UN REGISTA TRE FILM: MARCO BELLOCCHIO

La sua ultima fatica, Bella Addormentata,  ha incantato la mostra del cinema di Venezia nel 2012 iscrivendo definitivamente il suo nome nella lista dei migliori registi italiani della storia. Ma Marco Bellocchio è solo un regista; ama il cinema a 360 gradi, cura il festival del cinema di Bobbio (piccolo comune del piacentino a lui caro perché location del primo lungometraggio), produce opere di giovani registi innovativi e, dal 2014, è presidente della cineteca di Bologna. Dietro la macchina da presa ha regalato opere indimenticabili e ha collaborato con colleghi come Pasolini, Godard, Lizzani (per il film a episodi Discutiamo Discutiamo) e attori quali Volonté, Mastroianni, Mezzogiorno. Queste sono le mie tre preferite

I PUGNI IN TASCA

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Esordio col botto per Bellocchio, che sforna subito un capolavoro con questo claustrofobico dramma familiare. Indimenticabile Lou Castel nella parte dell’epilettico matricida Alessandro. Bellissima la scena finale con La Traviata in sottofondo.

SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA

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Milano, anni 70. In un clima politico teso nella redazione del quotidiano di destra Il Giornale si cerca di utilizzare l’omicidio di una studentessa per incastrare un militante di sinistra. Tralasciando la veggenza della pellicola di Bellocchio (succeduto a Sergio Donati che doveva dirigere il film) che anticipa di due anni la fondazione del quotidiano di Indro Montanelli, è un saggio sull’informazione e sulla manipolazione culturale. Volonté sugli scudi.

VINCERE

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Storia vera di Ida Dasler, moglie di Mussolini e madre del primogenito Benito Albino prima riconosciuto poi dimenticato dal padre. È il più coraggioso, più anti-italiano, più storico e meno politico film di Bellocchio e vanta un duo attoriale in grande spolvero. Ottimo Filippo Timi nel doppio ruolo duce/Benito Albino ragazzo; Giovanna Mezzogiorno però è straordinaria. Almeno due le sequenze immortali: Ida che piange durante la visione de Il Monello di Chaplin e la stessa appesa alle grate del manicomio durante una nevicata.

Matteo Chessa

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