SELMA-LA STRADA PER LA LIBERTA’ :MALE L’ESORDIO CINEMATOGRAFICO DI MLK

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Fresco di premio Nobel per la pace, Martin Luther King jr decide di marciare dalla cittadina Selma, Alabama, verso la capitale Montgomery assieme alla comunità nera riunita sotto i suoi ideali, al fine di convincere il titubante presidente Johnson a rivedere la legge sul diritto di voto per i neri americani spesso abusata nella maggior parte degli stati del Sud USA. Vengono fatti tre tentativi, il primo bloccato violentemente (King non era presente per motivi familiari) in diretta tv, il secondo (con un gruppo più vasto che aveva visto unirsi molti religiosi e bianchi che appoggiavano i diritti dei marcianti) interrotto dallo stesso King per paure di trappole durante il cammino, il terzo, appoggiato dalla legge, vincente.

Parla di questo fatto storico Selma – La strada per la libertà, quarto lungometraggio della regista statunitense Ava DuVernay al suo primo titolo importante, attesissimo esordio sul grande schermo di Martin Luther King jr ancora mai rappresentato da nessuna pellicola (tolte le sporadiche e inconsistenti apparizioni in altri prodotti, non ultimo The Butler). L’interessante intento, riuscito, della regista di demitizzare la figura del leader pacifista per mostrarcelo dubbioso, spaventato, demagogico, distanziato, non è purtroppo accompagnato da una sceneggiatura interessante che trattenga l’attenzione dello spettatore per 128’. Troppa poca storia per un film storico (tutt’al più la si da per scontata),la sottotrama matrimoniale non è abbastanza forte da reggere il confronto con la trama principale nonostante sia importante per mostrarci le fragilità del protagonista; inoltre alcune scene sono veramente ridicole e mal girate, su tutte la parentesi in tribunale. Monotono, scialbo, senza alcun cambio di marcia , ha come maggior difetto la troppa differenza di bravura attoriale tra David Oyelowo, che interpreta il dottor King in maniera a tratti imbarazzante per la pochezza di spessore (anche se gli assomiglia incredibilmente), e i vari Tom Wilkinson (Johnson), Tim Roth (Wallace, governatore dell’Alabama), Cuba Gooding Jr (che si vede poco ma convince più del protagonista). Oprah Winfrey, attrice ma soprattutto produttrice del film, vantò apertamente Oyelowo un anno fa al David Letterman Show, durante la presentazione di The Butler in cui interpreta il figlio maggiore del maggiordomo (quello che sta antipatico a tutti), scommettendo sul suo futuro roseo. Come Charles Foster Kane che sperperò soldi in teatri lirici per “cancellare le virgolette dei giornali che etichettavano ballerina sua moglie”anche lei è disposta a dilapidare un patrimonio intero pur di riuscire nell’impresa dichiarata. Per ora la sta perdendo miseramente. Peccato, è pieno di straordinari attori giovani e afroamericani.

Matteo Chessa

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