegnamenti e preziosi consigli, e che presumibilmente avrà da dire la sua anche agli Oscar come migliore attore non protagonista. Non demerita nemmeno Patricia Arquette nel ruolo della madre, seppure anonima in alcuni frangenti dell’opera.

Difficile dare un vero giudizio ad una pellicola del genere, il suo successo ai prossimi Oscar non è così scontato, nonostante gli aggettivi “epic” e “legendary” riempiano la bocca di molti critici cinematografici, dato l’amaro in bocca che lascia a fine visione (giustificato da quanto detto sopra), tanto che la prima frase che ho detto (e che, ne sono sicuro, molti profani come me hanno detto) è stata : “Sì, bello ma non indimenticabile”.

Michael Cirigliano

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