VELOCE COME IL VENTO – LA FORZA DELLA DISPERAZIONE

Risultati immagini per veloce come il vento

Allo sport piacciono i vincenti. Di vite di campioni è piena la storia, compresa quella del cinema. Ma a volte ci sono eccezioni. “Veloce come il vento” è un’eccezione.

Matteo Rovere si ispira alla vita del rallista Carlo Capone per raccontarci la storia di Loris De Martino, pilota di Gran Turismo soprannominato “Ballerino” per la sua condotta poco ortodossa in pista e fuori. Loris ha il volto di Stefano Accorsi, qui non più ragazzo dalla bellezza rassicurante ma incredibilmente trasformato nell’ombra di un uomo stravolto e invecchiato, con lo sguardo vitreo e la camminata incerta, perennemente in ciabatte e con una lattina di birra in mano. Una prova talmente aderente da far annichilire chiunque abbia interpretato un tossico – e non solo in pellicole italiane – negli ultimi decenni.

“Se hai tutto sotto controllo, significa che non stai andando abbastanza veloce”: Loris sposa in pieno questa filosofia. Bisogna saltare sui cordoli, chiudere gli avversari, tagliare le curve, guardare in faccia la paura e riderle sotto il naso, per diventare un pilota vero.

A fargli da contraltare quella che può sembrare la protagonista della storia: Matilde De Angelis (cantante bolognese qui alla sua prima prova di attrice) che interpreta Giulia, sua sorella, circondata da una sorta di Armata Brancaleone in salsa motoristica: un fratellino da crescere, un fratello maggiore tossico, la compagna di lui drogata ed eternamente persa nel suo mondo, infine Tonino, vecchio amico del padre e sorta di nonno putativo per i De Martino.

Il regista rende Giulia – ipoteticamente figura più fragile nel pieno dell’adolescenza, orfana e con troppi problemi – l’ancora di salvezza di ognuno degli sgangherati personaggi della storia. A lei ci si aggrappa (Nico, che la vede come una mamma, e Loris, quando è nei guai), a lei si guarda aspettando forse un miracolo (Tonino), da lei ci si aspettano risultati e denaro (chi ha prestato i soldi al padre defunto per gareggiare) e lei si carica tutto sulle spalle e affronta la vita a testa alta.

Il riscatto per qualcuno che sbaglia c’è anche e soprattutto in un mondo infame come questo. Quando Loris si propone all’organizzatore della terribile – se non mortale – Italian Race come partecipante, in cambio dell’annullamento di tutti i debiti dei fratelli e la possibilità per loro di tenere la casa, entriamo nella scena che simboleggia il “cuore” del film. Nella maniera così autentica e senza alternative con cui il protagonista dichiara la sua appartenenza ad una specifica classe sociale: la carne da macello. “Disperati veri siam rimasti in pochi”. Denunciando una consapevolezza troppo spesso assente in tante dinamiche piccolo borghesi (e relative macchiette da grande schermo).

Questo è anche un film d’azione. Le sequenze delle gare, soprattutto quella finale: otto minuti di montaggio alternato serrato tra le auto, Loris, gli altri piloti (comparse senza volto né voce) e la strada che taglia il fiato allo spettatore. Sullo sfondo Matera, accogliente e silenziosa ospite di questa gara con pochi superstiti previsti, in totale contrapposizione con i circuiti moderni e attrezzati di Monza, Imola, Vallelunga; templi della velocità in cui tutto è regolato sostituiti da una cornice storica, immutabile e lenta, per una corsa senza regole o limiti. Forse ci torna alla mente Ben Hur e la sua corsa con le bighe, forse Duel, forse nulla, mentre i minuti passano e vorresti essere già alla fine, magari con Loris che mostra quel sorriso sghembo che hai visto spuntare sornione per tutto il resto del film. Ma questa scena non si vede e Rovere ci lascia un attimo in sospeso prima di un finale probabilmente un po’ scontato, ma condito – in questo sì, per fortuna – dalla sfrontatezza di chi, come Loris, non ha paura di nulla perché forse ha già visto tutto quello di cui si può aver paura. In fondo è l’ultimo del mondo, ma questo mondo non lo avrà.

 

L’amichetta de Zulu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...