FILM E REMAKE DI UNO STESSO REGISTA

Tutti conoscono il caso di Funny Games di  Michael Haneke, prima austriaco poi americano; famoso è anche L’uomo che sapeva troppo di Hitchcock, girato prima (1934) in Inghilterra poi 22 anni dopo riproposto in versione americana con James Stewart e Doris Day. Ma non sono gli unici casi, nella storia del cinema, di remake girati dallo stesso regista. I motivi possono essere molteplici: Hitch ad esempio era molto deluso dalla versione inglese e sapeva che con forze economiche più ingenti e star al suo fianco avrebbe sfruttato al meglio la storia del suo film (che tra l’altro è uno dei migliori). Fattori economici, creativi, di cast, di possibilità tecnologiche differenti che spingono i registi a ricimentarsi con un’opera, a volte migliorandola, altre volte fotocopiandola, altre ancora facendogli perdere l’alone di magia suscitato nel primo tentativo. Gli esempi di auto- remake sono più di quel che si può pensare; il D.I ve ne propone cinque. Gli altri proponeteli voi .

I DIECI COMANDAMENTI

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La prima versione, del 1923, è muta, dura 146’ e ha una seconda parte di stampo contemporaneo che annacqua la sorprendente prima parte storica. Cecil B. DeMille imparò dai suoi errori e rifece il film a colori, con l’audio e un’ora e venti in più, eliminando completamente l’ambientazione ai giorni d’oggi. Ben presto il remake divenne più famoso dell’originale che, anzi, è sconosciuto ai più.

MATRIMONIO A QUATTRO – UN’ORA D’AMORE

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Lubitsch girò questa allegra commediola sul tradimento nel 1924 salvo poi ridirigerla, aiutato dal giovane George Cukor, come musical con un irresistibile Maurice Chevalier. La leggenda narra che Cukor abbia fatto tutto il lavoro e il buon Lubitsch abbia solo messo la firma, e che il primo non fece causa alla Paramount per farsi liberare dal contratto gratuitamente. Un’ora d’amore si trova in DVD nella preziosa collezione curata da Vieri Razzini.

STORIA DI ERBE FLUTTUANTI – ERBE FLUTTUANTI

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Curiosa la storia di questo remake del grande regista nipponico Ozu. Girò Storia di erbe fluttuanti nel 1934, convincendo critica e pubblico. Nel 1959 doveva invece dirigere un film intitolato Un povero attore, sul teatro kabuki. A causa delle condizioni atmosferiche della regione di Niigata, dove il film doveva esser ambientato, Ozu decise di riscrivere la sceneggiatura per adattarla al tempo, clonando di fatto  Storia di erbe fluttuanti  e decidendo, quindi, di farne un remake a colori.

 UNA PALLOTTOLA PER ROY- GLI AMANTI DELLA CITTA’ SEPOLTA

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Stessa storia, stessa trama, diversa ambientazione per questi due capolavori di Raoul Walsh. Il primo è a sfondo gangsteristico, il secondo è sito nel vecchio e lontano West. Entrambi i prodotti sono riuscitissimi e trattano finemente il tema del tradimento. Se proprio ci si chiede un paragone è più godibile il primo.

FRANKENWEENIE

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Remake in lungometraggio animato in Puppet Animation dell’originale cortometraggio girato in live action, entrambe le versioni sono in bianco e nero. Il film è stato rifatto dallo stesso regista seguendo le sue idee originali ed ha aspettato di avere maggiore budget per rifarlo come lo aveva pensato.

Matteo Chessa

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