DAVID DI DONATELLO 2016 – PERFETTI SCONOSCIUTI MIGLIOR FILM

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Nella notte dei prevedibili exploit di Lo Chiamavano Jeeg Robot (7 David con en plein per gli attori candidati) e Il racconto dei racconti – Tale of Tales (7 premi), il David di Donatello più ambito, quello per il miglior film, va a Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese.

Dopo diversi anni di soporifero trattamento del premio da parte della Rai che aveva relegato l’evento in seconda serata o in reti non esattamente di primo ordine (vedi Rai5), Sky è riuscita a confezionare uno show convincente, a tratti divertente, soprattutto grazie all’abile conduzione di Alessandro Cattelan che nonostante qualche gaffes (ha scambiato una musica di Micalizzi per Lo chiamavano Trinità con un brano di Morricone) è indubbiamente il conduttore del momento. Da non sottovalutare il contributo dei Jackal che con i loro video (spassosissimo il contributo iniziale con Paolo Sorrentino) sono riusciti ad alleggerire l’inevitabile e naturale monotonia che alla lunga può contraddistinguere una cerimonia di premiazione. Una delle note dolenti è stata il discorso-siparietto di Michele Placido che ha premiato come miglior regista esordiente Gabriele Mainetti e ha colto l’occasione per lamentarsi velatamente dei mancati David per la regia e per le sue interpretazioni passate con tanto di sviolinata finale rivolta a Sky.

Tornando alla categoria principale, l’unico vero rivale per Genovese non poteva che essere Non essere cattivo del compianto e mai abbastanza apprezzato Claudio Caligari (che ha portato a casa solo il David per il miglior sonoro su 16 candidature), già proposto dall’Italia per l’Oscar per il miglior film straniero ma non entrato nella cinquina finale.

Gli altri tre candidati hanno rappresentato delle scelte di comodo e di opportunità da parte dell’Accademia del Cinema Italiano. Youth – La Giovinezza e Il racconto dei racconti sono tutto tranne che film italiani: sono stati girati in lingua inglese, con cast e staff tecnico in gran parte stranieri, di italiano avevano sostanzialmente solo i due registi. Però, per non sminuire il fascino dell’evento, non si potevano lasciare fuori dalla partita registi del calibro di Sorrentino e Garrone (a quest’ultimo è andato il premio per la miglior regia). Fuocoammare è un documentario (già per il genere la candidatura risulta quantomeno insolita ma certamente non immeritata) che finora ha trovato malauguratamente poco spazio nelle sale italiane ma non si poteva rimanere insensibili di fronte alla eco mediatica derivante dal suo sacrosanto trionfo al Festival del cinema di Berlino.

Perfetti Sconosciuti è una commedia corale come non se ne vedevano in Italia da anni, apprezzata finora anche all’estero tant’è che sono arrivate già alcune richieste di remake da parte di produttori stranieri.

E’ il decimo lungometraggio di Paolo Genovese, ma soprattutto il suo lavoro migliore. Sceneggiato a 10 mani, con Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello al fianco del regista di Immaturi (a cui è andato l’altro David per il film con Genovese che ha invocato la verità per Giulio Regeni), il film ha preso forma partendo dalla nota frase di Gabriel Garcia Marquez: “Ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta”. E tale esistenza segreta secondo Genovese è racchiusa nella “scatola nera” della nostra vita ovvero lo smartphone, oggetto a cui nessuno può più rinunciare e che tutti teniamo lontano da occhi indiscreti. Il film nasce e si sviluppa attorno ad una tavola confermando il buon momento di queste commedie “casalinghe”, tendenza inaugurata da Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte con Cena tra amici quattro anni fa.

La padrona di casa Eva (Kasia Smutniak) partorisce una pericolosa idea per un gioco: rendere pubbliche telefonate e sms di tutti i convitati per l’intera durata della serata. Quello che inizialmente può sembrare un normale diversivo si tramuterà in una vera e propria ecatombe in cui nulla è come sembra e in cui tutti saranno costretti a mostrare i propri scheletri nell’armadio, segreti che sgretoleranno quelle sicurezze che tutti ritenevano incrollabili. Giocando con il tutt’altro che sottinteso parallelo con l’eclissi lunare (c’è addirittura una scena in cui i protagonisti osservano dal balcone l’eclissi), Genovese ha messo in luce quel lato oscuro che ognuno di noi, nel suo privato, protegge con attenzione. Cinico e malinconico al punto giusto, ma anche incredibilmente divertente, Perfetti Sconosciuti è un film concentrato principalmente sui dialoghi, sui rapporti tra i suoi protagonisti e sugli svariati e riusciti colpi di scena. Genovese ha avuto il merito di aver creato una profonda chimica tra i suoi attori, tra i quali emergono Marco Giallini e Valerio Mastandrea (candidati entrambi per il David come migliore attore protagonista), autori di un’interpretazione imponente.

Ha vinto così il film con l’idea più forte, originale e moderna con buona pace per Claudio Caligari, che nemmeno in quest’ultima occasione ha avuto quei riconoscimenti che già da vivo avrebbe meritato.

Michael Cirigliano

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