REVENANT: INARRITU CERCA IL SUO DIO

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Hugh Glass (Leonardo Di Caprio), trapper statunitense vedovo di moglie, indiana Pawnee uccisa dai soldati, e padre di Hawks (Forrest Goodluck ), guida i cercatori di pelle capitanati da Andrew Henry (Domhnall Gleeson) dalle montagne rocciose del Missouri verso il forte, cercando di salvarli dai continui attacchi degli Arikara, pellerossa in cerca della figlia del capo tribù. Aggredito da un’orsa che lo riduce in fin di vita, viene seppellito vivo da John Fitzgerald (Tom Hardy), che gli uccide suo figlio che si oppone. Hugh sopravvive e si incammina, nonostante le ingenti ferite, verso il forte per trovare la sua vendetta.

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LA GRANDE SCOMMESSA – ADAM MCKAY E LA CRISI FINANZIARIA DEL 2008

 

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Adam McKay dopo alterne fortune con varie commedie tra cui spiccano i due Anchorman, debutta nel cinema drammatico e lo fa senza perdere di vista la vena comedy che ha fin qui caratterizzato la sua carriera.

Il tema è quello della crisi finanziaria iniziata nel 2008 che sta diventando una sorta di Guerra del Vietnam in formato economico che gli Americani hanno cominciato a trasporre sempre più frequentemente col mezzo cinematografico.

Nel 2011 Inside Job aveva vinto l’Oscar come miglior documentario spiegando tutto ciò che era necessario sapere con un’insolita semplicità. Poi era stata la volta di Margin Call, di J.C. Chandor (con Kevin Spacey) che si concentrava su un aspetto poco conosciuto quanto ripugnante della vicenda, ovvero la truffa messa in atto dalle banche appena la bolla delle obbligazioni immobiliari era scoppiata, con i broker che avevano passato la notte a vendere titoli spazzatura prima che la notizia diventasse di dominio pubblico, truffando consapevolmente gli investitori. Continua a leggere

CAROL:  C’E’ DIFFERENZA TRA LEGGERO E VUOTO

 

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Otto anni dopo Io non sono qui, strabiliante biopic sulla vita di Bob Dylan in cui il cantautore veniva interpretato da sei attori diversi (ognuno per una sua fase artistica), Todd Haynes torna a far coppia con Cate Blanchett, la cui interpretazione di Dylan era stata applaudita dal mondo intero, in Carol, drammatica storia d’amore saffico, senza riuscire a ripetere la magia.

Anni 50, New York. Therese (Rooney Mara), commessa  temporanea in un negozio di balocchi, durante le feste natalizie serve Carol (Cate Blanchett) intenta a comprare un regalo di natale per la figlia. Tra le due è colpo di fulmine e, nonostante le difficoltà e gli ostacoli dettati dal tempo e dalla situazione familiare della seconda (ha una figlia e un marito dal quale sta divorziando per una relazione randagia con una sua amica), partono assieme e vivono la loro storia d’amore. Ma la realtà le raggiungerà… Continua a leggere

OSCAR 2016: LE NOMINATION

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Spopolano Mad Max e The Revenant, seguiti da Il Ponte delle Spie, alle Nomination 2016 per gli Oscar. C’è anche l’Italia con Ennio Morricone per The Heightful Eight di Tarantino, grande escluso sia nella categoria Miglior Regista che in quella (quasi casa sua) per la sceneggiatura originale. I film che si contenderanno le statuette più ambite del cinema sono:

Miglior film 
La grande scommessa
Il ponte delle spie
Brooklyn
Mad Max: Fury Road
Sopravvissuto – The Martian
Revenant
Room
Spotlight

Miglior regia 
Adam McKay – La grande scommessa
George Miller – Mad Max: Fury Road
Alejandro Gonzales Inarritu – Revenant
Lenny Abrahamson – Room
Tom McCarthy – Spotlight

Miglior attore protagonista 
Bryan Cranston – Trumbo
Matt Damon -The Martian
Leonardo DiCaprio – Revenant
Michael Fassbender – Steve Jobs
Eddie Redmayne – The Danish Girl 

Miglior attrice protagonista
Cate Blanchett – Carol
Brie Larson – Room
Jennifer Lawrence – Joy
Charlotte Rampling – 45 anni
Saorsie Ronan – Brooklyn

Miglior attore non protagonista 
Christian Bale – La grande scommessa
Tom Hardy – Revenant
Mark Rylance – Il ponte delle spie
Mark Ruffalo – Spotlight
Sylvester Stallone – Creed

Miglior attrice non protagonista 

Jennifer Jason Leigh – The Hateful Eight
Rooney Mara – Carol
Rachel McAdams – Spotlight
Alicia Vikander – The Danish Girl
Kate Winslet – Steve Jobs 

Miglior sceneggiatura originale
Il ponte delle spie
Ex Machina
Inside Out
Spotlight
Straight Outta Compton

Miglior sceneggiatura non originale 
La grande scommessa
Brooklyn
Carol
The Martian
Room 

Miglior film straniero
El abrazo del serpiente (Colombia)
Mustang (Francia)
Il figlio di Saul (Ungheria)
Theeh (Giordania)
A War (Danimarca) 

Miglior film d’animazione
Anomalisa
Boy and the World
Inside Out
Shaun the Sheep Movie
When Marie Was There 

Miglior montaggio
La grande scommessa
Mad Max Fury Road
Revenant
Spotlight
Star Wars: il risveglio della Forza 

Miglior scenografia

The Danish girl
The Martian
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Bridge of spies

Miglior fotografia
Carol
The Hateful Eight
Mad Max Fury Road
Revenant
Sicario 

Migliori costumi
Carol
Cinderella
The Danish Girl
Mad Max Fury Road
Revenant 

Miglior trucco e acconciature

Mad Max: Fury Road
100 Old
The Revenant

Migliori effetti speciali

Ex Machina
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Star Wars: The Force Awakens

Miglior sonoro

Star Wars: il risveglio della Forza
Mad Max: Fury Road
The Revenant
The Martian
Bridges of spies

Miglior montaggio sonoro

Star Wars: il risveglio della Forza
The Martian
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Sicario

Miglior colonna sonora originale

Star Wars: il risveglio della Forza (John Williams)
The Hateful Eight (Ennio Morricone)
Bridge of Spies (Thomas Neuman)
Sicario (Denis Villeneuve)
Carol (Carter Burwell)

Miglior canzone

Till it Happens to you (The Hunting Ground)
Simple song #3 (Youth)
Earned it (Fify Shades of Grey)
Writing on the wall (Spectre)
Manta ray (Racing Extinction)

Miglior documentario

Amy
The Look of Silence
Cartel Land
What happened, Miss Simone
Winter Fire: Ukraine’s Fight for Freedom

Miglior corto documentario

Body Team 12
Chan, beyond the Lines
Claude Lanzman: SPectres of the Shoah
A Girl in the River: The Price of Forgiveness
Last Day of Freedom

Miglior cortometraggio
Ave Maria
Day One
Everything Will Be OK
Shok
Stutterer 

Miglior cortometraggio d’animazione
Bear Story
Prologue
Sanjay’s Super Team
We Can’t Live without Cosmos
World of Tomorrow

Matteo Chessa

 

 

TOP 5: I PIU’ GRANDI DELINQUENTI DEI CARTONI ANIMATI

PREMESSA DOVEROSA: in questa classifica non vengono presi in considerazione nè personaggi che delinquono di professione (es. Lupin III, Occhi di gatto), nè personaggi che, vuoi per storia personale, vuoi per ambientazione del cartone, vanno oltre il concetto stesso di delinquenza (Uomo Tigre, Kenshiro, Vegeta, ecc).

5

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DICK DASTARDLY

Al quinto posto troviamo il Bieco Barone, protagonista indimenticabile delle Wacky Races, che comunica delinquenza già dal nome. A bordo della mitica “Numero 00”, accompagnato dal sadico cane Muttley, Dick ci ha insegnato romanticamente, ancor prima di Machiavelli, che il fine giustifica i mezzi.

4

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STREET SHARKS

Quattro adolescenti culturisti trasformati in squali che trasudano steroidi da ogni branchia. Con la scusa di sconfiggere i cattivi, distruggono l’asfalto con le pinne, taccheggiano e bullizzano i più deboli. Stesso discorso si può fare per i tamarrissimi Biker Mice da Marte.

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PHOENIX

Nonostante le premesse sconfortanti (orfano e fratello di Andromeda), Phoenix non rinuncia alla delinquenza, riuscendo a incarnare il cavaliere dello zodiaco che tutti saremmo voluti essere. Forte e bastardo fino al midollo, si trova sul gradino più basso del podio, solo perché si redime.

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PRINCE VALIANT

L’esempio “principe” dell’ “abito non fa il monaco”. Un principe delinquente? Ebbene sì! Per chi cadesse dalle nuvole, è pregato di consultare questo nostro articolo e di guardare la sigla di questo cartone. Bastardo!

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MARK LENDERS

Il perfetto prototipo della delinquenza. Sguardo truce, maniche arrotolate, lampade a go go e fisico spacca-porte: tutto questo è Mark Lenders. Chi non ricorda il Tiro della Tigre che ha mietuto più vittime della Seconda Guerra Mondiale? Essere allenato da un galeotto manesco e ubriacone lo proietta meritatamente al primo posto di quest’inutile classifica.

Francesco Pierucci

GOLDEN GLOBES 2016 –  PER IL SECONDO ANNO DI FILA E’ INARRITU IL MATTATORE DELLA SERATA  

 

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Si è svolta la notte del 10 gennaio la 73esima edizione dei Golden Globe Awards, condotti per la quarta volta da Ricky Gervais. E’ stata una notte di conferme, delusioni e riscatti. Partiamo da questi ultimi che di solito rappresentano le storie più belle da raccontare con tutto il significato nostalgico che si portano dietro. A tal proposito, due sono i protagonisti della serata. Il primo è Sylvester Stallone, premiato come miglior attore non protagonista per Creed: si tratta del primo Golden Globe per lui in carriera, arrivato a 39 anni di distanza dalla doppietta di nomination come attore e per la sceneggiatura originale per quel sorprendente Rocky, che poi avrebbe vinto addirittura l’Oscar come miglior film. In questi decenni la stella di Sly si è eclissata a più riprese portandolo a prendere parte a film di bassissimo profilo che l’hanno portato a essere candidato quasi fisso ai Razzie Awards. Nonostante ciò, la stima e l’affetto del pubblico non sono mai venuti meno come testimonia l’entusiasmo generale in seguito a questa vittoria e le probabilità che Stallone trionfi anche agli Oscar sono tutt’altro che basse.

L’altra redenzione della serata è quella di Ridley Scott, cineasta capostipite del genere fantascienza che stravolse il mondo con i rivoluzionari Blade Runner e Alien ma poi spesso sprofondato negli abissi del blockbuster. Se pensiamo al fatto che solo un anno fa usciva al cinema quell’immondo adattamento biblico chiamato Exodus: Gods and Kings, un ritorno ad alti livelli del regista de Il Gladiatore era l’ultima cosa che ci aspettavamo. Eppure, sorprendendo tutti, The Martian è stato in grado di mettere d’accordo pubblico e critica. Per Scott non è arrivato il premio come migliore regista (dovrebbe arrivargli però l’Oscar, stando alle insistenti voci), al film sono andati comunque i prestigiosi Globes per la miglior commedia (???) e come miglior attore in una commedia ovvero Matt Damon, anche lui scomparso dal cinema che conta da troppo tempo.

Passiamo ora alle conferme e in testa vediamo il bel faccione di Alejandro González Iñárritu, dopo l’ottimo Birdman che l’anno scorso gli ha portato gli Oscar come miglior film, miglior regista e migliore sceneggiatura originale e un solo Golden Globe per la sceneggiatura. Quest’anno invece sono arrivati ben tre premi per Revenant – Redivivo: miglior film drammatico, miglior regista, e miglior attore in un film drammatico per Leonardo DiCaprio che porta a casa il terzo Golden Globe della carriera dopo quelli conquistati con The Aviator e The Wolf of Wall Street. Alla voce “Oscar” fa ancora rumore il numero zero, ma mai come quest’anno Leo è il favorito per portarsi a casa la statuetta.

Tra gli altri premi, abbiamo il terzo Golden Globe nelle ultime tre candidature per la giovane e bella Jennifer Lawrence, sempre guidata da David O. Russel, questa volta in Joy che però pare non avere riscosso grandi consensi da parte della critica d’oltreoceano.

Ha avuto anche buone soddisfazioni il biopic di Danny Boyle, Steve Jobs che ha ricevuto due premi: per la migliore attrice non protagonista (Kate Winslet, è il quarto per lei) e per la migliore sceneggiatura (Aaron Sorkin, al secondo Globe dopo The Social Network nel 2011).

Tra i delusi non si può non nominare Quentin Tarantino e il suo The Eightful Eight che ha ottenuto un solo premio, quello per la miglior colonna sonora al nostro Ennio Morricone, non presente alla cerimonia. In sua vece ha ritirato il premio lo stesso Tarantino proclamando Morricone il suo compositore preferito e mettendolo sullo stesso piano di Mozart, Schubert e Beethoven.

Nessun premio, poi, per Spotlight e Carol, tra i favoriti di quest’anno: in moltissimi danno certa una lotta tra loro due per l’Oscar principale ma i Golden Globes li hanno lasciati a bocca asciutta. Staremo a vedere, ora è difficile trarre conclusioni su cosa accadrà il mese prossimo al Dolby Theatre, in una delle awards season meno chiare e prevedibili degli ultimi anni. Negli ultimi undici anni solo tre vincitori del Golden Globe come miglior film drammatico hanno ottenuto l’Oscar (12 Anni Schiavo, Argo e The Millionaire) e solo una commedia (The Artist): la partita è, come non mai, aperta.

 

Michael Cirigliano

CINEFORUM ILLUSTRE #1: LITTLE MISS SUNSHINE

 

 

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Per tutti gli amici MILANESI: noi del IL Disoccupato Illustre abbiamo pensato di organizzare un CINEFORUM di alto livello tramite la piattaforma Movieday.

Il primo appuntamento è con lo splendido LITTLE MISS SUNSHINE, uno dei film indie più belli dell’ultimo ventennio.

Come funziona? Funziona che per vedere il film si devono raggiungere 41 PERSONE entro il 3 FEBBRAIO!!

PROIEZIONE: 8 FEBBRAIO ORE 20

Plinius Multisala

COSTO 5 EURO. Qui il link per prenotare:

http://www.movieday.it/event/event_details?event_id=176

(Nella remota ipotesi che il quorum non fosse raggiunto, sareste ovviamente rimborsati).


FACCIAMOLO HAPPENARE!


Accorrete numerosi, dopo il film chiacchierate in allegria!

TOP 5 – I COMMENTI SOCIAL ALL’ULTIMO STAR WARS

Internet è già bello intasato di recensioni, commenti, fumetti/recensioni, vlog e interviste su Star Wars – Il Risveglio della Forza… pure qualche carrellata di ricordi inutili legati alla saga di personaggi famosi, venduti a qualche sito in cerca di qualcosa di originale (??) da scrivere.
Ho creduto di salvare il Disoccupato da questa sorte con un semplice commentino su Facebook, ma la superbia porta al lato oscuro e questo mi ha detto di scrivere ANCHE sulla vetrina più importante, ovvero il Blog.

Quindi ecco, cari disoccupati, una tradizionale TOP 5 dove i protagonisti siamo noi noi fan di Guerre Stellari e le boiate che ci siamo fatti scappate appena visto Il Risveglio.

5.

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Commento simpatico, denota una poca cultura cinematografica e un amore appassionato per i videogiochi.

4.

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Come si fa a obbiettare? Mettiamo sia vera tale affermazione, la pixar prese spunto per il suo robottino da una miriade di altri film e pure da reali progetti di robotica in corso, per i suoni del protagonista ancora spunti dal mondo tecnologico a non finire, compreso quello del mio Mac ma non gli faccio causa.

3.

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Da un certo punto di vista e senza virgole questo post ha pienamente ragione: Lucas ha rovinato il modo di vedere guerre stellari con i ritocchi continui ai suoi primi Star Wars, e con la trilogia prequel ha sancito la fine di buon gusto e fascino.

2.

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Non è guerre stellari perchè non è fatto da Lucas ovvio e mi ricollego al terzo commento postato, guerre stellari per molti non è il videogioco pieno di spade laser o un libro pieno di Sith (che sono indiani? Da non confondere ancora con gli indiani d’america).

1.

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Pietro Micheli

IL PONTE DELLE SPIE – SPIELBERG RACCONTA LA GUERRA FREDDA

 

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Dopo una pausa di tre anni dalla regia (lunga se si considera la risaputa prolificità del regista), Steven Spielberg torna dietro alla macchina da presa esplorando ancora una volta la memoria etica americana con risultati addirittura migliori rispetto a Lincoln, ultimo film diretto dal cineasta premio Oscar per Schindler’s List e Salvate il soldato Ryan.

Ispirato ad una storia vera, una delle tante nascoste durante gli anni della Guerra Fredda, quella dell’avvocato assicurativo di Brooklyn James Donovan (Tom Hanks) che si rese protagonista di uno scambio tra il suo assistito, la spia sovietica Rudolf Abel (il britannico Mark Rylance) e due cittadini americani, organizzato nel 1957 a Berlino Est.

La pellicola è nettamente divisa in due parti. La prima vede Donovan difendere Abel in tribunale mostrando una notevole coscienza civile e il rispetto per i valori costituzionali americani a dispetto di un sistema (personificato dal giudice competente per la causa e dalla CIA) che vorrebbe viziate le garanzie processuali che spettano all’imputato proprio perché questi è una spia di un Paese nemico. In nome della Costituzione che, come ricorda Donovan, “è ciò che ci rende americani”, sceglie di difendere il suo assistito rispettando ogni suo diritto e trascurando ogni invito in senso contrario da parte delle istituzioni americane.

La seconda parte del film è ambientata nella Berlino Est di fine anni Cinquanta che è il teatro dello scambio tra la spia e i due cittadini americani, il pilota Francis Gary Powers il cui aereo spia era stato abbattuto nei cieli dell’URSS e lo studente di economia Frederic Pryor.

Tom Hanks, alla quarta collaborazione con Spielberg (dopo Salvate il soldato Ryan, The Terminal e Prova a prendermi) è perfetto nella parte dell’avvocato di Brooklyn i cui elementi biografici ed etici sono più che idonei per farne un nuovo Schindler, una figura emblematica che dà la massima importanza all’esame umano in sé e per sé oltre ogni pregiudizio fondato su nazionalità, cultura e religione. Ed è questo l’obiettivo di Spielberg: cogliere i tratti esemplari di una storia, sì vera ma poco nota, per metterne in risalto l’attualità. Il regista non è certamente nuovo nella realizzazione di un espediente del genere: oltre ai già citati pluripremiati lavori, un altro esempio in tal senso è il meno noto (ma altrettanto meritevole) Munich.

L’altro grande interprete è il sorprendente Mark Rylance, finora universalmente apprezzato come attore teatrale (ha vinto tre Tony Award e due Laurence Olivier Award, i due maggiori premi rispettivamente nel teatro americano e britannico) e al primo vero banco di prova cinematografico. Rylance riesce ad incarnare magnificamente il carattere imperturbabile di Rudolf Abel che, immancabilmente, giustifica la sua totale mancanza di preoccupazione con una sola, puntuale, domanda: “servirebbe?”

Si rivela solida la sceneggiatura firmata dai fratelli Coen (che finora, quando avevano scritto per altri registi, non avevano brillato) e da Mark Charman, che non demeritano nel sostenere il regista nell’esaltazione dei tratti migliori di una retorica classica ormai merce sempre più rara nel panorama cinematografico attuale.

Purtroppo Il Ponte delle spie è stato incredibilmente trascurato nelle nomination ai Golden Globes con l’unica eccezione della candidatura come miglior attore non protagonista a Mark Rylance. Si spera che l’Academy sappia invece rivalutare l’opera e lanciarla verso gli Oscar che giustamente merita.

Michael Cirigliano