DRAGON BALL SUPER E QUELL’ATTESA LUNGA 18 ANNI

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In 18 anni una persona fa in tempo a nascere e diventare maggiorenne ed è anche lo stesso arco tempo che abbiamo dovuto attendere per avere un seguito di DragonBall Z.

Il 31 gennaio 1996 infatti andò in Giappone onda l’ultima puntata della serie ispirata al famoso manga di Akira Toriyama, seguita una settimana dopo dall’inizio del non eccelso Dragon Ball GT, osteggiato dai fan della serie per vari motivi, uno su tutti la mancata ispirazione al suddetto manga. Dal lontano 1996 il prodotto di DragonBall però non ha esaurito il suo fascino e oltre alle speculazioni sul web riguardo a fantomatici seguiti (per anni si è parlato di un improbabile Dragon Ball AF) e le continue repliche su Italia 1, sono stati prodotti vari film e speciali TV originali fino agli ultimi, direttamente supervisionati da Toriyama, La Battaglia degli Dei e La Rinascita di Freezer (quest’ultimo ancora inedito in Italia).

Proprio da questi due lavori ripartirà la nuova serie, che si svilupperà su almeno 100 episodi, che potrebbero aumentare in caso di un successo di pubblico che, vista la spasmodica attesa, ci appare scontato. L’epoca degli eventi sarà quella immediatamente successiva alla sconfitta del mostro Majin Bu quindi gli eventi di Dragon Ball GT non dovrebbero essere presi in considerazione. Non corriamo perciò il pericolo di rivedere un Goku di nuovo bambino, grazie al cielo.

Cosa ci aspetterà invece sul fronte del cast? Oltre agli imprescindibili Goku, Vegeta, Gohan, Goten, Trunks e Junior, dovrebbe ritornare meritatamente a ricoprire un ruolo di primo piano Crilin, relegato a personaggio secondario durante Dragon Ball GT. Niente è stato confermato invece per quanto riguarda Yamcha (nella serie italiana Iamko), Tenshinhan (Tensing) e Jiaozi (Rif), presenze fisse tra gli amici di Goku fino alla Saga di Cell ma usciti di scena in quella di Majin Bufino ad arrivarea Dragon Ball GTdurante il quale nemmeno prendono parola.

Parlando invece dei nemici che i nostri eroi andranno ad affrontare, si è fatto il nome di Shanpa, che dalle prime immagini sembra molto simile a Bills, il villain combattuto da Goku durante La Battaglia degli Dei. E dopo lo scioccante debutto in quest’ultimo lungometraggio, vedremo anche Whis, maestro di Bills. Mentre è certo che Majin Bu in versione ciccione sarà dalla parte dei buoni, così come lo avevamo apprezzato, in compagnia di Mr. Satan (anche lui confermato), in Dragon Ball GT fino alla sua fusione con Ub.

Ricordiamo anche che l’anime sarà adattato in un manga di accompagnamento che inizierà la serializzazione ad agosto 2015.

Dopo questa breve infarinatura, ora non ci resta che prepararci per il ritorno di questa amata serie il 5 luglio 2015 sull’emittente giapponese Fuji TV mentre nulla è stato detto riguardo ad una trasmissioni sulle reti italiane. Ma, come sempre, bisogna attendere con pazienza.

Michael Cirigliano

RITRATTI DI SIGNORA NEL CINEMA: I DOPPELGANGER

Storie di doppelganger, di fantasmi che tornano, di reincarnazioni che restano, di persone che spariscono; molto spesso il cinema, soprattutto nel periodo classico, si è cimentato con questi argomenti, regalando capolavori indiscussi come il più volte acclamato dal blog Shining o l’ultima fatica di Park Chan-wook Stoker, ma anche Videodrome e Inseparabili di Cronenberg, Strade Perdute di Lynch, La doppia vita di Veronica di Kieslowski. Alcune pellicole appartenenti a questo filone sfruttano l’arte della pittura per trattare il tema, e nello specifico quadri raffiguranti belle donne, volti angelici che ricordano un amore perduto o da tempo agognato. Ecco i cinque film proposti dal Disoccupato Illustre.

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LA MIGLIORE OFFERTA

Tornatore, 2013. Virgil è un vecchio banditore d’asta che colleziona quadri di volti di donna che sostituiscano l’amore mai trovato nella sua vita sacrificata agli affari. Conosce e si innamora della agorafoba Claire. Ottimo film del regista premio Oscar (con Nuovo Cinema Paradiso), con un Geoffrey Rush in gran forma. Colpo di scena finale.

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LA DONNA DEL RITRATTO

Un Fritz Lang americano dirige questo piacevolissimo noir onirico in cui la visione del ritratto di una donna dà il via a una trama di omicidi, femme fatale e suspense. Edward G Robinson agitato e imbarazzato per tutta la pellicola, conquista lo spettatore più della poco carismatica Joan Bennett (si, quella di Suspiria), che visse poi realmente una situazione simile al film.

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REBECCA, LA PRIMA MOGLIE

Primo Hitch americano, primo Oscar per un film del grande regista inglese; a Montecarlo il miliardario Massimo de Winter conosce e si innamora di una dama di compagnia, che sposa e porta a vivere con sé. Qui dovrà affrontare il vuoto lasciato dalla sua ex moglie, Rebecca, morta in mare e amatissima da tutti, soprattutto dalla governante, la signora Danvers. Bellissimo, magnetico, mai pesante, ha il suo apice nella scena della festa in maschera, in cui la nuova moglie si veste come Rebecca.

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VERTIGINE

Otto Preminger dirige uno dei più bei noir realizzati durante il periodo classico. Il poliziotto Mark McPherson deve investigare sull’omicidio di Laura, trovata morta in casa con la faccia irriconoscibile. Durante le indagini si innamora del suo fantasma, grazie alla visione del quadro che troneggia nella sala. Colpo di scena e finale inaspettato. Ha una delle battute più fulminanti del cinema classico. Guardetelo e capirete.

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LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE

Da molti considerato il film più bello di sempre, è sicuramente uno delle massime espressioni della settima arte, con una trama troppo famosa e citata per esser raccontata nuovamente. Resta un mistero come facesse Hitchcock a tenere alto il livello di suspense anche quando mancavano 4 secondi alla fine del film. Un maestro.

Matteo Chessa

I DINOSAURI PIU’ FAMOSI DEL CINEMA

Periodo di dinosauri al cinema, e fresco della visione di Jurassic Word vi propongo una Top 5 dei dinosauri apparsi sul grande schermo. E se molte creature che citerò sono di film girati o prodotti da Spielberg, non è colpa mia ma sua 😉

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 I QUATTRO DINOSAURI A NEW YORK

Inizierei ricordando un vecchio film d’animazione.

Era il 1993 e il buon Spielberg produceva un cartone animato con protagonisti dei dinosauri, We’re Back!.

Parliamo dei 4 lucertoloni (di cui un Tirannosauro arancione!) resi intelligenti da una strana pianta aliena, il grano cerebrale, e poi catapultati nella New York degli anno ’90.

Classico l’incontro con una copia di bambini del luogo; poi c’è la divertente trovata per non farli scoprire dai genitori… li spacciano per palloni da parata per il giorno del ringraziamento.

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PIEDINO & Co.

Altra magistrale interpretazione a cartoni dei lucertoloni preistorici.

Piedino è il protagonista di Alla Ricerca della Valle Incantata, distribuito nel 1988, che è forse uno dei cartoni animati più violenti psicologicamente che abbia visto.

La storia la conoscete: Piedino, Tricky, Ducky, Spike e Pietrie rimangono isolati dal resto delle famiglie durante un terremoto spaventoso e da soli si dirigono verso la Valle Incantata, terra promessa dei dinosauri.

I pericoli che devono affrontare i cuccioli sono molti e non mancano momenti di tensione emotiva.

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LO SQUALO

Anche se non è un dinosauro come li conosciamo vorrei inserire questo colosso dei mari nella lista.

Si vocifera che il protagonista di Jaws, appartenesse a un’antica specie di animali preistorici sopravvissuti ai secoli nelle profondità del mare.

Dopo aver visto il film molta gente non vuole più fare il bagno in mare.

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GODZILLA

Forse il mostro per eccellenza e menzionato ogni qual volta si parla di qualcosa di veramente enorme.

Il blog ha già reso omaggio al Re dei Mostri, protagonista dei famosi film giapponesi Godzilla sempre in lotta contro alieni, altri mostri o anche robot giganti.

Ma non è un vero e proprio dinosauro, è stato “creato” dall’uomo…

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T-REX

Il gradino più alto del podio va al Tyrannosaurus Rex, il dinosauro più amato dai bambini e immortalato egregiamente della saga del Jurassic Park.

Per darvi le dimensioni… immaginatevi 3 centri NBA uno sopra l’altro.

Un consiglio utile: se ne vedete uno state fermi immobili.

Pietro Micheli

THE KILLING JOKE

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Nel 1988 il barbuto e mistico fumettista Alan Moore era ancora in buoni rapporti con DC Comics, si era occupato di icone come Superman nell’86 e aveva creato nuovi personaggi nelle pagine di Watchmen (1987).

La follia portata dal potere eccessivo e la paura negli uomini per gli esseri “super” sono sempre stati presenti nei racconti di Moore, basti pensare a Miracle-Kid e Doc. Manhattan, è quindi logico che l’autore britannico dovesse prima o poi fare i conti con il “pazzo” per eccellenza dei fumetti, ovvero il Joker.

Gli spunti per The Killing Joke sono svariati: la lotta tra Joker e Batman continua ininterrotta ormai da anni logorando entrambi, il passato del clown di Gotham è sempre stato misterioso e tuttora ignoto, in oltre Batman e amici, nessuno escluso, piano piano si sono accorti che non possono essere al sicuro da un individuo tanto imprevedibile.

Scopriamo che nella sua vita precedente il Nostro era un comico fallito che entra in un brutto giro per fare un po di soldi; dopo la morte di moglie e figlio e un pericoloso bagno di sostanze chimiche perde la ragione.

Questi stessi eventi sono stati immortalati nel primo storico film di Batman per illustrare le origini del Joker.

In queste pagine si cerca di dimostrare proprio il teorema della “giornata storta” o “tesi del crimine”: anche le persone comuni e senza troppi problemi, ad esempio Jim Gordon, possono avere la vita stravolta e distrutta da una giornata sfortunata.

Come accennavo Joker si scatena sul commissario Gordon e lo sottopone a torture fisiche e psicologiche, prima nel suo appartamento (dove colpisce anche Bat-Girl, figlia del poliziotto) poi in un luna park abbandonato; poco dopo lo stesso luna park sarà teatro dello scontro con il Pipistrello accorso in aiuto del amico sbirro.

Nel veloce scambio che segue la lotta, Batty prova a offrire aiuto al rivale che però rifiuta, per lui ormai è tardi per una redenzione. Dopo un momento di lucidità il personaggio torna a delirare e racconta una barzelletta che ha sorpresa fa ridere anche il Cavaliere Oscuro; i due sono ritratti come vecchia amici, in fin dei conti sono vittima degli eventi e il balletto del cattivo contro l’eroe è molto difficile da interrompere.

Insomma una lettura che il blog consiglia, non solo per l’importante tassello sulla vita di Joker ma anche per il suo valore artistico dato dagli ottimi disegni e dall’interpretazione cruda e violenta in cui troviamo Batman e i suoi comprimari.

La firma di Moore è sempre una garanzia e anche se è uno stronzo noi continueremo a parlare del suo lavoro.

Pietro Micheli

GAME OF THRONES: COSA RESTA DI UN FIORE SE STACCHI TUTTI I PETALI?

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Non parlerò delle poche cose buone che abbiamo visto quest’anno. Era palese dalla scorsa stagione che la serie di successo Game of Thrones si stesse arenando, anche se alcuni colpi di scena forti come la morte violentissima di Oberyn Martell o il patricidio di Tyrion Lannister avevano nascosto la cosa. Nella quinta stagione sequenze sbalorditive e ben costruite come la battaglia oltre la barriera e il massacro dell’arena di Meereen non bastano per salvare un prodotto che ha sempre tanto da dire e raccontare ma sembra aver dimenticato il modo di farlo. Dieci puntate scialbe, insulse e noiose che trascinano pesantemente una trama che, a poco a poco, si sta rovinando e sta perdendo d’interesse. Colpa di molti dei personaggi rimasti, poco carismatici, o degli sceneggiatori che gli costruiscono intorno situazioni noiose oltre il limite consentito, senza neanche più preoccuparsi di coprire evidentissimi buchi di trama talmente chiari da risultare, se tralasciati, ridicoli.

Un esempio su tutti: come fa Ramsey Bolton a scorticare viva la vecchia di Grand’Inverno se Sansa Stark non ha mai (MAI) detto al vile Reek chi le ha suggerito l’idea della candela?

La scelta di discostarsi, seppur di poco, dal libro non ha premiato; a vincere è la banalità, il già visto e il ridicolo: sottotrame come quella di Dorne, ribattezzata  sul web “Gianni e Pinotto nel deserto”,  non meritano di esistere se non per gettare fango su tutte le azioni svolte precedentemente dallo “Sterminatore di Re” Jamie Lannister (un imbecille senza mano che non spaventa nessuno) e, soprattutto, su Bronn, che non meritava questa sorte ingloriosa. Ridicola la battaglia nei giardini di Dorne contro le “sgualdrinelle della sabbia”, che ad ora parlano solo di sesso. E che dire dell’High Sparrow, con tutto il simbolismo e le chiavi di lettura che suggerisce, che si relega a pochi minuti a puntata per dare più spazio a Sam che magari riesce a portarsi a letto la bruta Gilly. E ora la scelta di far morire Jon Snow (che poi ho molti dubbi), l’unico rimasto assieme a Tyrion e Daenerys capace di far muovere ancora la trama e trascinar con sé domande interessanti. Vedremo che ne sarà della sesta stagione, con molti colpi di scena previsti e altri sperati. Per ora Game of Thrones ha le sembianze di un fiore a cui sono stati staccati tutti i petali: ha perso molta della sua bellezza, gli resta solo il profumo capace di attirare gli insetti; col tempo sparirà anche quello.

Matteo Chessa

ANCHE I GRANDI DEL CINEMA SBAGLIANO

Eh sì, sbagliano anche i grandi registi. Si contano sulle dita di una mano i registi che non abbiano alle spalle almeno un flop, un prodotto sotto le attese o comunque non in linea con il livello elevato del resto della loro filmografia.

Come avrete capito, noi de Il Disoccupato Illustre siamo persone perfide e così ce la spassiamo scavando nelle debolezze altrui. Perciò siamo andati a indagare nei meandri di filmografie apparentemente prive di lacune o mostruosità e abbiamo trovato clamorosi flop diretti anche da registi con nomi altisonanti.

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ASSASSINIO SULL’EIGER (CLINT EASTWOOD)

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Il regista californiano, che poi sarà capace di dirigere pezzi da novanta come Gli Spietati, Million Dollar Baby e Mystic River, al suo quarto lungometraggio dietro alla macchina da presa sfornò nel 1974 The Eiger Sanction. Stranamente ne uscì una pellicola con una storia quasi inverosimile colma di incongruenze ed assurdità, unite alla poca credibilità del protagonista Jonathan Hemlock. Un autorità della critica cinematografica italiana quale Morandini lo etichettò come uno “sgangherato thriller spionistico”, un genere che forse non rientra nelle corde del grande Clint.

Nota di demerito anche per lavori recenti come Hereafter e J. Edgar.

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GRINDHOUSE – A PROVA DI MORTE (QUENTIN TARANTINO)

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Tarantino non sbaglia mai, si diceva. Ma nel 2007 il regista di Pulp Fiction e Kill Bill diresse la prima parte della pellicola horror/splatter Grindhouse (il secondo episodio, Planet Terror, è diretto da Robert Rodriguez). Il risultato fu un flop al botteghino: a fronte di una spesa di 53 milioni di dollari, nel weekend di apertura ne guadagnò la miseria di 11,5. Questa la sentenza di Dennis Schwartz di Ozus’ World Movie Reviews: «Tanto divertente quanto fare un incidente con un’auto» e aggiunse che le due pellicole non son altro che «film fantastici da ragazzini senza una trama solida ed articolata». Eppure Tarantino disse: «I’m proud of my flop» (“sono orgoglioso del mio fallimento”). Certo, come Inzaghi è orgoglioso della stagione del Milan appena passata.

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SETTEMBRE (WOODY ALLEN)

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Una volta un saggio disse: Allen drammatico o serio è una palla assurda. L’affermazione non è condivisibile per capolavori come Interiors, Stardust Memories, Alice o lo spezzone di Melinda e Melinda, ma calza a pennello per Settembre, secondo film girato dal regista newyorkese nel 1987 (assieme a Radio Days); frettoloso, ripetitivo e anche un tantino banale, Allen si impaluda nelle sue idiosincrasie trascinando dentro l’intero cast. Si salva come sempre la fantastica Dianne Wiest, che tanto deve a Woody Allen ma che tanto gli ha dato.

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COTTON CLUB (FRANCIS FORD COPPOLA)

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Dopo la tragedia di Un sogno lungo un giorno, famoso per aver fatto fallire la sua casa cinematografica Zoetrope, il regista della trilogia de Il Padrino e Apocalypse Now ritornò ad avere confidenza con il fallimento con The Cotton Club nel 1984. Nonostante la sceneggiatura di Mario Puzo e i costumi della nostra Milena Canonero (4 premi oscar, ne aveva già vinti due ai tempi), si verificò un altro tracollo al botteghino. Costò 58 milioni di dollari, ne guadagnò in totale meno di 30. Nonostante tutto, si portò a casa due nomination agli Oscar (montaggio e scenografia).

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LA GUERRA DEI MONDI (STEVEN SPIELBERG)

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Lasciando da parte tutte le castronerie che Spielberg ha portato nelle sale nelle vesti di produttore, anche da regista è stato autore di qualche film non proprio riuscito. Al vertice di questa classifica troviamo infatti il suo War of the Worlds, che, bisogna dirlo, andò bene al botteghino (anzi fu uno dei film più visti del 2005). Ma un’interpretazione non proprio all’altezza di Tom Cruise e la sceneggiatura confusionaria di David Koepp condannano la pellicola ad essere una delle peggiori di Spielberg.

Nota di demerito anche per The Lost World: Jurassic Park e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo.

Michael Cirigliano

PILLOLE DI FUMETTI: LE NOVITA’ DEL PROSSIMO SETTEMBRE

Estate rovente e Settembre al sangue per i nerd; ecco qualche breve spunto per stuzzicarvi l’appetito!

 

THE PUNISHER VS DAREDEVIL 

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Notizia fresca, nella seconda stagione di Daredevil by NETFLIX comparirà un importante personaggio dei comics: Punitore o Punisher!

AKA Frank Castle, l’anti-eroe della Marvel si appresta a mettere il becco nella lotta tra Charlie Cox (Devil) e Vincent D’Onofrio (Fisk).

A sorpresa il ruolo è stato dato al grande John Bernthal, vi ricorderete di lui per The Walking Dead.

Aspettiamo il 2016 però.

 GUAI IN PARADISO

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 All’alba della 27a stagione di The Simpsons, la FOX annuncia che il 27 Settembre Homer e Marge divorzieranno ufficialmente!

Pare che il divorzio legale avvenga per strane ragioni di salute di Homer (non vi spoilero troppo) e subito ci sarà un coinvolgimento amoroso con un personaggio doppiato da Lena Dunham di Girls.

La produzione ha poi comunicato che mai nel episodio sarà pronunciata la parola divorzio.

Che sia il “salto dello squalo” per i gialli? Temo! Ma penso anche che dopo 27 anni un po’ di cose debbano pur cambiare… per tornare quelle di prima dopo 3 puntate.

 

ANT-MAN & THE AVENGERS

 Rilasciato pochi giorni fa un nuovo trailer del film Ant-Man della Marvel (Luglio)

https://www.youtube.com/watch?v=gIi4we5EIak

Gli studios ci ricordano che il film è ambientato nello stesso mondo di Avengers e S.H.I.E.L.D. e neppure a farlo apposta (ahahaha) settimane prima venivano pubblicate le foto che mostriamo dove ci sono quasi tutti gli attori coinvolti nel prossimo Captain America: Civil War, tra cui compare anche Paul Rudd l’inteprete di Ant-Man.

In molti chiamano già il nuovo film di Cap Avengers 2.5, visto che ci sarà tutta la nuova squadra vista alla fine di Ultron, il nostro Ant-Man e un altro insetto… l’Uomo Ragno!

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PIU’ CHE DISTINTA CONCORRENZA

 Dopo i successi della Trilogia di Batman e di Man Of Steel la WARNER si getta all’inseguimento dei Vendicatori proponendo una sua versione di Cinecomics.

L’atteso scontro tra Superman e Ben Afleck è alle porte: è del mese scorso lo spettacolare trailer che chiude con “Tell me, do u bleed…? You Will” e già l’attesa è molta.

Poi arriva in rete questa foto e WOW!

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Stiamo parlando del set per Suicide Squad, un team di super criminali DC Comics assoldato per missioni scomode, tra cui appariranno il Joker e la sua fidanzata.

Questa immagine ci rivela quindi che il guardiano di Gotham non sarà molto contento della iniziativa… non ve l’ho ancora detto? Anche i film della DC saranno tutti collegati tra loro per sfociare nella formazione della Justice League (mi aspetterei Samuel L. Jackson in costume da Superman che entra nella villa Wayne, seda Alfred e parla a Batman).

Pietro Micheli

TOP 5: I MIGLIORI PREQUEL DELLA STORIA DEL CINEMA

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Salve, quello che vedete immortalato nella foto sono io. No, non mi sono dato al parkour. Sono solo intento a imitare l’antica arte tramandata dai nostri politici: l’arte dell’arrampicarsi sugli specchi. Eh sì, perché trovare 5 prequel decenti (qui trovate l’articolo sui migliori sequel) è stata un’impresa ardua. Ci sono riuscito? Affermativo, anche se con qualche stratagemma aummaummma. Ma andiamo con ordine:

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X-MEN-L’INIZIO

C’era bisogno dell’ottimo Matthew Vaughn (Kick-Ass, Kingsman) per risollevare il franchise degli X-men. Non che ci volesse poi molto per far meglio di X-men: Conflitto finale ma l’aggiunta al cast di due fuoriclasse come Michael Fassbender e James McAvoy spalanca finalmente le porte a una nuova stagione mutante che con X-men: Giorni di un futuro passato sembra aver ritrovato la retta via.

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MONSTER UNIVERSITY

Chiariamoci: Monsters & Co. è per me, assieme a Up, il miglior film Pixar. Certo, questo prequel non è al livello del suo predecessore ma la possibilità di rivedere Sully e Mike sul grande schermo non ha prezzo. Le risate di certo non mancano.

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INDIANA JONES E IL TEMPIO MALEDETTO

Ambientato un anno prima rispetto ai Predatori, il secondo capitolo della trilogia è probabilmente il più anomalo: ambientazioni completamente differenti, niente nazisti ma soprattutto toni molto cupi. Nonostante le critiche (dovute ai rituali cruenti) e le difficoltà produttive (l’ernia di Harrison Ford), il film regge e intrattiene fino alla fine.

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FAST FIVE

Ma come? E’ un prequel? Ebbene sì! Quell’obrobrio di Tokyo Drift non vi dice niente? Se non fosse per la credibilità del blog da difendere, avrei messo Fast Five al primo posto. Perché? Per due motivi: l’incredibile miglioramento rispetto alla pellicola precedente, la coraggiosa e fruttuosa ricodifica del franchise in altri generi (in questo caso l’heist movie). Il botteghino parla da solo.

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CASINO ROYALE

Il mio film di 007 preferito. Sicuramente il migliore degli ultimi 25 anni. Il primo libro di Fleming, il primo Bond di Craig. Colpo di fulmine. La morte può attendere dimenticato (per fortuna) in un nanosecondo. Eva Green, Mads Mikkelsen, inseguimenti, torture. Se penso che poi il regista (Martin Campbell) ha girato Lanterna Verde mi cadono le braccia…

Francesco Pierucci

TOP 5- I MIGLIORI SEQUEL DELLA STORIA DEL CINEMA

In un panorama cinematografico sempre meno avvezzo all’originalità, assistiamo impotenti alla proliferazione di sequel, prequel, reboot e remake. Oggi iniziamo questo lungo viaggio con quelli che per noi sono i migliori sequel mai realizzati. E’ importante sottolineare che, nello stilare la classifica, oltre che considerare il valore intrinseco del film, abbiamo tenuto in conto soprattutto il miglioramento qualitativo che lo differenzia dalla pellicola capostipite.

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BATMAN RETURNS

Dopo l’eccellente Joker di Nicholson, Burton rilancia con il Pinguino di Danny DeVito e la Catwoman di Michelle Pfeiffer (l’unica vera Catwoman). Il sequel dimostra di essere più quadrato e probabilmente ancora più dark del primo lungometraggio. Un successo clamoroso (a esclusione del giudizio di Bob Kane).

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BEFORE MIDNIGHT

Che dire della Trilogia di Linklater? Storia semplice, dialoghi straordinari, attori incredibili. Raramente ci siamo così affezionati a dei personaggi di finzione. Before Midnight completa il meraviglioso percorso sentimentale di Jesse e Celine e lo fa nel migliore dei modi.

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IL PADRINO: PARTE II

Forse qualitativamente il miglior sequel di sempre. Nella nostra classifica è al terzo posto solo perché il primo Padrino è altrettanto meritevole. Ne avevamo già abbondantemente parlato qui.

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IL CAVALIERE OSCURO

Un altro lungometraggio su cui ci soffermiamo spesso. Sicuramente uno dei migliori di Nolan. The Dark Knight prende quello che di buono si era visto in Batman Begins (l’atmosfera dark, il conflitto interiore) e migliora tutte le lacune del primo film (un villain valido, un plot più accattivante).

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L’IMPERO COLPISCE ANCORA

Che dire? Il SEQUEL per eccellenza! Dopo il 1980, niente sarà più come prima. Più epico di Guerre Stellari, decisamente migliore de Il ritorno dello Jedi. Nell’immaginario collettivo, L’impero colpisce ancora rappresenta un punto di svolta non solo per il genere sci-fi ma per l’universo cinematografico in toto. E poi c’è la battuta più importante della storia del cinema…

ALTRI FILM MERITEVOLI: Ritorno al futuro 2, Terminator 2, Aliens, Spider-man 2

Nei prossimi giorni, proveremo qualcosa d’impossibile: stilare una Top 5 dei migliori prequel.

Francesco Pierucci

UN REGISTA TRE FILM – ROBERT ZEMECKIS

Appena scoccato il 2015, molti di noi si sono sentiti nel futuro, lì dove l’immaginazione di un grande regista contemporaneo aveva catapultato Marty McFly e Doc nella seconda parte de Ritorno al Futuro (ricordiamo che la loro macchina del tempo dovrebbe arrivare il 21 ottobre di questo anno). Ovunque si è scherzato sulle invenzioni previste in quel film e poi realmente realizzate (carburanti alternativi, le videoconferenze, ecc) e su altre non ancora giunte (scarpe che si allacciano da sole e la stessa macchina del tempo).

Quel grande regista contemporaneo è Robert Zemeckis che nel 1985 plasmò un film icona del cinema anni ’80 e della fantascienza in generale, Ritorno al futuro. Fu un successo internazionale talmente enorme che nel 2007 fu scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Ma la carriera del regista di Chicago non si fermò lì, anzi. Già nel 1988 rivoluzionò il mondo del cinema con Chi ha incastrato Roger Rabbit e negli anni ’90 girò uno dei più famosi capolavori della storia del cinema, Forrest Gump con protagonista Tom Hanks che collaborerà nuovamente con Zemeckis in Cast Away. Nonostante qualche clamoroso scivolone come La leggenda di Beowulf, bocciato quasi all’unanimità da pubblico e critica, la stella del celebre regista non si è eclissata fino all’ultima fatica Flight, che ha segnato il suo ritorno al live action dopo un assenza lunga 12 anni.

Ad ottobre è previsto il ritorno nelle sale di Zemeckis con The Walk che, con Joseph Gordon Lewitt protagonista, racconterà la storia di Philippe Petit, il funambolo francese che il 7 agosto 1974 compì la traversata delle Torri Gemelle del World Trade Center su un cavo d’acciaio senza alcuna protezione.

Ora, in questo nuovo appuntamento con la nostra vecchia rubrica “Un regista tre film”, analizzeremo tre tappe della carriera di Zemeckis, in ordine rigorosamente cronologico.

CHI HA INCASTRATO ROGER RABBIT?

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Mentre era ancora in corso la trilogia de Ritorno al Futuro, Zemeckis girò nel 1988 Chi ha incastrato Roger Rabbit. Prodotto da Steven Spielberg (che fu lo scopritore di Zemeckis), è uno dei lavori più innovativi del cinema moderno, capostipite di un vero e proprio filone di film a tecnica mista che unisce il live action all’animazione. Prima di questo film, gli esperimenti per combinare l’animazione con le riprese in live action non avevano mai convinto pienamente il pubblico, a causa dell’incapacità di amalgamare in maniera convincente i due elementi, oltre alla mancanza di reale partecipazione degli interpreti che non riuscivano a simulare l’interazione con elementi che durante le riprese non erano esistenti. Furono necessari tre anni di duro lavoro per portare a compimento questa pellicola: grazie a un lavoro di effetti speciali ottici, i disegni sono perfettamente integrati nelle scene e non sembravano solo delle figurine attaccate appositamente in una fase successiva alle riprese. La simulazione dell’interazione con gli ambienti e gli attori dà così la realistica impressione che i personaggi animati si trovino davvero lì. Decisive sono state le ottime interpretazioni del cast che vi ha partecipato (da Bob Hoskins a Christopher Lloyd) che è riuscito nell’intento di trasmettere la giusta dose di emotività e di mimica fisica. Candidato a 6 Oscar tecnici, ne vinse tre (Miglior Montaggio, Miglior montaggio sonoro, Migliori effetti speciali), oltre ad un Oscar speciale a Richard Williams per la creazione e la direzione delle animazioni.

 

FORREST GUMP

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Ci sono film che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della settima arte e altri in grado di avere un impatto notevole nella cultura popolare. A vent’anni di distanza dall’uscita del capolavoro in questione, si può dire che Forrest Gump sia riuscito a centrare entrambi questi obiettivi. Tratto all’omonimo romanzo di Winston Groom del 1986, il film narra la vita di Forrest Gump, un ragazzo americano dotato di uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma ma che fu diretto testimone (e spesse volte addirittura protagonista) di alcune tappe importanti della storia americana. Ad interpretare il protagonista fu scelto Tom Hanks, che quando iniziarono le riprese non aveva ancora vinto l’Oscar per Philadelphia ma che bissò il successo nel 1994 nei panni di Forrest, vincendo due Oscar di fila ed eguagliando il record (ancora imbattuto) di Spencer Tracy. Oltre a ciò, Hanks si portò anche a casa 8 milioni di dollari come compenso, una cifra da capogiro considerando l’epoca e il fatto che Hanks non fosse ancora una stella di primo ordine. Come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, la forza di questa pellicola sta nel riuscire a rendere un personaggio di fantasia una figura importante in eventi cardine del Dopoguerra a stelle e strisce come la Guerra del Vietnam e lo scandalo di Watergate. Questo grazie alle tecniche CGI che permisero che il personaggio di Forrest incontrasse anche personaggi defunti come il presidente Kennedy e John Lennon, e perfino che stringesse loro la mano. L’effetto finale è un coinvolgimento dello spettatore, che è naturalmente indotto a pensare che Forrest Gump sia realmente esistito. Per questo innovativo uso degli effetti visivi, il film ha vinto il Premio Oscar nella categoria. Oltre ai due Oscar citati, il film ne portò a casa altri 4 (su 13 candidature), segnando la definitiva consacrazione di Zemeckis che vinse come Miglior Regista (l’unico in carriera), soffiando l’ambita statuetta nientemeno che a Quentin Tarantino, in lizza per Pulp Fiction.

 

 CAST AWAY

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Sei anni più tardi, il sodalizio tra il regista e Tom Hanks si rinnovò con Cast Away. Ne uscì un altro ottimo film che riuscì a rendere originale un tema risalente come quello dell’uomo unico naufrago su un’isola deserta. Il personaggio in questione è Chuck Noland, dirigente operativo della FedEx, nota azienda di spedizione merci in tutto il mondo, il cui aereo diretto in Thailandia, precipita in mare. Chuck si salva approdando su un’isola deserta dove impara a sopravvivere e rimane per quattro anni. Per non impazzire, diverrà amico di un pallone che chiamerà Wilson e che sarà fonte di ispirazione in varie opere successive. Tom Hanks regge la scena praticamente da solo per un’ora, senza annoiarci ma emozionandoci e strabiliandoci con la sua “amicizia” con il pallone Wilson. Un tale sforzo artistico e di genialità non fu però apprezzato a dovere dall’Academy, che preferì premiare un’altra performance storica (ma forse di minore fattura), come quella di Russell Crowe ne Il Gladiatore. Zemeckis non ottenne premi di primo piano ma ebbe il non indifferente merito di affiancare il suo film ad un colosso come il romanzo Robinson Crusoe di Daniel Defoe nell’immaginario collettivo. Senza dimenticare che aprì la strada a un caposaldo della serialità mondiale quale Lost, la cui idea venne al numero uno della ABC Lloyd Brown guardando proprio Cast Away.

Michael Cirigliano