FILM IN SALA – ANIMALI NOTTURNI

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Tom Ford, stilista e imprenditore in grado di rilanciare il marchio Gucci negli anni Novanta e poi di riscuotere grandissimo successo con il brand che porta il suo nome, torna al cinema sette anni dopo la sua brillante opera prima da regista, A Single Man, che si guadagnò anche una nomination agli Oscar del 2010 (Colin Firth come migliore attore protagonista).

Il secondo lavoro, Animali Notturni, è uscito il 17 novembre nelle sale italiane, dopo essere stato presentato all’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia in anteprima il 2 settembre dove si è aggiudicato il prestigioso Leone d’argento – Gran premio della giuria.

Animali Notturni è tratto dal romanzo di Austin Wright Tony e Susan e può contare su un cast d’alto livello, composto dai due protagonisti Amy Adams (Susan) e Jake Gyllenhaal (Edward), coadiuvati nei ruoli secondari dagli ottimi Michael Shannon e Aaron Taylor-Johnson.

Partendo dalla trama, non si può non sottolinearne la complessità: si intrecciano infatti tre linee temporali, di cui una non reale. Susan è una gallerista d’arte di grande successo che un giorno riceve dal suo ex marito, Edward, il manoscritto del suo primo romanzo, prossimo alla pubblicazione, a lei dedicato. Edward e Susan si erano lasciati diciannove anni prima, perché lei lo considerava debole e soprattutto non credeva nel suo talento. Susan inizia la lettura, che racconta la storia di una famiglia che viene aggredita in autostrada nel cuore della notte da una banda di balordi.

Il primo piano temporale riguarda il presente in cui Susan ha ormai divorziato da Edward ed è sposata con Walker, un uomo d’affari che la trascura a causa degli impegni lavorativi e probabili relazioni extraconiugali, che vengono giustamente tralasciate da Ford perché non si tratta di punti centrali nel film e perché il personaggio del marito è irrilevante rispetto all’ingombrante e onnipresente ruolo di Edward.

La lettura del romanzo, dal titolo Animali Notturni, è l’espediente narrativo che permette innanzitutto una connessione tra le tre linee temporali: il romanzo diventa ben più di una semplice lettura, ma un’analisi della vita di Susan, delle sue decisioni passate e di ciò che si è lasciata alle spalle, forse sbagliando. Molte delle caratteristiche della coppia del romanzo sono chiaramente ispirate a lei ed Edward, come dimostrano i flashback sul loro incontro in gioventù e sulle loro incompatibilità che hanno segnato prima, e stroncato poi, la loro relazione (che costituiscono il secondo piano temporale). Edward e Susan sono entrambi vittime del proprio status: il primo scrittore maledetto a ogni costo, la seconda radical chic che vorrebbe affrancarsi da ciò che è stata sua madre che finisce per esserne la copia finendo per umiliare Edward e a non considerarlo degno del suo amore.

Ford riesce a spiegare tutto questo attraverso l’unico modo possibile: la storia raccontata nel romanzo (la terza linea temporale, non reale come anticipavamo all’inizio), una storia di vendetta ed espiazione allo stesso tempo, perché in fin dei conti in questo consiste vivere una vera storia d’amore: sapere di essere proiettati verso un dolore insopportabile, di cui non si può però fare a meno. Il plot del romanzo conferisce altresì al film una nota di suspense che permette allo spettatore di rimanere incollato alla sedia nella speranza che la moglie e la figlia di Tony (interpretato dallo stesso Jake Gyllenhaal) non vadano incontro al più nefasto destino, e che Tony, successivamente, raggiunga il proprio proposito di vendetta grazie al determinante aiuto del Detective Bobby Andes (Michael Shannon).

Ecco, la vendetta è il filo conduttore di tutto il film, che permette anche di comprendere a pieno un finale a prima vista deludente ma coerente se analizzato a mente fredda.

L’innato gusto estetico di Ford lo si respira ovunque: dalla fotografia (alcune inquadrature paiono veri e propri dipinti) ai raccordi di movimento tra una scena e l’altra (che ricordano vagamente quel grande capolavoro registico che fu Traffic di Steven Soderbergh).

Sebbene meno riuscito di A Single Man, Animali notturni è comunque un passo avanti nell’iter cinematografico di Tom Ford, che ha ancora ampi spazi di miglioramento sia tecnico che narrativo, viste certe avventatezze presenti nel film e che la giovane età cinematografica di Ford ancora non riesce a nascondere, come alcuni tagli di montaggio poco riusciti.

Per il resto, il film merita una visione (sebbene molto attenta) visto anche il lungo intervallo tra la prima e la seconda opera che contribuisce a farne di per sé un evento raro ed eccezionale.

Michael Cirigliano

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