SAN JUNIPERO: UN’ANALISI AL CONTRARIO

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Ieri ho visto San Junipero la quarta puntata della terza stagione di Black Mirror e non mi è piaciuta affatto.

E’ da ieri però che ho un impulso irrefrenabile di scrivere un articolo per analizzare l’episodio a fondo. Un impulso che per la cronaca non ho avuto per le altre puntate della stagione che ho apprezzato maggiormente come Nosedrive (una metafora sociale dalle tinte andersoniane) e Playtest (un ansiogeno omaggio al corvo di Poe e a Danza Macabra di Margheriti).

Perchè?

Provo a ragionarci mentre scrivo.

Credo che in generale, oltre all’abilità nel creare universi distopici prossimi alla realtà, la caratteristica principale di tutte le puntate di Black Mirror sia il plot twist che ribalta totalmente la visione dello spettatore.

Ecco: non mi è mai capitato se non con San Junipero di capire immediatamente dopo pochi minuti la struttura della storia. E’ molto semplice in realtà. Un episodio di Black Mirror (serie che si basa su tecnologie futuristiche) ambientato negli anni ’80 mi fa pensare già dal primo frame che, nonostante i cabinati, i colori fluo e le pettinature, quelli che stiamo vedendo non sono i veri anni ’80. Aggiungici l’incidente videoludico dell’automobile e la battuta del ragazzo di Kelly “Qui sono tutti morti” e il gioco è fatto.

Poi, non essendo convinto dalla mia interpretazione, ho pensato e ripensato. Ma era veramente questa l’intenzione di Charlie Brooker? E se l’obiettivo principale della puntata non fosse il solito plot twist?

E’ molto semplice in realtà. Questo è il punto. E’ tutto troppo semplice in realtà.

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Troppi indizi, troppo palesi. L’ambientazione, le battute, persino la musica (Without leaving your easy chair; Heaven is a place on Earth) saltano subito all’occhio anche dello spettatore meno esperto. E allora ho capito che Brooker ha stravolto le carte: ha scelto di rivelare senza troppi patemi l’universo distopico per permettere a chi guarda di focalizzarsi quasi esclusivamente sul rapporto tra Yorkie e Kelly.

Parliamo dunque di questo rapporto tra le due protagoniste. E’ riuscito? Sì e no. Adesso mi spiego meglio. Dal punto di vista meramente narrativo la costruzione dei personaggi non mi è parsa impeccabile. Lo sviluppo stereotipato della storia d’amore, alcuni dialoghi claudicanti e determinate azioni delle protagoniste (ad esempio quando Yorkie cerca Kelly nel locale della “perdizione sadomaso”) mi sono sembrati eccessivamente fittizi proprio come l’universo in cui vivono.

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Ma allora cos’è che mi spinge a pensare continuamente a questa puntata?

La SCELTA. O meglio cosa c’è dietro questa scelta.

E sì, perché il nocciolo di tutta la questione è proprio questo.

Se foste nella stessa situazione di Kelly cosa scegliereste?

Il ricordo dei propri cari o un amore appena sbocciato? 

L’amarezza del passato o la morbidezza del futuro?

Il Nulla o un’illusione perpetua?

E forse è proprio questa sorta di metafora tra due visioni contrastanti (credenti e atei) che mi affascina sin da bambino.

Non so cosa avrei scelto al posto di Kelly.

So solo che chi pensa al finale di San Junipero come un dolce happy ending forse non ha riflettuto abbastanza…

 

Francesco Pierucci

 

4 pensieri su “SAN JUNIPERO: UN’ANALISI AL CONTRARIO

  1. Il finale di San Junipero non è un dolce Happy Ending, dal momento che lascia un immenso spazio di pensiero all’osservatore. Nonostante ciò, è il primo episodio che permette di pensare alla tecnologia in termini non esclusivamente negativi (vedi: la possibilità di vivere nonostante la costrizione a letto e l’incapacità comunicativa). Ad ogni modo la grande “eredità” che San Junipero ha lasciato è proprio la quantità infinita di perplessità,interpretazioni, domande che tutti hanno iniziato a porsi a puntata finita

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  2. L’episodio descrive una possibile interpretazione del punto di singolarità. La tecnologia arriva ad un livello tale da creare l’immortalità ed il paradiso. In un racconto di Asimov l’umanità avanzava ad un livello tecnologico tale da creare addirittura Dio.

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