UN REGISTA, TRE FILM: NANNI MORETTI

Dal folgorante esordio con Io sono un autarchico all’ultimo, straziante, autobiografico Mia Madre, in cui elabora il fresco lutto familiare di una figura sempre presente (direttamente come in Aprile) o indirettamente (Palombella Rossa, Caro Diario) nella sua filmografia, Nanni Moretti, più volente che nolente, ha portato una ventata di freschezza e ribellione a un cinema italiano in netta difficoltà nel sostituire i grandi autori dell’epoca passata (che continuano comunque a sfornare film di alto livello) e trovare nuovi modi di raccontare, filmare. Tra i più grandi registi attuali, adorato da Kieslowski che lo pretese nel suo Film Rosso (parte rifiutata per un presunto tumore, vedi Caro Diario), ha realizzato film indimenticabili e imprescindibili per chi pretende di poter parlare, anche con amici al bar, di cinema. Questi sono i tre preferiti dal Disoccupato Illustre.

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LA MESSA È FINITA

Se Ecce Bombo ha confermato le sue qualità, Sogni d’oro la sua capacità di leggere i tempi e anticiparli (tv e berlusconismo), è La Messa è finita il suo primo vero capolavoro. Don Giulio torna a Roma dopo anni di parrocchia in un piccolo paese, ma trova la sua vecchia vita stravolta; la sua fede non riesce a far breccia nella anime perdute dei suoi amici e familiari, ma anzi vacilla. Delicato ma pungente, è la più profonda analisi che il cinema abbia mai fatto sul ruolo del sacerdote, molto spesso abbandonato a un gregge che ha poca voglia di avere un pastore. Orso d’argento e gran premio della giuria al festival di Berlino 1986,

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PALOMBELLA ROSSA

Il funzionario della PCI Michele Apicella (stesso nome del personaggio di Io sono un autarchico, Ecce Bombo, Sogni d’oro e Bianca), senza memoria in seguito a un incidente, cerca di far affiorare i ricordi perduti durante una decisiva sfida di pallanuoto. Surrealista ma non surreale, è il film più politico di Nanni Moretti, metafora di una crisi d’identità del PCI che non sa bene in che sinistra schierarsi. Unico film sulla pallanuoto, annovera almeno tre scene capolavoro: il dialogo con il regista cileno Raul Ruiz, la visione del finale de Il dottor Zivago al baretto e l’intero stadio che canta E ti vengo a cercare di Battiato prima del rigore decisivo. Per non dimenticare l’immenso sole rosso finale, dal chiarissimo simbolismo.

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HABEMUS PAPAM

Penultimo film, suo grande capolavoro, con buona pace di chi reputa La stanza del figlio il suo Zenit autoriale. Il cardinale Melville (Michel Piccoli) sta per essere eletto papa ma viene sopraffatto dall’ansia per tale responsabilità. Il primo incontro con uno psichiatra (Moretti) si rivela inutile; un secondo parere (la Buy) gli suggerisce di cercare nella sua infanzia i motivi di tale trauma. Tentativi vani; il papa non accetta l’incarico e lascia la chiesa allo sbando, senza una guida, come mai era successo nella sua millenaria storia. Il tutto prima del caso Ratzinger; l’avanguardista Moretti colpisce ancora. Il torneo di pallavolo tra cardinali è una trovata che, molto probabilmente, rimarrà nella storia delle arti. Già trattato dal blog QUI.

Matteo Chessa

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